Terra Santa, padre Faltas: “L’assenza dei pellegrini rende tutto più difficile”

A colloquio con il francescano che ha organizzato numerose operazioni umanitarie. Un gruppetto di giornalisti per quattro giorni nei luoghi santi. Con loro, il vescovo di San Marino-Montefeltro, Domenico Beneventi

Nella foto, padre Ibrahim Faltas della Custodia di Terra Santa, con il gruppo di giornalisti Ucsi Emilia Romagna e il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Domenico Beneventi. Gerusalemme, venerdì 13 febbraio 2026
Nella foto, padre Ibrahim Faltas della Custodia di Terra Santa, con il gruppo di giornalisti Ucsi Emilia Romagna e il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Domenico Beneventi. Gerusalemme, venerdì 13 febbraio 2026

Qui sotto pubblichiamo il resoconto dell’incontro avvenuto venerdì 13 febbraio scorso a Gerusalemme con padre Ibrahim Faltas, il francescano responsabile delle 18 scuole della Custodia di Terra Santa. Con il sacerdote hanno dialogato i nove giornalisti dell’Ucsi Emilia Romagna e il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Domenico Beneventi. I dieci hanno partecipato a un viaggio, dal 12 al 15 febbraio scorsi, cui diamo ampio spazio nell’edizione cartacea del giornale in edicola da giovedì 19 febbraio. Tra i luoghi visitati, alcuni tra quelli più a rischio: la città di Ramallah, il villaggio di Taybeh preso spesso di mira dai coloni israeliani e il campo profughi “Aida”, a Betlemme. La proposta è stata di iniziativa Ucsi regionale e organizzata con la Petroniana viaggi.

Un gruppetto di giornalisti dall’Italia

“Grazie”. Anche padre Ibrahim Faltas, volto noto in tutto il mondo per le sue missioni umanitarie in favore dei bambini di Gaza, esprime questo suo sentimento di ringraziamento verso il gruppetto di giornalisti giunti dall’Italia la scorsa settimana. L’incontro avviene nei locali dell’hotel “Casa nova” di Gerusalemme, struttura della Custodia di Terra Santa che ne cura anche la gestione.

Padre Faltas è responsabile delle 18 scuole della Custodia di terra Santa. “A Gaza tutto è distrutto”

“Grazie per essere venuti fino a qua” visto il deserto di gente nei pressi dei luoghi santi, sottolinea il francescano di origine egiziana, responsabile delle 18 scuole della Custodia in cui studiano 12 mila tra bambini e ragazzi. L’albergo conta pochissimi ospiti. Il turismo e i pellegrinaggi sono crollati, dal 7 ottobre 2023, dal giorno dell’attacco di Hamas che provocò oltre 1200 vittime israeliane. “A Gaza tutto è distrutto – dice subito padre Ibrahim. La situazione in cui vive la gente è terribile. Lì, anche in queste settimane, si muore di freddo, di fame e di sete”. Dopo le abitazioni ridotte in cumuli di macerie, ora “sono distrutte anche le tende. I bambini bisognosi di cure sono oltre 20.000. Sono tantissimi quelli senza più nessuno. Intere famiglie sono state cancellate”.

Chi se ne va, non torna più

Rimane sul campo l’idea del presidente Usa, Donald Trump, di realizzare una riviera e magari di fare uscire tutti dalla Striscia. Il dramma, in questi luoghi santi, è legato al rimanere. “Tutti vogliono andar via – fa presente il sacerdote con il saio -. Ascolto la gente. Anche pochi giorni fa sono stati arrestati 12 cristiani. Li accusano di essere spie. Le loro mamme mi chiamano piangendo”. La situazione per tantissimi è drammatica. Con il turismo a zero, molti hanno perso il lavoro. A Betlemme 200 famiglie cristiane hanno lasciato la città. “Non torneranno più”, aggiunge padre Faltas.

Muri e insediamenti

Dopo il 7 ottobre in questa terra tutto sembra aver assunta un’altra dimensione. Adesso l’impressione che si respira è che si vogliano cacciare i palestinesi, con gli insediamenti che avanzano e i muri che si innalzano. E questo avviene anche nel nord del Paese, in Galilea, a Nazaret. I cristiani sono cittadini israeliani di razza araba, come Nader, la guida assegnata ai nove giornalisti italiani accompagnati dal vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Domenico Beneventi. Anche questi cristiani vengono minacciati di continuo. In più, fenomeno degli ultimi tempi, la mafia musulmana che dall’inizio del 2026 ha già provocato 45 morti. Per chiedere di ammazzare una persona bastano 50 mila shekel (12.500 euro).

L’esodo dei cristiani non si ferma

A Cipro una zona di recente costruzione è stata chiamata “Nuova Nazaret”, visti i tanti che si sono trasferiti negli ultimi tempo. Un esodo che non accenna a fermarsi in ogni angolo di Israele. Nella solo Gerusalemme nel 1948 si contavano 14 mila famiglie cristiane con oltre 90 mila fedeli. Ora, nella città santa, ne sono rimasti settemila, di tutte le confessioni: cattolici, ortodossi, armeni, copti…

Controlli ai check point e ore di auto per pochi chilometri

In questa situazione drammatica molti si pongono la domanda sulla presenza di Dio. Qualcuno si chiede pure dove sia finito l’uomo, con la sua umanità. “I bambini che abbiamo a scuola – fa presenta padre Faltas – già a 5-6 anni ti fanno domande che non ti aspetti. A otto anni sembra ne abbiano 18. No voglio perdere i miei genitori come accade ai bambini di Gaza, mi dicono. Qualcuno vuole telefonare a casa ogni mezzora per verificare se ancora ci sono mamma e papà”. Una vita difficile, difficilissima. Il cameriere che serve la colazione, si è dovuto svegliare alle 4 di mattino per essere in servizio alle 7, a motivo dei numerosi check point (a volte occorrono ore per uscire da Gerico o da Betlemme) e del muro che impone lunghi giri in auto per coprire distante di pochi chilometri.

Non c’è futuro per le nuove generazioni

“Se ne vanno – insiste il frate francescano – perché non intravedono futuro per i loro figli. Li assale la disperazione. In queste condizioni, a volte si prega poco”. L’impressione, qualcuno sussurra, è che si stia perdendo anche la fede. La Custodia, presente da 800 anni, cerca di fare il possibile, in questo contesto di urgenze e di emergenze che sembra non finire mai. “Nella sola città vecchia – aggiunge Faltas – abbiamo 427 appartamenti. Se la nostra gente dovesse pagare 2.000 dollari di affitto se ne andrebbe…”.  I francescani, in totale, danno lavoro a duemila persone, una boccata d’ossigeno in un mare sconfinato di bisogni.

Nessuno sa cosa può accadere tra un’ora

In un clima di questo genere, “tutti stanno male”, aggiunge padre Faltas. Anche tra gli ebrei molti se ne vanno e non pensano di tornare. La sfida rimane una sola: rimanere, anche se la carta di identità palestinese non vale nulla, mentre con il passaporto italiano non si incontrano particolari difficoltà. Tra cristiani e musulmani non ci sono apparenti problemi. Occorre aprire un altro fronte di dialogo, quello con gli ebrei, anche se “nessuno sa – conclude il francescano che vive in Terra Santa da 37 anni – cosa potrà accadere tra un’ora”. In questi luoghi la precarietà è la condizione con la quale si convive e quella che si percepisce, in ogni istante.