Leone XIV: “Rispettare la tregua olimpica in un mondo assetato di pace”

La lettera “La vita in abbondanza” sul valore dello sport è stata diffusa oggi, giorno di apertura dei XXV Giochi Olimpici Invernali. " Lo sport, un luogo in cui imparare a prendersi cura del proprio essere senza idolatrarlo"

Milano, piazza Duomo: il villaggio olimpico per le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 (foto Ansa/AgenSir)

Papa Prevost: “Abbiamo bisogno di strumenti che pongano fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto”

“La vita in abbondanza”, la lettera

“L’aggressività, la violenza e la guerra sono sempre una sconfitta per l’umanità”. Lo ribadisce il Papa, che nella lettera “La vita in abbondanza” sul valore dello sport – diffusa in occasione dei XXV Giochi Olimpici Invernali, in corso a Milano e Cortina d’Ampezzo fino al 22 febbraio, e dei XIV Giochi Paralimpici, che si svolgeranno, nelle stesse località, dal 6 al 15 marzo – rilancia lo strumento della tregua olimpica come veicolo di pace.

Uno strumento di pace. Da rispettare

“La tregua olimpica è stata riproposta in tempi recenti dal Comitato olimpico internazionale e dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite”, ricorda Leone XIV: “In un mondo assetato di pace, abbiamo bisogno di strumenti che pongano fine alla prevaricazione, all’esibizione della forza e all’indifferenza per il diritto”. “Incoraggio vivamente tutte le nazioni, in occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali, a riscoprire e a rispettare questo strumento di speranza che è la tregua olimpica, simbolo e profezia di un mondo riconciliato”, l’appello del Papa.

Nell’antica Grecia…

Nell’antica Grecia, scrive il Pontefice, la tregua olimpica “era un accordo volto a sospendere le ostilità prima, durante e dopo i Giochi Olimpici, affinché atleti e spettatori potessero viaggiare liberamente e le competizioni svolgersi senza interruzioni”. La guerra, al contrario, “nasce da una radicalizzazione del disaccordo e dal rifiuto di cooperare gli uni con gli altri”: “L’avversario è allora considerato un nemico mortale, da isolare e possibilmente da eliminare. Le tragiche evidenze di questa cultura di morte sono sotto i nostri occhi – vite spezzate, sogni infranti, traumi dei sopravvissuti, città distrutte – come se la convivenza umana fosse superficialmente ridotta allo scenario di un videogioco”.

Prima la persona

“La persona, secondo la visione cristiana, deve rimanere sempre al centro dello sport in tutte le sue espressioni, anche in quelle di eccellenza agonistica e professionale”, l’esordio della lettera, in cui il Papa ripercorre la storia dell’alleanza della Chiesa con il mondo dello sport, a partire da San Paolo fino a oggi. “Occorre impegnarsi affinché lo sport sia reso accessibile a tutti”, l’appello.

Incontro e non scontro

“La giusta competizione e la cultura dell’incontro non riguardano solo i giocatori, ma anche gli spettatori e i tifosi”, il monito di Leone, che mette in guardia dalla tentazione di trasformare il tifo in fanatismo, trasformando gli stadi in luogo di scontro invece che di incontro, attraverso “una forma di polarizzazione che porta alla violenza verbale e fisica”. “Qui lo sport non unisce ma estremizza, non educa ma diseduca, perché riduce l’identità personale a un’appartenenza cieca e oppositiva”, commenta il Papa: “Ciò è particolarmente preoccupante quando il tifo è legato ad altre forme di discriminazione politica, sociale e religiosa e viene utilizzato indirettamente per esprimere forme più profonde di risentimento e odio”.

Nuova religione?

“Non è raro che lo sport venga investito di una funzione quasi religiosa”, scrive il Pontefice: “Gli stadi sono percepiti come cattedrali laiche, le partite come liturgie collettive, gli atleti come figure salvifiche”. In questo contesto si inserisce anche il pericolo del narcisismo, in virtù del quale “l’atleta può rimanere fissato allo specchio del proprio corpo performante, del proprio successo misurato in visibilità e consenso. Il culto dell’immagine e della prestazione, amplificato dai media e dalle piattaforme digitali, rischia di frammentare la persona, separando il corpo dalla mente e dallo spirito”. “È urgente riaffermare una cura integrale della persona umana, nella quale il benessere fisico non sia disgiunto dall’equilibrio interiore, dalla responsabilità etica e dall’apertura agli altri”, l’invito: “Occorre riscoprire le figure che hanno unito passione sportiva, sensibilità sociale e santità”, come San Pier Giorgio Frassati.

“Quando lo sport smarrisce la sua dimensione umana e simbolica…”

Quando la tecnica non è più al servizio della persona ma pretende di ridefinirla, lo sport smarrisce la sua dimensione umana e simbolica, diventando un laboratorio di sperimentazione disincarnata”, il riferimento all’impatto delle nuove tecnologie sullo sport. Se praticato, invece, in modo giusto, lo sport diventa invece “strumento di integrazione e di dignità”, come dimostra l’esperienza di Athletica Vaticana, creata nel 2018 come squadra ufficiale della Santa Sede e sotto la guida del Dicastero per la Cultura e l’Educazione. “Qui lo sport non è spettacolo, ma prossimità; non è selezione, ma accompagnamento; non è competizione esasperata, ma cammino condiviso”, l’omaggio del Pontefice, che esorta anche a interrogarsi “sulla crescente assimilazione dello sport alla logica dei videogame” (gamification), che  “rischia di disancorare lo sport dal corpo reale e dalla relazione concreta”.

“Competere senza perdere la fraternità”

“Illuminare dall’interno il senso dell’agire sportivo, mostrando come la ricerca del risultato possa convivere con il rispetto dell’altro, delle regole e di sé stessi”. Sta in questo imperativo, per il Papa, il segreto di una buona pastorale dello sport, da implementare a tutti i livelli per rendere lo sport un luogo “in cui imparare a prendersi cura del proprio essere senza idolatrarlo, a superarsi senza annullarsi, a competere senza perdere la fraternità”. “Gli sportivi costituiscono un modello che va riconosciuto e accompagnato”, perché “la loro esperienza quotidiana parla di ascesi e di sobrietà, di lavoro paziente su sé stessi, di equilibrio tra disciplina e libertà, di rispetto dei tempi del corpo e della mente”. A sua volta, la vita spirituale “offre agli sportivi uno sguardo che va oltre la prestazione e il risultato. Introduce il senso dell’esercizio come pratica che forma l’interiorità. Aiuta a dare significato alla fatica, a vivere la sconfitta senza disperazione e il successo senza presunzione, trasformando l’allenamento in disciplina dell’umano”.