Diocesi
Padre Faltas, testimonianza: “A Gaza la gente muore di fame e di freddo, nel fango”
"Dal 7 ottobre 2023 ci sono stati 250 mila tra morti e feriti e 10 mila morti sono ancora sotto le macerie. A Gaza tutto è distrutto. La situazione è terribile", dice il francescano
Dure le parole dell’ex vicario della Custodia di Terra Santa, responsabile delle relazioni tra la Custodia e lo Stato di Israele e l’Autorità palestinese
Giorni difficili in Terra Santa
“Sono giorni difficile per Gaza e la Cisgiordania”. Lo dice padre Ibrahim Faltas, francescano di origine egizia, già vicario della Custodia di Terra Santa ora responsabile delle 18 scuole gestite dalla Custodia. Faltas è anche responsabile delle relazioni tra la Custodia e lo Stato di Israele e l’Autorità palestinese. Padre Faltas è intervenuto ieri (cfr pezzo al link qui sotto) al termine della Marcia della pace che si è tenuta dal piazzale della chiesa di San Domenico fino in Cattedrale.
Oltre 500 persone presenti in Cattedrale
Padre Faltas ha dialogato con il nostro direttore Francesco Zanotti. Per un problema di audio (il collegamento è risultato complesso da realizzare, nonostante le prove eseguite nei giorni precedenti) sia nelle riprese video sia in Cattedrale non si sono ascoltate le domande poste da Zanotti. Riproponiamo qui la parole del francescano che hanno fatto breccia nelle oltre 500 persone presenti, tra cui il vicesindaco di Cesena Christian Castorri, che al termine dell’incontro hanno tributato un lungo applauso a Faltas.
Ci sono ancora 10 mila morti sotto le macerie. A Gaza la situazione è disumana
“Dall’inizio della tregua – aggiunge Faltas – ci sono stati altri 400 morti. La situazione è molto grave. Dal 7 ottobre 2023 ci sono stati 250 mila tra morti e feriti e 10 mila morti sono ancora sotto le macerie. A Gaza tutto è distrutto. La situazione è terribile. Fa freddo, sotto la pioggia. Il cardinale Pizzaballa, nella sua visita dei giorni scorsi, ha portato conforto a tutti. Da due anni 500 persone sono ospitate nei locali della parrocchia cattolica, con tutti i bisogni che una persona ha di continuo: mangiare, bere, cure. A Gaza non è rimasto niente. Le strade sono cumuli di macerie. È una situazione disumana. Con le parole non si riesce a descrivere”. E nella Striscia, specifica, “vivono due milioni di persone”.
Gli aiuti? Non arriva nulla. La gente muore di fame, di sete, di freddo
Gli aiuti arrivano? “Non arrivano – risponde Faltas, lapidario -. Sono pochi che riescono ad arrivare. Mancano anche le medicine. Non arriva niente. La gente muore di fame e di sete. E adesso muore anche di freddo. Il freddo con la pioggia è terribile. La gente vive nel fango”.
La Chiesa sta vicino alla gente
Qual è il ruolo della parrocchia retta da padre Romanelli? “Ospita più di 500 persone. La Chiesa sta facendo tanto e non solo per i cattolici, ma per gli altri cristiani, per gli ortodossi, per i musulmani. La gente ha perso tutto. Abbiamo portato più di 300 bambini in Italia. Stanno benissimo. Il 3 febbraio scorso li abbiamo portati da papa Francesco e parlavano tanto bene l’italiano che lui ci ha detto: ma questi sono italiani. Con il Ministero degli esteri abbiamo portato 200 giovani universitari a studiare in Italia. La Chiesa sta vicino alla gente. Noi francescani siamo qui in Terra Santa da 800 anni. Offriamo istruzione, alloggio, lavoro”.
Betlemme è una prigione a cielo aperto, Gaza un cimitero a cielo aperto
Com’è la situazione in Cisgiordania, in città come Betlemme e Ramallah? È cambiato tutto – risponde padre Ibrahim -. Senza turismo non c’è lavoro. Erano 260 mila le persone che prima del 7 ottobre lavoravano in Israele, dalla Palestina. Adesso 260 mila famiglie hanno perso i salari, hanno perso tutto. E di questi, tantissimi sono cristiani. Da Betlemme 185 famiglie di cristiani se ne sono andate perché dicono e vedono che per loro non c’è futuro. Andare da Betlemme a Ramallah è molto difficile. Sono stati istituiti 1.100 check point. Betlemme è diventata una prigione a cielo aperto, Gaza è un cimitero a cielo aperto”.
Pregare è importante. Tornate come pellegrini
Cosa possiamo fare noi? “Pregare è importante. Abbiamo bisogno della vostra preghiera. Tornate come pellegrini. L’albergo Casa nova di Gerusalemme con la guerra ha chiuso. In precedenza ci volevano anni per prenotare una stanza. Ieri (il 31 dicembre, ndr) sono arrivati due gruppi dall’Italia. Due gruppi da 20 persone. Hanno portato gioia. Speriamo si continui. Poi favorite progetti di formazione e incontro tra culture diverse per favorire il dialogo. Progetti per i giovani, progetti di pace che aiutano a sperare”.
“Vi ringrazio perché avete voluto sapere della nostra realtà”
In Cattedrale ci sono oltre 500 persone che hanno ascoltato con grande interesse. Un ultimo saluto… “Saluto tutti, il vescovo, i sindaci presenti… Ringrazio tutti voi per la vicinanza e la solidarietà. E vi ringrazio perché avete voluto conoscere la realtà che viviamo qui. Vi invito a farvi pellegrini di nuovo in Terra Santa. Sarà questa la grande solidarietà per il nostro popolo. E buon anno a tutti”.
