Don Giordano Amati ripercorre l’avventura dei suoi 44 anni a guida degli insegnanti di religione. Dialogo e confronto le parole d’ordine

"Un giorno incontrando quei ragazzi diventati adulti (ne ho avuto più volte la prova) vi diranno che, se anche la religione non contava granché per il voto, voi siete stati importanti per la loro vita e vi ricordano ancora con affetto e riconoscenza. È la gratificazione più grande per un vecchio insegnante come me", dice il sacerdote

Nella foto monsignor Giordano Amati per 44 anni direttore dell'Ufficio diocesano per l'insegnamento della religione cattolica. Foto archivio Pier Giorgio Marini
Nella foto monsignor Giordano Amati per 44 anni direttore dell'Ufficio diocesano per l'insegnamento della religione cattolica. Foto archivio Pier Giorgio Marini

Il prof di religione è un professionista che si è formato in modo adeguato negli anni di studio, che ha maturato una competenza didattica-pedagogica ed è un insegnante che avendo una preparazione e una sensibilità educativo-culturale svolge la sua disciplina tenendo presente la realtà dei bambini e dei ragazzi che ha davanti.

Un’avventura lunga 44 anni

Ha guidato per 44 anni l’ufficio diocesano per l’Insegnamento della religione cattolica (Irc). Ha contribuito alla crescita professionale e alla formazione di tanti docenti di religione che oggi operano nelle diverse scuole distribuite sul territorio della Diocesi di Cesena-Sarsina. Dalla scuola dell’Infanzia fino alle superiori ha saputo guardare all’evoluzione della scuola e tra una riforma e l’altra ha offerto una guida a tutti i docenti a lui affidati. Don Giordano Amati, classe 1951, ha passato le consegne a don Stefano Pasolini, nominato dal vescovo Caiazzo quale nuovo responsabile diocesano. Il Corriere Cesenate ha incontrato don Amati. Con lui abbiamo ripercorso questa sua grande avventura.  

Il primo incarico nel 1978, come supplente. Responsabile diocesano dal 1981

“Sono entrato nel mondo della scuola nel 1978 – ricorda il sacerdote che è anche il parroco della Cattedrale a Cesena -. Da giovane prete, subito dopo l’ordinazione, il vicario generale monsignor Tarcisio Bertozzi, che gestiva le nomine degli insegnanti di religione, mi affidò alcuni incarichi di supplenza. Nel 1980 ho avuto la nomina stabile all’Itc “Renato Serra” (Ragioneria) e vi sono rimasto come insegnante fino al 2005. Mi sono trovato bene sia con i ragazzi sia con i colleghi. Gestire 18 classi non è stato facile, ma ho cercato  di svolgere il mio compito con impegno e competenza, sapendo che la scuola era un’occasione preziosa per me poter incontrare tanti adolescenti che magari non frequentavano la parrocchia, e anche per loro per poter incontrare un prete col quale parlare e al quale rivolgere molte domande che riguardavano non solo la religione (l’esistenza di Dio, la storicità di Gesù Cristo e dei Vangeli, la Chiesa, la morale cattolica, il celibato dei preti..), ma anche la vita dei ragazzi. Quei 25 anni d’insegnamento sono stati per me un arricchimento sotto l’aspetto umano, educativo e pastorale. Nel 1981, sempre don Bertozzi mi propose la nomina di responsabile diocesano dell’insegnamento della religione cattolica”.

Come è cambiato nel tempo l’insegnamento della religione cattolica?

Nei primi anni, fino al 1985, l’Irc era strettamente legato alla catechesi, tanto che era gestito come un settore dell’Ufficio catechistico (sono stato direttore di entrambi gli Uffici fino al 1994). In seguito alla riforma del Concordato del 1984 e alla nuova Intesa tra Ministero della Pubblica istruzione e la Cei del 1985 l’Irc si è sempre più configurato come disciplina inserita a pieno titolo nella scuola con i suoi programmi e i suoi testi, con insegnanti sempre più preparati sotto l’aspetto teologico e didattico-pedagogico. Nel 1986 è sorto a Forlì, di comune accordo tra le nostre due diocesi, l’Istituto di Scienze Religiose, riconosciuto dalla Cei e dal Ministero, che dopo quattro anni rilasciava un diploma ai fini dell’insegnamento.

In seguito cosa è successo?

Nell’anno 2010, con l’accordo di cinque diocesi della Romagna (Forlì-Bertinoro, Cesena-Sarsina, Ravenna-Cervia, Faenza-Modigliana e Imola) si è passati all’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Sant’Apollinare”, affiliato alla facoltà di Teologia dell’Emilia Romagna di Bologna, che rilascia il baccalaureato (laurea breve) dopo tre anni e la licenza (laurea magistrale) dopo cinque.  Nel 2004 e nel 2025-2026 sono stati indetti due concorsi (scuola secondaria e primaria/infanzia) per dare la possibilità di essere “insegnanti di ruolo” anche a quelli di religione, nominati per tanti anni solo come “incaricati”, quindi sempre precari. È sufficiente questo cenno a quanto è avvenuto in questi 40 anni per dire che molte cose sono cambiate per l’Irc e per gli insegnanti di religione. Oggi siamo in presenza di una maggiore qualificazione degli insegnanti dal punto di vista professionale, e di una più chiara identità (“statuto epistemologico”) dell’Irc come disciplina scolastica a pieno titolo sotto l’aspetto educativo e didattico.

Qual è il ruolo dell’Irc nella scuola?

Più che di “ruolo” preferisco parlare di “identità” dell’insegnante di religione. È un uomo o una donna che ha un “mandato” da parte della Chiesa e viene proposto al dirigente scolastico per essere nominato insegnante di religione. È una persona che vive un’esperienza di fede, perché non è sufficiente aver studiato teologia. Si tratta di un professionista che si è formato in modo adeguato negli anni di studio, che ha maturato una competenza didattica-pedagogica ed è un insegnante che avendo una preparazione e una sensibilità educativo-culturale svolge la sua disciplina tenendo presente la realtà dei bambini e dei ragazzi che ha davanti.

Come può l’insegnante di religione cattolica promuovere il dialogo interreligioso, la comprensione reciproca e dialogare con la cultura contemporanea, che sembra sempre più secolarizzata e post-cristiana?

Dialogo e confronto: sono le due parole che, a mio avviso, esprimono bene il metodo con cui l’insegnante di religione nella scuola è chiamato a porsi sia nei confronti delle altre religioni (il pluralismo religioso è un dato non trascurabile anche da noi) sia nei confronti di chi non crede, ateo o indifferente che sia. Non si può ignorare che oggi la cultura dominante nella società e nella scuola è secolarizzata, spesso agnostica o indifferente alla religione. È proprio in questo contesto culturale che l’insegnante di religione, nel rispetto delle altre religione e culture, deve presentare il cristianesimo (sotto l’aspetto storico – culturale) e la fede (sotto l’aspetto esperienziale) come una risorsa, un valido contributo allo sviluppo della persona.

Qual è il messaggio più importante che vuole trasmettere ai giovani di oggi sulla fede e sulla spiritualità?

Ho insegnato in una scuola superiore per 25 anni, sono prete da ormai 48 anni e ho avuto modo di conoscere giovani di più generazioni. Col passare degli anni molte cose sono cambiate nella società e nel mondo dei giovani. Solo per fare un esempio l’arrivo dei social e delle nuove tecnologie digitali ha modificato il mondo giovanile. Sono convinto che le domande profonde, i desideri e le paure che i giovani portano nel cuore non sono molto cambiati. Essi cercano soprattutto adulti educatori che li sappiano ascoltare e che siano per loro un riferimento credibile, di cui potersi fidare e con cui confidarsi. Ai giovani di oggi direi: non lasciatevi condizionare troppo dalla mentalità e dagli “idoli” del mondo che sembrano promettere molto e alla fine danno poco. Siate aperti alla realtà più profonda di voi stessi e del mondo. Siate assetati di verità e di autenticità e scoprirete in voi una dimensione che forse non conoscevate e che potremmo chiamare spiritualità.

In conclusione, don Giordano…

Vorrei rivolgermi agli insegnanti di religione, molti dei quali ho seguito in questi anni. La scuola oggi pone molte sfide e non è facile lavorarci, ma non scoraggiatevi mai. Non pensate mai che il vostro impegno sia inutile. Seminate con entusiasmo e con pazienza nel cuore dei ragazzi e dei giovani. Un giorno incontrando quei ragazzi diventati adulti (ne ho avuto più volte la prova) vi diranno che, se anche la religione non contava granché per il voto, voi siete stati importanti per la loro vita e vi ricordano ancora con affetto e riconoscenza. È la gratificazione più grande per un vecchio insegnante come me.