Cesena
I rischi del web? Genitori responsabili anche quando i figli sono affidati a terzi. Conoscere per difendersi
Incontro con la Polizia postale al liceo Righi per offrire strumenti a genitori e ragazzi
Il furto di un profilo PayPal frutta 247 dollari alla criminalità informatica. Le truffe sono parte di un sistema criminale che agisce su larga scala. Al liceo Righi di Cesena la Polizia postale ha fornito strumenti e informazioni per genitori e ragazzi
Lo sapevamo?
Lo sapevamo che il genitore risponde per “culpa in educando” e “culpa in vigilando” anche quando il proprio figlio minore è affidato alla vigilanza di un terzo, per esempio alla scuola? Lo sapevamo che gli account sono un ghiotto bottino per i criminali dell’informatica? Un profilo Facebook frutta 5 dollari, uno Netflix 8 dollari, quello di PayPal è quotato a 247 dollari per tutti i dati personali e bancari contenuti.
Lo sapevamo che ciò che si pubblica sui social può generare un problema? C’è chi ha postato la propria carta di identità con tutte le conseguenze del caso, chi è stato licenziato per essersi mostrato on line con una pistola giocattolo, chi ha pubblicato foto e foto dei propri figli impedendo loro, in futuro, se lo volessero, di eliminarle dal web.
Sistemi criminali organizzati su larga scala
Sì, forse lo sapevamo, ed è una buona notizia, ha detto l’ispettore Bardari della Polizia Postale lo scorso 10 febbraio in occasione dell’incontro organizzato dal Liceo scientifico “Augusto Righi” di Cesena e rivolto alle famiglie, sull’uso dei dispositivi, sui rischi delle comunicazioni sociali e sulle responsabilità degli adulti nei confronti dei minorenni. Il pomeriggio, aperto dal questore di Forlì-Cesena Claudio Mastromattei (vedi pezzo richiamato al link qui sotto), è continuato con con l’ispettore Ulrico Bardari, alle spalle anni di indagini per la Polizia postale, tra le quali operazioni relative alle attività delle Brigate Rosse e al contrasto della pedo-pornografia internazionale.
“Nonostante la mia lunga esperienza, oggi che sono padre di una ragazza di 15 anni – ha esordito l’ispettore – vedo le cose in maniera diversa. Navigare in rete e utilizzarne gli strumenti senza averne piena consapevolezza è il primo e più grave errore che possiamo fare”, ha sottolineato più volte il poliziotto.
Il crimine che agisce in rete e dà vita alle truffe di cui ogni tanto si sente parlare (per esempio la truffa Whatsapp del codice a 6 cifre dietro la quale c’è il furto del profilo, oppure lo Stream-jacking che colpisce youtube creando fasulli canali di personaggi famosi cui indirizzare gli utenti) nasconde un sistema organizzato per attività delittuose su larga scala.
Google sa tutto di noi
Google sa tutto di noi, avverte l’ispettore, conosce i nostri archivi digitali, sa dove siamo e dove ci spostiamo, gli indirizzi fisici e virtuali che frequentiamo, i nostri dati, nascita, numeri di telefono, password, vede i nostri video, i nostri acquisti, ascolta i nostri comandi vocali. E non lo fa perché siamo simpatici, ma “per studiarci e capire come indurci a compiere azioni future – ha spiegato l’ispettore -. Come lo fanno? I robot analizzano i nostri comportamenti attraverso gli agreement che abbiamo espresso”.

L’economia di oggi si nutre delle nostre informazioni personali
Le informazioni che ci riguardano sono l’oggetto dell’economia attuale. Quell’economia è nelle mani di pochissimi, dei pochissimi che hanno a che fare con i telefoni che tutti utilizziamo, tutti i giorni. Tutto ciò che non è strumentale alla propria vita, va a favore di questi pochi ricchissimi.
Il tema fondamentale su cui soffermarsi, ha focalizzato l’ispettore Bardari, è quello del tempo di permanenza sui dispositivi. Siamo certi che siano i giovani a essere più in pericolo degli adulti oppure bisogna accettare che non ci troviamo davanti a un problema dei minori, ma a un problema di salute pubblica?
Come vincere le elezioni?
Lo scandalo di Cambridge Analytica, dal nome della omonima società di consulenza britannica, ha mostrato come l’uso combinato di dati e l’analisi degli stessi unito a studi di psicometria, e dei comportamenti umani, abbiano permesso di confezionare messaggi di precisione strategica per influenzare le campagne elettorali degli Stati Uniti del 2016, del Kenia nel 2013 e nel 2017. E tra gli altri il referendum sulla Brexit in Inghilterra, sempre nel 2016.

Quali difese adottare?
Qual è la strategia per difendersi e vigilare sui figli? Il genitore deve assumersi una corresponsabilità, ovvero la responsabilità delle azioni dei figli, non il potere su di loro, ma il dovere di istruirli ed educarli secondo il principio “del buon padre di famiglia”, che compete tanto al genitore operaio in fabbrica quanto al genitore professore di università.
Ci sono anche strumenti informatici per farlo, come le app che consentono il parent control (Family link, per citare la più conosciuta) capaci – tra l’altro – di geolocalizzare il minore, vedere ed eventualmente quantificare il tempo che trascorre sui social e su quali social. Esiste anche una app della Polizia postale, YouPol, che l’ispettore consiglia caldamente di scaricare, utile per ogni evenienza.
Chi conosce è libero
C’è soprattutto l’autorevolezza dell’adulto e del suo esempio. Nel 2024 gli incidenti con lesioni per uso del telefono alla guida sono stati 173.364. Se un ragazzo vede un proprio docente o genitore guidare guardando il cellulare, come potrà ritenerlo una figura educativa di riferimento? Lo strumento fondamentale per la prevenzione è la conoscenza. Di qui l’impegno della Polizia postale per la divulgazione e la formazione nelle scuole sul tema, a partire dalle medie inferiori (dopo è già tardi). Perché solo chi è istruito è davvero libero.