Nel dramma dell’aborto il nascituro viene ignorato

Un commento al messaggio dei vescovi italiani in occasione della 48esima Giornata per la vita (1° febbraio)

Sono tante le circostanze in cui i bambini vengono ignorati. Circostante in cui vengono privati dei loro diritti, sfruttati o finanche eliminati, come accade nel caso dell’aborto. Oppure ancora quando diventano vittime collaterali delle guerre, o bambini-soldato; quando sono fabbricati in laboratorio per soddisfare i desideri degli adulti, negando il loro diritto a conoscere i genitori biologici.

Quando sono coinvolti nelle violenze domestiche, o nei casi di separazione e divorzio, magari usati come strumenti di rivalsa sull’ex-coniuge. O ancora quando sono strumentalizzati sessualmente, o costretti al lavoro e privati dell’istruzione, rapiti o forzatamente adottati in operazioni di pulizia etnica.

Quando diventano vittime del traffico di organi; quando sono costretti, spesso da soli, a pericolose migrazioni per sfuggire ai conflitti, alla povertà o alle carestie. E infine anche quando quando sono indottrinati con false ideologie da poteri violenti o totalitari.

Proprio i bambini, invece, dovrebbero costituire il modello per i nostri rapporti con gli altri e con Dio, il Padre di cui tutti siamo figli: Gesù, sottolineano i vescovi nel loro messaggio per Giornata per la vita che quest’anno si celebra per la 48esima volta, ci chiama esplicitamente a convertirci, diventando come loro (Matteo 18,3) nella capacità di amare e lasciarsi amare, di riconoscersi dipendenti senza imbarazzo, di seguire le logiche del bene e del cuore. Proprio in loro la vita stessa ha inizio e si rinnova.

L’accoglienza dei bambini, dunque, è “paradigma” dell’accoglienza di ogni altro, senza la quale non può esservi solidarietà sociale.

Quando si ignorano o calpestano i bambini, «con loro vengono scartati anche gli elementi più deboli della comunità», dice la Cei. Diviene inevitabile, a questo proposito, pensare al destino di tanti malati particolarmente gravi o inguaribili, nel momento in cui in Italia si discute tanto di suicidio assistito ed eutanasia. Non possono esservi pace, libertà, e democrazia senza la salvaguardia delle vite più deboli.

Per fortuna, la Provvidenza non ha permesso che il seme gettato dal Vangelo andasse perduto: da un lato, lungo la storia esso ha promosso un sempre maggior rispetto dell’infanzia, permeando anche la cultura giuridica della nostra civiltà. Dall’altro, sia nella società che nella Chiesa, moltissime persone e istituzioni lavorano, spesso senza essere remunerati, per accogliere le maternità difficili, proteggere i piccoli nelle situazioni di violenza, educarli, difenderli dallo sfruttamento minorile, sollevarli dalle povertà materiali, culturali e spirituali. A questi volontari, scrivono i vescovi, «devono andare la riconoscenza e il sostegno di tutti».

In una società, come la nostra, «narcisista e indifferente», in cui gli adulti sono troppo occupati da se stessi, nascono sempre meno bambini e «sul loro futuro peseranno i debiti, il degrado ambientale, la solitudine e i conflitti che gli adulti producono», mettono in guardi ancora i vescovi italiani. In questa Giornata siamo chiamati ad una conversione culturale che ci faccia riscoprire il valore della generatività perché «il servizio al sorgere della vita è garanzia di bene e di futuro per tutti».