Domenica 1° febbraio – Quarta domenica Tempo Ordinario – Anno A
PURI DI CUORE E UMILI VERSO LA VISIONE DI DIO
Sof 2,3; 3,12-13; Salmo 145; 1Cor 1,26-31; Mt 5,1-12
Le letture proposte dalla liturgia sottolineano l’importanza dell’atteggiamento umile che nasce dall’interiore purezza di cuore. L’uso di queste parole però rischia di provocare una reazione sospettosa e infastidita.
L’umiltà sembra un orpello d’altri tempi, un segno di sottomissione priva di dignità. La persona tutta d’un pezzo non si piega al volere degli altri. Anzi, per mostrare il suo valore si ritiene in dovere di far valere la propria posizione anche a rischio di prevaricare sugli altri.
Può accadere purtroppo anche dove i sentimenti di affetto sono più forti, come in famiglia o tra amici, fino ad assumere un carattere di pericolosità estrema tra i responsabili politici degli Stati. Essere umile vuol dire lasciare spazio anche agli altri e non ritenere se stessi come unica fonte della verità e della capacità di giudicare le cose.
A questo si collega la necessità della purezza di cuore che libera dall’ombra opprimente del proprio io, si apre a cogliere i motivi di bene e non si lascia appesantire dal sospetto sulle motivazioni che portano gli altri a dire o a fare ciò che si vede.
Se ci fermiamo a questo livello umano ci limitiamo ad applicare una saggezza comune che però si basa solo sulle proprie visioni, sempre limitate in ampiezza e nel tempo della propria vita.
Dobbiamo aggiungere la seconda parte dei punti annunciati dal Cristo nel discorso delle beatitudini e non fermarci all’enunciazione della prima. È vero che sono detti beati i poveri in spirito, ma perché di essi è il regno dei cieli.
La povertà in spirito, l’umiltà per se stessa senza riferimento all’eternità sarebbe un auto annientamento inutile e frustrante, un arrendersi puro e semplice all’orgoglio di chi la disprezza. È vero che sono detti beati i puri di cuore, ma perché vedranno Dio.
L’apertura del cuore e della mente sono necessari a cogliere ciò che viene ispirato dalla presenza dello Spirito di Dio in noi e così indirizzarci verso la visione di Dio stesso. La purezza di cuore senza la prospettiva della contemplazione eterna di Dio rischierebbe di predisporci a essere ingannati e usati da chi è scaltro e disinibito.
La fede nella vita eterna, la speranza di un premio infinito per il bene compiuto, la fatica della carità, non soffocano il dispiegarsi della vita della persona, ma danno quella prospettiva che spinge a vivere bene adesso credendo che Dio eterno Bene riempirà il nostro futuro.
