Editoriale

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L'editoriale della settimana

Non mi nascondo quanto sia complesso il fenomeno migratorio: risposte prefabbricate e soluzioni semplicistiche hanno l’effetto di renderlo, inutilmente, ancora più incandescente. Crediamo nel diritto di ogni persona a non dover essere costretta ad abbandonare la propria terra e in tale prospettiva come Chiesa lavoriamo in spirito di giustizia, solidarietà e condivisione.

Il capo del Viminale ha detto un secco no all’accoglienza e poi ha aggiunto che “garbatamente, la linea dura con l’Europa paga”. Ma paga sulla pelle di chi? E a costo di che cosa? Di chi stiamo parlando? Delle Ong che sarebbero scambiate per organizzazioni capaci solo di speculare sulla vita dei disperati? Oppure si sta ragionando di persone in carne e ossa, donne incinte, bambini, uomini e ragazzi scappati da chissà cosa e in cerca di un orizzonte di speranza aggrappato a un viaggio dai contorni sempre più drammatici.

Il vertice G7 di questi giorni in Canada non è che il primo degli appuntamenti internazionali che da qui in avanti vedranno impegnato il nuovo governo e in particolare il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Dopo l’ennesimo braccio di ferro, quando tutto crolla, si grida allo scandalo e al tradimento del voto emerso dalle urne del 4 marzo scorso. È l’ennesima mistificazione della realtà. Ma di quale maggioranza stiamo parlando?

Perché un uomo all’apparenza del tutto normale e sano di mente in pochi attimi riesce a travolgere se stesso e quelli che ha vicino in un delirio di onnipotenza (Sono io il padrone della mia vita è il pensiero inconfessato) più forte del desiderio struggente di rimanere attaccato a questo mondo?

La fase politica che sta attraversando il Paese, in cui attese, speranze e preoccupazioni si intrecciano senza che sia possibile districarle, ha messo in luce in modo chiaro come non mai il ruolo fondamentale svolto dal Presidente della Repubblica.

Perché eleggere dei rappresentanti se poi non si mettono di buona lena per smussare angoli, trovare strade, provare soluzioni, smettere di litigare come se si fosse sempre in campagna elettorale?

Un fatto sono i proclami della campagna elettorale, un altro le fatiche quotidiane nel cercare di fare convergere posizioni all’apparenza molto distanti tra loro. Il presidente Mattarella ha un compito improbo. Deve sondare un campo minato, composto anche di personalismi che non si sono per nulla attenuati dopo le elezioni politiche di due mesi fa.

Il clima generale non è di certo dei migliori. I vari schieramenti prendono tempo e cercano di smussare gli spigoli di una campagna elettorale fin troppo dura nei toni, nelle parole, nei modi.

La storia la conosciamo. Racconta di un uomo che, scendendo da Gerusalemme a Gerico, incappa nei briganti che gli portano via tutto, lo percuotono a sangue e lo lasciano mezzo morto sul ciglio della strada. Oggi quell’uomo ha anche un volto: è quello – e sono milioni – dei siriani sfollati nei Paesi confinanti o costretti a farsi profughi interni; di quanti sono privi dell’acqua, del cibo e dell’accesso alle cure sanitarie essenziali; dei 27mila bambini uccisi senza un perché e di tutti gli altri privati degli affetti di una famiglia, del calore di un’aula scolastica, della stessa possibilità di avere un’infanzia.