Pace a cinque cerchi

Parole chiare. Non lasciano spazio a fraintendimenti. Sono quelle pronunciate domenica scorsa, al termine dell’Angelus, da Leone XIV: «Venerdì prossimo inizieranno i Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, a cui faranno seguito i Giochi paralimpici. Queste grandi manifestazioni sportive costituiscono un forte messaggio di fratellanza e ravvivano la speranza in un mondo in pace. È questo anche il senso della tregua olimpica, antichissima usanza che accompagna lo svolgimento dei Giochi. Auspico che quanti hanno a cuore la pace tra i popoli, e sono posti in autorità, sappiano compiere in questa occasione gesti concreti di distensione e di dialogo».

Il Papa ha parlato di tregua olimpica. Ha ricordato un’antichissima usanza che veniva applicata durante i Giochi.

Durante queste battaglie incruente, si fermavano anche le altre, che vedevano spargimento di sangue. Lo facevano popoli antichi, di quelli che giudichiamo con distacco, a volte con disprezzo, perché li consideriamo più indietro di noi, meno civilizzati, quasi barbari. E invece, dall’antica Grecia e dai Romani impastati di cristianesimo e non solo abbiamo ancora da imparare, come ha indicato Prevost. Il medesimo auspicio è stato rivolto anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lunedì scorso al teatro alla Scala di Milano.

«Chiediamo, con ostinata determinazione, che la tregua olimpica venga ovunque rispettata – le parole del presidente -. Un grande evento globale come quello delle Olimpiadi lancia un messaggio al nostro tempo così difficile. Lo sport accoglie, produce gioia, passione, speranza, è rispetto per l’altro».

Due personaggi di caratura mondiale uniti in un unico pensiero che accomuna tanti in diversi luoghi della terra: il desiderio della pace. Invece le cronache degli ultimi giorni parlano di nuovi attacchi in Ucraina alla capitale Kiev stretta nella morsa del gelo. La popolazione si trova spesso senza acqua e senza riscaldamento.

Le centrali elettriche sono prese di mira e la popolazione civile soffre come non mai. Anche nella Striscia di Gaza si è tornati a sparare. Magari in maniera sporadica, ma si contano nuovi morti, nuove distruzioni, dopo lo scempio cui abbiamo assistito negli ultimi due anni, e si alimentano ulteriori tensioni. La pace rimane un obiettivo da raggiungere, per tutti.

Non una visione, un miraggio o un sogno, ma un’azione da praticare.

Trovarsi attorno a un tavolo a trattare e a dialogare è il primo passo. Si può iniziare anche dalle Olimpiadi.