Dall'Italia
L’informazione della sorellanza e della fratellanza
Oggi, venerdì 21 novembre, a Bologna il seminario promosso da Ucsi, Unione cattolica stampa italiana
Le parole del giornalismo: pronto, responsabile, giusto. Questa la riflessione scaturita oggi a Bologna in occasione del seminario di formazione professionale promosso da Ucsi Emilia Romagna con Ordine dei Giornalisti e Fondazione Giornalisti
Il giornalismo è sotto assedio
Parole ponte per andare verso la sorellanza e la fratellanza. Stamane, 21 novembre, a Bologna il seminario di formazione professionale promosso dall’Ordine dei giornalisti e la Fondazione Giornalisti dell’Emilia Romagna con Ucsi Emilia Romagna ha proposto una riflessione su “L’informazione come ponte. Fratelli e sorelle con le parole”.
Un’occasione di scambio aperto sul giornalismo, una professione sotto assedio continuo. In prossimità di uno sciopero, previsto per il 28 novembre davanti alla sede del Resto del Carlino, a Bologna, per il mancato rinnovo del contatto Fieg – Fnsi rimasto al 2016 – ma in cui si combatte anche la battaglia sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale fortemente voluta dagli editori che vi intravedono ampi margini di risparmio sulle risorse umane, l’appello del presidente dell’ordine Silvestro Ramunno in apertura di seminario è stato alla responsabilità.
Un bollino rosso per l’IA
La prima parola-ponte fa appello alla necessità di proteggere il rapporto con il lettore, ha sottolineato Silvestro Ramunno, il diritto all’informazione e alla deindicizzazione come strumento di tutela della dignità della persona, principi ampiamente richiamati nel nuovo codice deontologico pubblicato nello scorso mese di giugno.
Tra le novità contenute nel codice, l’ingresso dell’IA rispetto alla quale il dibattito è aperto: segnalarne o tacerne l’utilizzo? La risposta sta nella consapevolezza d’uso di uno strumento che potrebbe presto diventare una commodity come già avviene con google (nessuno dichiara di aver condotto una ricerca sul motore di ricerca più diffuso nel mondo) ma rispetto alla quale per esempio, la Bcc ha introdotto il bollino rosso da assegnare all’informazione che attinge al’IA.
In proposito Giorgio Tonelli, presente alla tavola rotonda, ha lanciato la proposta che Ucsi si faccia promotrice del bollino rosso per le testate aderenti.
Vendite: per la prima volta sotto il milione
Tra le insidie presenti sul percorso del giornalismo, ha continuato il presidente Ramunno nella sua relazione, il calo delle vendite in edicola (per la prima volta, è accaduto la scorsa estate, sono scese sotto il milione, numero che nei tempi d’oro le maggiori testate realizzavano individualmente) e di conseguenza la progressiva chiusura delle edicole. A questa tendenza non corrisponde un aumento di vendite delle copie digitali dei giornali. In testa per vendite in edicola c’è il Corriere della Sera (104.526 copie cui seguono le 65.879 della Gazzetta dello Sport e le 57.844 di Repubblica).
Su altro fonte ma parimenti importante la performance di Avvenire con 100.316 vendite tra edicole e abbonamenti cartacei e vendite di copie individuali digitali contro le 193.169 del Corriere della Sera.
Restano forti le radio, tra le quali svetta Radio Bruno, scendono vertiginosamente i settimanali di informazione come Espresso (6.250) e Panorama (7.925), in testa Sorrisi e Canzoni (251 mila copie), poi Telesette (202.230), tiene egregiamente Famiglia Cristiana (156.433 con gli abbonamenti).
In sintesi il mercato dell’informazione langue, è in ogni caso difficile analizzarlo e resta ancora evidente che per l’informazione non si è disposti a pagare.
Il giornale spappolato
Una valutazione su tutte, ovvero il giornale è spappolato. Leggendo le notizie sui siti, scrollando sugli schermi, e quindi ricevendo informazioni totalmente destrutturate, da più fonti e in continuazione, viene a meno il ruolo ricoperto tradizionalmente dal giornalista, ovvero la lettura critica delle notizie e la capacità di collocarle e decodificarle.
Sono 37 milioni le persone che si informano così, on line, ma per soli 2 minuti al giorno, mentre sui social ci stanno 38 milioni di persone ma per 24 ore al mese, di solito con l’obiettivo di riempire il tempo….
Le 5 R del giornalismo
Da Mariagrazia Villa, giornalista, autrice e docente universitaria di etica dei media, il bel richiamo alle 5 R cui si può richiamare un’informazione che voglia fare da ponte, generando la relazione che è, sottolinea Villa, il vero compito dell’informazione: riconoscimento (dare voce a chi non ce l’ha, raccontare le periferie, come diceva Papa Francesco), rispetto (trattare gli altri come fine e non come mezzo), reciprocità (parlare “con” le persone e non “sopra” le persone), relazione (facendo informazione nella prospettiva del servizio al lettore), responsabilità, arrivando “prima pronti che primi” e tenendo davanti il concetto di verità resistendo alle pressioni editoriali, alle tempistiche e alle difficoltà.
Ponti che mancano
Da Paolo Lambruschi inviato del quotidiano Avvenire, ormai indiscutibile riferimento per l’attualità del Paese, il richiamo a quando l’informazione non fa da ponte, con riferimento alla “misinformazione” sugli italiani nel mondo, ovvero la diffusione della disinformazione secondo la quale – dati Migrantes – gli italiani scapperebbero all’estero come “cervelli in fuga” e che il Paese sarebbe invaso dai migranti. Falso, avverte Lambruschi, gli immigrati sono 5 milioni, gli emigrati italiani sono più di 6 milioni di cui la maggior parte non laureati. Altra vittima di vuoto informativo, segnala Lambruschi, l’Africa, totalmente dimenticata dall’informazione italiana, molto meno da quella europea.
L’informazione può cambiare le cose
Da padre Giuseppe Riggio giornalista, consulente ecclesiastico nazionale Ucsi, direttore di Aggiornamenti sociali, un fermo richiamo alla verifica di quanto si fa passare sul ponte dell’informazione. In un Paese stanco e avvolto dall’inverno non solo demografico ma della mancanza di creatività e idee, chi fa informazione può contribuire a cambiare le cose, tenendo a mente che la verità si fa sempre con gli altri, come evocato dalla metafora del poliedro citata da papa Francesco nella Evangelii Gaudium. Ha concluso padre Giuseppe che il mito dell’accelerazione può essere una trappola e far perdere il senso di ciò che si vive, invitando quindi a essere “prima pronti che primi”.
Le 5 M di un giornalismo più giusto
A conclusione Alberto Lazzarini, vice presidente dell’Ordine dei Giornalisti Emilia Romagna e membro di Giunta nazionale, ha ricordato ai giornalisti che autentici e credibili non devono esserlo solo gli articoli ma i giornalisti stessi che li scrivono e ha richiamato alla cultura della cura. Alle 5 R, Lazzarini ha aggiunto le 5 M, come “more”, inventate dai giovani giornalisti Ucsi, ovvero più domande più fonti, più tempo più approfondimento, più linguaggi più punti di vista, più tutele più libertà, più etica più umanità.
La tavola rotonda è stata coordinata da Francesco Zanotti giornalista, presidente Ucsi Emilia-Romagna,direttore del Corriere Cesenate che ha aperto il dibattito scegliendo la parola-ponte giustizia, perché “non c’è pace senza giustizia” ma “non c’è giustizia senza perdono”.