Referendum Giustizia, presentato a Cesena il Comitato per il Sì

È composto da avvocati del foro di Forlì-Cesena

Scende in campo il Comitato Sì Riforma di Forlì-Cesena, che si è costituito in corsa per portare il suo contributo alla campagna referendaria del 22 e 23 marzo.

“Vogliamo fare informazione chiara e trasparente, portando avanti le nostre idee su questa riforma che non riguarda solo noi professionisti del diritto che frequentiamo ogni giorno le aule di tribunale, ma tutti i cittadini”, spiega Jonathan Baratella, il coordinatore provinciale del comitato fondato da alcuni avvocati, ma aperto a tutta la cittadinanza.

Presentazione a Cesena

La presentazione ufficiale è avvenuta questa mattina a Cesena, e le prime iniziative saranno a supporto dei due eventi sul territorio (il 21 febbraio a Forlì con il ministro Nordio e il 23 febbraio a Cesenatico con il sottosegretario Dalmastro) organizzati dal comitato nazionale Sì Riforma, per poi muoversi in autonomia con volantinaggio e altri incontri.

Non siamo un’espressione politica ma vogliamo affrontare la questione entrando nei meccanismi tecnici, lontano da diktat ideologici – afferma l’avvocata Isabella Castagnoli -. Questa riforma ci permette di entrare in tribunale in una posizione di assoluta parità con i nostri corrispettivi, i pubblici ministeri, che è fondamentale per un giusto processo. Le eccezioni sollevate da chi si schiera per il ‘no’ non sono sulla norma. Le ragioni del ‘sì’ sono necessarie e in evoluzione naturale con la storia del nostro Paese ”.

Sono diverse, e molto contestate, le innovazioni principali della riforma, in primis la separazione delle carriere dei magistrati. “Un percorso diverso tra magistrati giudicanti e magistrati inquirenti metterà il giudice in una posizione di reale distacco, rendendo evidente l’equidistanza tra accusa e difesa. Nello stesso tempo il pubblico ministero avrà una formazione più specifica per le indagini e dunque sarà più competente”, prosegue Castagnoli.

Lo sdoppiamento dei Csm

La riforma interviene anche sul Consiglio superiore della magistratura (Csm), organo da cui dipende la carriera dei magistrati e che attualmente si occupa anche dei provvedimenti disciplinari. Con il ‘sì’ diventeranno due Csm distinti: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica, dove un terzo dei membri sarà deciso tramite sorteggio (scelti da un elenco approvato dai due rami del Parlamento tra docenti universitari e avvocati con almeno 15 anni di esperienza).

“I due Csm porteranno a una situazione molto più equilibrata e la casualità dell’estrazione ridurrà il peso delle ‘correnti’, diventati ormai dei centri di potere per la gestione delle nomine, soprattutto quella di Magistratura democratica che detiene la maggioranza degli iscritti – ritiene Castagnoli -. Inoltre con l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare la responsabilità del magistrato sarà verificata in modo più serio. D’altronde questo avviene già per tutti gli altri ordini professionali, che hanno un organo disciplinare a parte”.

Retaggi “dell’inquisizione”

“Gli avvocati sono il punto di contatto tra i cittadini e il sistema della giustizia, per questo siamo sensibili al tema – è intervenuto Giordano Anconelli, avvocato forlivese di lunga esperienza –. In Italia c’è ancora il retaggio del tribunale dell’Inquisizione, ma in un’aula di tribunale si entra con la presunzione di innocenza. Basti pensare poi che in Europa solo Romania e Bulgaria non hanno le carriere separate e che il nostro Paese è il primo in Ue per la spesa dei risarcimenti per gli errori giudiziari”.