Cesena
Settimana corta a scuola. Mamma-docente preoccupata: “Abbassamento della qualità della didattica e dell’apprendimento”
La lettera. Cinque dubbi su "metodo e merito e sui presunti benefici" della riforma in arrivo alle Medie di Cesena
In merito all’arrivo della “settimana corta” nelle scuole medie di Cesena (vedi notizia al link sotto), ci scrive una mamma-docente che evidenzia, a suo avviso, alcune problematiche.
Caro direttore,
sono una mamma e una docente e scrivo in merito all’articolo “La settimana corta nelle scuole medie a Cesena” del 14 gennaio scorso. Nel pezzo si legge che dal 2026-27 entrerà in vigore la “settimana corta” (sabato a casa e un’ora in più di scuola dal lunedì al venerdì) e viene ripreso un comunicato della “Pascoli” che elenca presunti vantaggi della riforma senza evidenziare criticità.
Mi permetto di porre qualche semplice domanda.
1) Come i docenti sanno, le ultime ore di scuola sono quelle meno efficaci perché i ragazzi sono più stanchi e meno attenti. Aggiungere dal lunedì al venerdì un’ora in più, con uscita alle 14 invece che alle 13, migliorerà o peggiorerà la qualità dell’apprendimento dei nostri figli? Con questa proposta si alza o si abbassa l’efficacia complessiva della didattica?
2) Come tanti genitori sperimentano, i ragazzi sono pieni di attività pomeridiane (sport, musica, danza, corsi di lingue, parrocchia, scout, ecc.) a cui ovviamente va aggiunto il tempo per fare i compiti. Far uscire i ragazzi alle 14 invece che alle 13, farli arrivare a casa più tardi e più stanchi, migliorerà o peggiorerà la qualità della vita e l’incastro dei vari impegni, diversi già dal primo pomeriggio? Inoltre, farà aumentare o diminuire il tempo dedicato ai compiti a casa?
3) Vari Paesi europei con la settimana corta hanno un sistema scolastico che integra le varie attività pomeridiane di cui sopra all’interno di un campus. Le nostre scuole (intese come strutture, spazi a disposizione, attività proposte) sono comparabili a quelli degli altri Paesi europei? Ha senso dire “tagliamo un giorno anche noi” se il nostro contesto è radicalmente diverso e l’offerta più povera?
4) Essendoci tante famiglie in cui i genitori lavorano di sabato, come gestiranno il sabato mattina a casa dei figli? Dovranno ricorrere a nonni, baby sitter o altre soluzioni, visto che non è auspicabile lasciare a casa da soli ragazzi di quell’età?
5) Quanto e come è stata condivisa con le famiglie questa riforma? Sono stati fatti incontri con le famiglie, discussi pro e contro, ascoltata la voce di chi la pensava diversamente o è stata di fatto calata dall’alto?
Queste e altre domande gettano più di un dubbio su metodo e merito e sui presunti benefici elencati nell’articolo. Che ci sia più tempo per le attività extracurricolari è tutto da dimostrare, considerata l’ulteriore congestione dal lunedì al venerdì. Che ci sia maggiore conciliazione tra scuola e famiglia sarà vero per qualcuno ma non per altri (vedi punti 2 e 4). Ma soprattutto ci sono concreti rischi di un ulteriore abbassamento della qualità della didattica e dell’apprendimento (vedi punto 1), vero obiettivo della scuola.
Siamo davvero sicuri che i nostri figli trarranno benefici da questa riforma in un contesto in cui già oggi, dati Ocse, “quasi 4 italiani su 10 sono in grado di comprendere solo testi molto brevi, con informazioni minime che non distraggono l’attenzione”? O non sarà che i beneficiari saranno altri, e i nostri figli danneggiati?
Grazie,
Giorgia Lucchi