Colazione tra le righe

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Le nostre inviate tra i fornelli, con le proposte di Marika Lombardi, scaturite da un misto tra memoria e innovazione.

Le proposte sono accompagnate dal racconto di Serena Menghi e dallo scatto di Denise Biondi.

Sotto il sole di luglio
di sale le ciglia
la battaglia comincia,
non la perderò.

La schiena bruciata
il caldo bisbiglia la
vinco la biglia,
tu no.

Scegliere un mattino limpido e uscire di casa, anticipando il sole. Mescolare l’estate alla notte: la strada odora di tempesta appena andata e di pane già sfornato. I girasoli dormono ancora. I grilli devono invece acchiappare il sonno.

Con la felpa addosso e le gambe piacevolmente infreddolite, avviarsi verso il campo di grano più vicino; fare piano! O il giorno si sveglierà prima del tempo.

Stendere una coperta a quadri e disporsi a 180°, coprendo i piedi con l’ultimo angolo rimasto. Godersi il presente, aspettando che il cielo prenda, un poco alla volta, il color delle pesche.

Per prima cosa, preparare la crema e stenderla sul letto: frullare voglia di evadere, gioia, calzetti e un libro da leggere. Aggiungere poi la serenità e un biglietto di sola andata: a questo punto cuocersi in un bagno di felicità, aspettando che il giorno fatidico arrivi.

Infilare il tutto in valigia e, dopo qualche tentativo invano, finalmente chiuderla e distendersi a braccia aperte, immaginando già di rotolare tra la sabbia di luglio, con il profumo di ferie sulla pelle.

“Indovina, indovinello…”, disse il Nonno, di ritorno dal mercato.

“La sua corazza è forte e rugosa, un po’ bruttina oserei dire, eppure all’interno nasconde un cuore d’oro”.

“È molto dolce?”, gli domandai.

“Moltissimo”, fece lui.

Mi trovai molto indecisa sulla risposta: “Forse è un melone? O forse sei tu”.

(parte 2ª) “L’hai visto anche tu? Mi ha fatto la lingua”.

“Un gatto che mi fa la lingua tra le nuvole! Mi prenderebbero per pazzo se lo raccontassi a qualcuno”. “Sarà un segreto, promesso”.

“Tuo e mio soltanto?”. “Nostro e di chi ha ancora negli occhi la voglia di visitare il lato bello del mondo”.

“Fantasia…”. “Sì?”.

“Non te ne andare mai”.

“L’hai visto anche tu? Mi ha fatto la lingua”.

Durante la pausa caffè, in ufficio, appiccicare il naso alla finestra vicino alla scrivania. Montare a neve le nuvole e poi stendere il composto su cielo azzurro, con l’aiuto prezioso del vento. Bianco su bianco, tra l’erba alta e incolta, giocano gioiose due orecchie. Un balzo, un salto, ma che fa?

“L’ho visto - dice lei, la fantasia - l’ho visto! Quel gatto ti ha fatto la lingua!”.

Quando l’estate è alta in cielo, solo la fame può interrompere i giochi in cortile. Con la palla sottobraccio e un girasole in mano, entrare in casa per rinfrescarsi un po’.

In cucina, l’acqua bolle in pentola e alla tv una voce di donna aggiunge due gradi alla temperatura prevista per domani. Aggiungere alla scena anche una nuvola di farina che la nonna sparpaglia sul tagliere adorno, mentre il ventilatore mescola continuamente gli odori.

Limone, pinoli, “c’è qualcosa in forno?”. Regalare il fiore alla nonna e guadagnarsi una carezza allo zucchero; intanto il forno suona un inno di gioia.

A questo punto, scaldare il pancino a 180° e poi stendere la tovaglia sul tavolo. Dopo aver sistemato bene piatto e posate, aggiungere la torta, un bicchiere di succo e fare merenda.

Montare bene i freni sulle biciclette e raggiungere un campo di maggio. Volare in sella tra i ciliegi, con il sole negli occhi e qualche caduta da ridere, e poi fermarsi a raccogliere le ciliegie.

Mescolarne il sapore alle corse, agli abbracci e alla terra dentro le scarpe.  Se la mente risulta ancora troppo pesante, aggiungere solletico a volontà. Stendersi a riposare su una coperta a fiori e lasciarsi dorare dal sole, fin quando il rosso del cielo farà a gara con i ciliegi.

Con un velo di tristezza, girare le biciclette e tornare a casa, pronti per gustare il sapore che una giornata così lascia sulla pelle.

In una giornata che proprio non va, cercare in dispensa un sorriso e cuocerlo al punto giusto. Frullarlo con un cucchiaio di dolcezza e aggiungere ottimismo, senza preoccuparsi di abbondare.

Aprendo la credenza, e anche il cuore, prendere un bicchiere trasparente e disporvi a strati il composto: sotto il sorriso e sopra il rossetto; poi servire agli amici.

Distesi sul prato, in vesti di spettatori senza biglietto, mescolare l’entusiasmo all’attesa. Lo spettacolo sta per cominciare, fare silenzio.

Il sipario bianco si divide in due parti e sul palco un uomo e una donna ballano un valzer. Lento. Lei, imbevuta di eleganza, volteggia del suo abito nero mentre lui, in uno smoking di latte, la accompagna per la pista. L’orchestra intona i loro passi così come l’uomo adatta le sue note alla vita.

Ed è giorno ed è notte, una piroetta e stop. Si fermano una di fronte all’altro facendo l’inchino. Le luci di scena si abbassano; c’è silenzio ed ecco, sul palco, l’eclisse.