Dal Mondo
Missione in Ucraina. Don Alessandro (diocesi di Kamjanets-Podilskyj): “Guerra, la gente è stanca. La vostra preghiera rafforza la nostra speranza”
Il cappellano militare ucraino è nella cittadina polacca di Lezajsk per ritirare gli aiuti arrivati dalla Romagna e racconta alla delegazione cesenate la situazione nel suo Paese a quattro anni dall'inizio della guerra: temperature a -20 e centrali elettriche sotto attacco. "Siamo pieni di vedove e ora si arruolano anche le ragazze. Abbiamo bisogno di medicine e generatori elettrici"
Operazioni si scarico in corso al deposito Caritas di Lezajsk, città polacca al confine orientale con l’Ucraina, dove sono arrivati, ieri, i quattro tir dell’ottava missione pro-Ucraina voluta dalla Diocesi di Cesena-Sarsina, coordinata dall’imprenditore cesenate Valchirio Piraccini e condotta dalla Misericordia Valle del Savio (leggi il pezzo qui sotto).
Aiuti divisi a metà tra la Chiesa di rito latino e quella grecocattolica


In totale 100 tonnellate di viveri e vestiario destinati al popolo ucraino che sono state raccolte anche grazie alla diocesi di San Marino-Montefeltro e con il contributo del Seminario maggiore della Basilicata e tanti altri (tanti coloro che hanno contribuito a questa missione, ne parliamo qui sotto). Una solidarietà che si percepisce qui a Lezajsk, dove ieri sono arrivati don Alessandro, della diocesi di Kamjanets-Podilskyj, e don Bogdan, della Caritas greco-cattolica di Leopoli, destinatari degli aiuti divisi a metà tra la Chiesa cattolica di rito orientale e quella di rito latino. L’incontro è stato l’occasione per la nostra delegazione, composta da don Antonio Polidoro rettore del seminario maggiore della Basilicata, Valchirio Piraccini, Israel De Vito presidente della Misericordia Valle del Savio, e Andrea Casadei di capire meglio la situazione umanitaria in Ucraina, a quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione russa.
Don Alessandro, cappellano militare: “Una notte senza allarmi, rischio di abituarmi”
“Una notte senza allarmi, devo tornare, altrimenti rischio di perdere l’abitudine”. Lo dice don Alessandro, sacerdote diocesano della diocesi di rito latino guidata dal vescovo Edward Kawa, in Ucraina, arrivato a Lezajsk, in Polonia, per portare nel suo territorio parte degli aiuti arrivati dalla Romagna. Don Alessandro, 46 anni (foto sotto), con studi a Roma all’università del Laterano, è un cappellano militare e responsabile di un centro di riabilitazione per i danni subiti dalla guerra.

Gli uomini non possono uscire
“Siamo pieni di vedove nelle nostre case, in questo momento”, dice con un po’ di sconforto visti i tanti che deve assistere per i lutti e i danni che il conflitto produce. Don Alessandro ha un permesso brevissimo. Non supera mai i due tre giorni. Gli uomini non possono uscire dal Paese. Se viene loro concesso, devono dichiarare dove si trovano e per quali motivi.
Temperature a -20 e scuole chiuse
Il freddo adesso è un ulteriore nemico. Le temperature di questi giorni sono attorno ai -20 e gli attacchi alle centrali elettriche rendono tutto più complicato per la mancanza di riscaldamento e delle linee internet. “Anche le scuole sono chiuse fino al primo febbraio – prosegue il sacerdote che parla polacco e italiano in maniera fluente. -. Le lezioni si tengono online, utilizzando sistemi alternativi a internet. Siamo tornati come al tempo del Covid”.

“Da voi ci aspettiamo la preghiera, per rafforzare la speranza. E vicinanza”
La guerra, riferisce, si è fatta negli ultimi tempi, ancora più dura. Dopo quattro anni la gente è stanca e i soldati pure – aggiunge -. La guerra finirà, come sono finite tutte, ma non si sa come. Io auspico che termini con la vittoria, ma non si sa quale prezzo dovremo pagare”. “Vale la pena?”, è la domanda che tanti si fanno. “Giudicherà la storia se valeva la pena – risponde secco il don -. Ho visto tanti miei amici morti. È un loro sacrificio, ma non vorrei che fosse un sacrificio vano. Come chiesa stiamo accanto a ognuno che soffre”. Rimane anche un filo che tiene uniti i cattolici in Europa. “Da voi ci aspettiamo la preghiera perché possa rafforzare la nostra speranza. E anche la vicinanza, come tanta parte dell’occidente sta facendo da tempo e come voi con questi aiuti che avete portato ci fanno sentire”.
“Anche le ragazze si arruolano. Cosa ci serve? Medicine e alternatori di corrente”
“Da noi è cresciuto il patriottismo – aggiunge -. Adesso vanno sotto le armi anche le ragazze. Diverse vanno anche in guerra. Sono aumentati i volontari. Ringraziamo tanto l’Italia, la Germania e tutto l’Occidente per l’aiuto che non fanno mancare”. I bisogni più emergenti? “Armi”, dice scherzando don Alessandro. Poi, serio, aggiunge: “abbiamo bisogno di Tachipirina, di medicine, di generatori e alternatori di corrente. Viviamo il presente, giorno per giorno. Ringraziamo Dio di esserci”.