Colazione tra le righe

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Le nostre inviate tra i fornelli, con le proposte di Marika Lombardi, scaturite da un misto tra memoria e innovazione.

Le proposte sono accompagnate dal racconto di Serena Menghi e dallo scatto di Denise Biondi.

Sbucciare tre mandarini e unire l’asso vincente alla partita. Aggiungere vino e risate q.b., poi mettere l’impasto ottenuto attorno al tavolo di un pomeriggio piovoso.

Le carte sparpagliate sulla tovaglia, l’ultimo mandarino rimasto. L’odore di sigaretta spenta sulla buccia color arancio. E tu che sorseggi l’autunno.

Sciogliere in un pentolino un sogno, insieme a forza e costanza. A parte, sbriciolare le convinzioni che remano contro e mescolarle alla consapevolezza.

A questo punto è possibile unire il tutto, senza paura. Mettere l’impasto a nudo, dando forma all’obiettivo.

Ricoprire di quotidianità e riporlo in freezer, potrebbero volerci molti giorni. Ricordarsi di toglierlo per indossarlo, prima di uscire.

Preparare la tovaglia giusta e la colazione, poi unire tre sorrisi al composto. Scegliere tra i sorrisi più dolci e sinceri: non servirà aggiungere lo zucchero sulla tovaglia. Invitarli e accendere il fuoco sotto la moka.

A parte, montare risate e racconti da unire un poco alla volta all’impasto. Mettere il tutto di fronte a un camino acceso, la domenica mattina. Poi servire il caffè, con una spolverata di musica.

Alzarsi di buon’ora, lasciando a letto quello che eri. Pulire bene la zucca e far bollire i pensieri, fin quando la mente non sarà abbastanza morbida. A questo punto, montare insieme le idee, aggiungendo passioni e talenti nascosti.

Mescolare delicatamente la domanda da porsi, con qualche goccia di quotidiana inquietudine, per agevolare il cambiamento. Disporre il tutto sulla teglia del presente e infornare per 15-20 minuti a 180°, cuore già caldo.

Sedersi ad ascoltare che cosa succede. Quello che vorresti diventare, inizia a prendere forma. Servire con coraggio.

“Tutti pronti”, disse il capitano, “la missione sta per iniziare”.
Il Sole era già alto, in via dei Melograni, e la banda si riunì al completo.

Uovo, Zucchero, Olio, Lievito e Farina al rapporto.
Appoggiate le biciclette al muricciolo all’angolo con Via dei Pini, aspettarono che il marciapiede fosse sgombro per procedere.

“Facciamo piazza pulita”, disse Lievito “hai preparato il sacco per il bottino, Farina?”.
Farina annuì, mostrandoglielo, badando di non essere vista dal proprietario della libreria.

Reggendo in mano un sasso ciascuno, bramarono il via del capitano.
“Via”, urlò a gran voce.

La Grande Raccolta dei Pinoli ebbe inizio.

Prendere un mattino di pieno ottobre e gli alunni avvolti in cappotti e sciarpe.

Aggiungere gli scarponcini tutti sporchi di fango, una mano nella tasca del compagno e l’altra che stringe un pezzetto di cioccolato al latte.

Riempire la giornata del ticchettio di piedini felici che scuotono l’arida terra d’autunno. Così fanno i bambini, con la terra e con i cuori.

E arrivati in cima al monte, svuotare gli zainetti: più sorrisi, che castagne, da cuocere sul fuoco.

Mescolare tra loro le foto più belle del passato, fino a ottenere uno scatolone pieno di ricordi. Stenderle sul tappeto del soggiorno, durante una mattina di pioggia autunnale.

Tagliare e incollare, incollare e rivivere: a pancia in su, ridere delle più buffe novelle. “Ma quali novelle” dice una voce “sull’album c’è scritto: Storie di noi”.

È atroce, feroce, il tempo che passa; c’è una pagina bianca “La riempiamo, lo vuoi?”.

Al loro modo di guardare il mondo, che scorge l’arcobaleno anche di notte.

Al sorriso dei bambini, dopo colazione, con i baffi al cioccolato e il cuore zuppo di meraviglia.

“E cosa abbiamo in comune tu e io?” chiese la Pera al Cioccolato. “Niente, non vedi?”.

Il Cioccolato non rispose. Nessuna parola pareva all’altezza di quel che il suo cuore aveva visto.

Lo stonato mescolarsi di gusti così diversi che da vita a un piatto dal sapore unico nel suo genere.

Sì, il dolce e l’amaro in uno stesso recipiente, con quella mezza bustina di paura che lievita tra le note del non detto.

Così erano il Cioccolato e la sua Pera, in piedi e immobili sul bordo del recipiente. Poi qualcuno aggiunse alla ricetta 100 gr di coraggio.

“Ti va di ballare?”.

Acchiappare un momento. Il momento. Uno di quei momenti in cui l’uomo dimentica tutto il resto.

Non c’è un prima, non c’è un dopo, c’è solo quel momento. “Perbacco, fermate il tempo!”. Acchiapparlo, allora, e tritarlo fino all’ultimo minuto.

Unire ciò che accade fuori a quel che accade dentro, poi tenere tutto stretto tra i palmi delle mani.

Farne una palline e, chiudendo gli occhi, schiacciarla forte al centro… del cuore.