Lettere
La riflessione: “Quaresima, invito a spogliarci di tutto per dare più spazio a Cristo”
Il nostro affezionato lettore Massimo "Pepe" Pieri riflette sul Mercoledì delle ceneri e sul tempo liturgico che inizia oggi in preparazione alla Pasqua
Pubblichiamo di seguito una riflessione del nostro affezionato lettore Massimo “Pepe” Pieri sul Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima.
Caro direttore,
iniziamo questo cammino di conversione verso il Signore, un cammino che durerà quaranta giorni, passo dopo passo. Se stiamo attaccati al Signore vivremo di sicuro un periodo quaresimale sontuoso. Perdonate l’iperbole ma volevo sottolineare, evidenziare proprio il bisogno che abbiamo di vivere aderenti alla persona di Gesù per poter assumere tutte le grazie possibili e arrivare a celebrare una Santa Pasqua come non la viviamo da anni.
Le sacre Ceneri
Per iniziare con il passo giusto la Quaresima ci viene dato un fortissimo aiuto. All’interno della celebrazione liturgica odierna si lascerà cadere sulla nostra testa (o si segnerà una croce sulla nostra fronte) delle ceneri ricavate da rametti di olivo o alte piante benedette: è l’Imposizione delle sacre Ceneri. Un rito penitenziale antichissimo che ancora oggi riesce a toccare il cuore di tante persone che di solito zoppicano nel loro cammino di tutti i giorni, saltando i santi appuntamenti della domenica, giorno del Signore, ma che non sanno resistere a questa liturgia penitenziale.
La nostra chiesa spoglia
È bene rispettare alcuni suggerimenti che ci possono aiutare e far penetrare in profondità ciò che celebreremo: il luogo, meglio, l’aula liturgica, cioè la nostra chiesa, sia spoglia. Sì, nuda e cruda come un sepolcro o una tomba. Quindi possiamo mettere via tutto ciò che può distrarci: fiori, piante e quant’altro. Questo svuotamento deve metterci in agitazione spirituale, deve scuoterci dentro, altrimenti non ci accorgeremo che siamo in Quaresima. Anche per le statue la miglior cosa sarebbe riporle in un luogo a parte. Niente addobbi per altare e ambone perché questi sono luoghi propri della risurrezione. Così anche per la tovaglia dell’altare maggiore, quella su cui celebreremo le nostre eucaristie, può essere sostituita da una più ridotta, semplicissima. Una cosa che non deve mancare è la croce ben in evidenza (se vi fosse infisso il Cristo sarebbe meglio velarla: velata non coperta). La chiesa spoglia ci può dare un grande aiuto. Anche noi siamo invitati a spogliarci di tutto per dare più spazio a Cristo, alla sua Parola, ai gesti liturgici che via via si susseguiranno.
Il silenzio liturgico
Altro aspetto da non sottovalutare è il silenzio liturgico. Oggi potremmo prendere più spazio, fare più pause tra le letture che sono sempre presentate un po’ troppo di corsa. Prendiamoci tempo, siamo con il Signore, stiamo con Lui. Attenzione ai canti liturgici. Una scelta fatta con la testa e non con il cuore. Molti sono tralasciati e accantonati ma possono essere d’aiuto. Si preferisca il silenzio a un canto che non ha a che fare con ciò che stiamo celebrando.
Alcuni accenni alla liturgia della Parola odierna
Il salmo 50 (51) conosciuto meglio come “il Miserere” è di forte impatto se recitato o cantato. Aiuterebbe a entrare meglio in ciò che si celebra. Un salmo profondo, mesto ma anche ricco di speranza per il perdono di Dio. Il ritornello è forte, è un’esplicita richiesta: “Perdonaci, Signore, abbiamo peccato”. L’invito di Paolo fatto ai Corinzi (2Cor 5,20-6,2) è uno sprono per noi a lasciarci riconciliare con Dio e non è da sottovalutare perché aiuta a ritrovare al momento favorevole la salvezza promessa. Matteo nella sua pericope (Mt 6,1-6.16-18) ci dà l’opportunità di rivedere il modo più santo e gradito da Dio per parlare con Lui che è la nostra preghiera personale. Trovare spazio e tempo da dedicare a Lui: il solo che vede nel segreto. E proprio lì, dove non ci sono distrazioni si può arrivare ad ascoltarlo bene.
Facciamo come il Poverello
Si racconta che san Francesco di Assisi (di cui quest’anno celebriamo gli 800 anni della morte) quando sentiva di essere visitato dallo Spirito o volesse staccarsi da ciò che lo circondava, si accucciava stringendosi al petto le braccia a forma di croce e indossava il cappuccio. Potremmo usare questo rimedio. Sentiamo la necessità di avere un momento vis-a-vis con il Signore ma siamo impossibilitati di andare in chiesa? Facciamo come il Poverello, un uomo che ha fatto della sua vita una penitenza gioiosa, ci stringiamo dentro la nostra giacca e, tirato su il bavero o il cappuccio, ci accucciamo dentro di noi.
Sia il nostro un cammino penitenziale
Il nostro “silenzio” sarà la nostra cella e nel silenzio della nostra cella virtuale potremo ascoltare e dialogare con Gesù. Questo non ci toglierà dalla partecipazione con tutti i fratelli e sorelle perché alla domenica vivremo la condivisione del Pane spezzato, l’ascolto della Parola e la raccolta delle nostre rinunce per le necessità dei poveri che segneranno il passo della nostra condivisione. Allora vivremo sì una santa Quaresima e festeggeremo bene la Pasqua. Il Signore ci conceda una vera conversione del cuore. Sia il nostro un santo cammino penitenziale: Buona Quaresima.