Intelligenza artificiale e teologia: mettere al centro l’umano

Gli esperti Gilberto Borghi e Luca Peyron all'istituto San Apollinare

I relatori

Presso l’aula Magna dell’Istituto San Apollinare a Forlì, si è svolto nei giorni scorsi un convegno sul rapporto tra Intelligenza artificiale e teologia.

Strumento di intelligenza aumentata

Il professor Davide Brighi ha moderato la serata con interventi sul tema del professor Gilberto Borghi e del professor Luca Peyron. I relatori hanno sottolineato che l’Intelligenza artificiale deve essere uno strumento di intelligenza aumentata. L’uomo ha a disposizione delle macchine che possono fare la fatica che dovrebbe fare lui: prendere i dati, elaborarli e prendere decisioni. Se anche le macchine aiutano l’uomo in questi passaggi, questo non spegne la responsabilità dell’uomo perché il desiderio di vita, di compimento, di felicità e di manifestazione del proprio essere sono fattori molto reali e imprescindibili, che nemmeno la tecnologia può far dissolvere.

Per un’antropologia fondata cristologicamente

Anche con l’intelligenza artificiale, hanno sottolineato i relatori, la vera differenza la fa sempre la persona. Resta vero il fatto che l’uomo è felice solo quando compie sé stesso nella relazione con gli altri e nella relazione con Dio. Questo è rimettere in pista un’antropologia fondata cristologicamente, dove la macchina non è il nemico che rimpiazza l’umano ma è l’umano che ha una macchina a disposizione per essere più umano. Alla fine, la macchina oggi ci restituisce la grande domanda: “Adamo, dove sei?”.