Colazione tra le righe

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Le nostre inviate tra i fornelli, con le proposte di Marika Lombardi, scaturite da un misto tra memoria e innovazione.

Le proposte sono accompagnate dal racconto di Serena Menghi e dallo scatto di Denise Biondi.

Accendere la fantasia a 180° e, nel frattempo, uscire a raccogliere l’uva. Scegliere con cura quella più matura, assaggiando qualche acino per assicurarsi che non ci sia alcuna traccia di acerbo.

Quando l’immaginazione sarà arrivata a temperatura, mescolare insieme coraggio, umiltà e sicurezza. Aggiungere un abbraccio e una bustina di lievito, per far sì che il tutto si gonfi di gioia.

Infornare la torta e andare a cambiarsi. Poi, senza dimenticare l’uva sul tavolo, suonare alla porta della Volpe che forse, quella volta, aveva solo bisogno di una mano!

Mescolare le giornate piovose, le mani abbronzate che sbucano dalla felpa e il dolce litigare della speranza mista alla paura di quel che verrà.

Sbucciare i frutti appena raccolti, aggiungerli a quelli ormai già maturi e poi dar vita al futuro, uno strato per volta.

Una certezza. Un passo nel vuoto. Profumo di nuovo. Settembre.

Quando il rumore dei pensieri che bussano alla finestra ha la meglio sul sonno, aprire gli occhi lentamente e rimanere a letto ancora un po’. Mescolare il bianco del soffitto ai ricordi migliori e aggiungere il sorriso incontrollato del riassaggiare i sapori passati.

Montare il tutto insieme al presente, immaginando di coglierne i frutti più dolci, dai rami che la luce del giorno proietta sulla parete della stanza. Aggiungere poi un bicchiere di certezze e una buona dose di piccoli piaceri quotidiani.

Cuocere la felicità e tagliarla a pezzetti. Da servire a piccole dosi, quando fuori  - o dentro - piove.

Liberare il più possibile le tasche del cuore e buttare dentro i ricordi di un’estate che va. Lasciare che gli ultimi granelli di sabbia si mescolino ai tramonti e alle giornate in barca.

Aggiungere le grigliate con gli amici, le biciclettate sul lungomare e i cruciverba al calar del sole. Non dimenticare la bellezza dei monti, l’aria fresca sulla fronte e le nottate in tenda, quelle in cui non si smette di ridere mai.

Buttare dentro tutto e poi andare incontro a settembre, pieni. A tasche piene, a cuore pieno (Senza salire sulla bilancia).

Sotto il sole di luglio
di sale le ciglia
la battaglia comincia,
non la perderò.

La schiena bruciata
il caldo bisbiglia la
vinco la biglia,
tu no.

Scegliere un mattino limpido e uscire di casa, anticipando il sole. Mescolare l’estate alla notte: la strada odora di tempesta appena andata e di pane già sfornato. I girasoli dormono ancora. I grilli devono invece acchiappare il sonno.

Con la felpa addosso e le gambe piacevolmente infreddolite, avviarsi verso il campo di grano più vicino; fare piano! O il giorno si sveglierà prima del tempo.

Stendere una coperta a quadri e disporsi a 180°, coprendo i piedi con l’ultimo angolo rimasto. Godersi il presente, aspettando che il cielo prenda, un poco alla volta, il color delle pesche.

Per prima cosa, preparare la crema e stenderla sul letto: frullare voglia di evadere, gioia, calzetti e un libro da leggere. Aggiungere poi la serenità e un biglietto di sola andata: a questo punto cuocersi in un bagno di felicità, aspettando che il giorno fatidico arrivi.

Infilare il tutto in valigia e, dopo qualche tentativo invano, finalmente chiuderla e distendersi a braccia aperte, immaginando già di rotolare tra la sabbia di luglio, con il profumo di ferie sulla pelle.

“Indovina, indovinello…”, disse il Nonno, di ritorno dal mercato.

“La sua corazza è forte e rugosa, un po’ bruttina oserei dire, eppure all’interno nasconde un cuore d’oro”.

“È molto dolce?”, gli domandai.

“Moltissimo”, fece lui.

Mi trovai molto indecisa sulla risposta: “Forse è un melone? O forse sei tu”.

(parte 2ª) “L’hai visto anche tu? Mi ha fatto la lingua”.

“Un gatto che mi fa la lingua tra le nuvole! Mi prenderebbero per pazzo se lo raccontassi a qualcuno”. “Sarà un segreto, promesso”.

“Tuo e mio soltanto?”. “Nostro e di chi ha ancora negli occhi la voglia di visitare il lato bello del mondo”.

“Fantasia…”. “Sì?”.

“Non te ne andare mai”.

“L’hai visto anche tu? Mi ha fatto la lingua”.

Durante la pausa caffè, in ufficio, appiccicare il naso alla finestra vicino alla scrivania. Montare a neve le nuvole e poi stendere il composto su cielo azzurro, con l’aiuto prezioso del vento. Bianco su bianco, tra l’erba alta e incolta, giocano gioiose due orecchie. Un balzo, un salto, ma che fa?

“L’ho visto - dice lei, la fantasia - l’ho visto! Quel gatto ti ha fatto la lingua!”.