Dalla Chiesa
Firmato a Bari il primo patto ecumenico tra le Chiese cristiane in Italia
Impegno comune e pubblico per giustizia, pace, dignità della persona, libertà religiosa e custodia del creato. Presente anche l'arcivescovo Caiazzo
Un “Patto per un cammino comune di testimonianza” è stato firmato ieri in maniera solenne nella cattedrale di Bari per la prima volta dai responsabili delle diverse Chiese cristiane in Italia. Si tratta dell’atto principale del primo “Simposio delle Chiese cristiane in Italia” che dal 23 al 24 gennaio riunisce nel capoluogo pugliese 120 delegati provenienti da tutto il Paese e di differenti confessioni cristiane. Fra questi anche il vescovo di Cesena-Sarsina Antonio Giuseppe Caiazzo.
Diciotto firmatari
Il “Patto” è un testo agile che si sviluppa in sei articoli, dove le Chiese riconoscono il “Fondamento della comunione”, si impegnano al “rispetto reciproco”, ribadiscono l’importanza della “Collaborazione per la coesione sociale e il bene comune”, la “Testimonianza comune” e l’impegno permanente”. A firmare il documento, nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, uno accanto all’altro, ci sono il cardinale Matteo Zuppi, per la Chiesa cattolica, il metropolita Polykarpos per la Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia (Patriarcato ecumenico di Costantinopoli), il metropolita Siluan per la diocesi ortodossa romena, Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. E poi ci sono i responsabili della Chiesa evangelica luterana in Italia, della Chiesa ortodossa bulgara, della Chiesa evangelica valdese, dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia. In tutto 18 firme. C’è anche il delegato per l’Amministrazione delle parrocchie del Patriarcato di Mosca in Italia.

La “via italiana del dialogo”
“Il patto tra le Chiese Cristiane in Italia rappresenta un evento di portata storica per la nostra realtà italiana, poiché è il primo accordo di questo tipo firmato a livello nazionale. La sua importanza -scrivono le Chiese – risiede anzitutto nel fatto che esso non nasce da un semplice atto formale o istituzionale, ma da un lungo e proficuo cammino vissuto insieme segnato dall’incontro, dal dialogo e dalla maturazione reciproca, a livello nazionale che locale. È una tappa fondamentale per una “via italiana del dialogo”. Le chiese rilevano che il “patto” ha “un rilievo sociale e pubblico”. Le Chiese firmatarie si presentano insieme come “soggetti responsabili nella società italiana, impegnate per il bene comune, la giustizia, la pace, la dignità della persona, la custodia del creato e la libertà religiosa”. In un contesto secolarizzato e pluralista, il “patto” rende “visibile una testimonianza cristiana credibile, capace di dialogare con lo Stato e con la società nel rispetto della laicità”. Le Chiese parlano della “sfida della testimonianza pubblica comune”, cioè “parlare e agire insieme nella società italiana, su temi sensibili come la pace, le migrazioni, le discriminazioni religiose o il rapporto tra religione e politica, espone le Chiese a critiche e incomprensioni”.

Sei articoli per una “testimonianza concorde, pur nella diversità”
Dopo aver introdotto il testo, delineato le sfide e le prospettive per il futuro, il testo si dipana nei sei articoli.
Nel primo, si legge: “Confessiamo che ogni divisione e incomprensione tra le nostre Chiese è una ferita al Corpo di Cristo e manifesta il peccato delle Chiese. Imploriamo la grazia divina del perdono e della riconciliazione reciproca”.
E all’articolo articolo 2 si afferma che “l’opzione per il dialogo è una scelta da percorrere con determinazione anche quando le posizioni divergono e quando le pressioni interne o esterne alimentano fratture e dissidi tra noi e potrebbero dividerci”.
L’articolo 3 elenca una serie di azioni comuni che i cristiani in Italia possono promuovere insieme “in favore della giustizia, della pace e della solidarietà tra gli uomini e le donne del nostro tempo”. In particolare, le Chiese si adopereranno con “spirito di servizio” per “la tutela della dignità di ogni persona creata a immagine di Dio; la promozione della pace e del dialogo tra popoli, culture e religioni; l’accoglienza dei poveri, dei migranti, degli emarginati e di quanti soffrono; la custodia del creato come dono affidato alla nostra responsabilità comune; la lotta contro l’antisemitismo, l’islamofobia e ogni altra forma di discriminazione religiosa”.
All’articolo 4 si afferma che “solo una testimonianza concorde, pur nella diversità, può essere segno credibile dell’amore di Cristo per il mondo”. Da qui l’impegno ad “assumere una presenza pubblica della Chiesa rispettosa della laicità e in dialogo con la società”.
“Le Chiese firmatarie – si legge all’articolo 5 – si impegnano a mantenere un dialogo costante e fraterno, attraverso incontri periodici di preghiera, di discernimento e di collaborazione concreta”. Per questo “ogni Chiesa si farà promotrice, al proprio interno, di iniziative che favoriscano la conoscenza e la stima reciproca tra i fedeli delle diverse confessioni cristiane”.
L’articolo 6 è infine una “invocazione”: “Affidiamo questo Patto alla misericordia di Dio, perché lo benedica, lo custodisca e lo renda fecondo. Preghiamo lo Spirito Santo affinché ci rinnovi nel cuore e ci conduca verso quella piena comunione che solo Lui può realizzare: “perché tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21).
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