Capitale della Cultura 2028, Lattuca all’audizione: “Luoghi diversi ma coesi”

A supporto del progetto ci sono anche i due vescovi, Livio Corazza e Antonio Giuseppe Caiazzo

La compagine forlivese e cesenate all'audizione

Si è appena conclusa a Roma l’audizione per Forlì con Cesena Capitale italiana della Cultura 2028.

Cordata romagnola

A illustrare il progetto, in mezz’ora, il sindaco di Forlì Gian Luca Zattini e quello di Cesena Enzo Lattuca. Con loro Gianfranco Brunelli, presidente del comitato scientifico per la candidatura. Nella sala Spadolini del ministero della Cultura, a supporto del progetto “I sentieri della bellezza”, ci sono anche decine di amministratori locali, il presidente della Regione Michele De Pascale e i due vescovi, Livio Corazza della diocesi di Forlì-Bertinoro, e Antonio Giuseppe Caiazzo di Cesena-Sarsina (vedi notizia al link in coda).

L’intervento di Lattuca in uno scatto dell’arcivescovo Caiazzo

L’intervento di Lattuca: “La forza di un territorio”

“Siamo un territorio omogeneo, ma non omologabile”, ha detto Lattuca nel suo intervento, ponendo l’accento su “Luoghi tanto diversi accomunati da una forte coesione sociale”.

Di seguito, il testo integrale letto dal primo cittadino di Cesena.

I Sentieri della Bellezza attraversano un territorio ampio e vario, che va oltre le città di Forlì e Cesena protagoniste di questa candidatura. Seguendo questi sentieri si scopre un territorio omogeneo per molti aspetti ma non omologabile, pieno di tratti caratteristici e originali. Siamo una comunità provinciale di quasi 400mila abitanti che unisce la pianura con le città, i capoluoghi collocati sulla linea della via Emilia, le colline, l’Appennino, la riviera: dai boschi del Parco nazionale delle foreste casentinesi, alla centuriazione romana della pianura bonificata nei secoli, fino ad uno stretto e prezioso sbocco sul mare Adriatico, il cui simbolo è senza dubbio il leonardesco porto canale di Cesenatico con le sue vele. Luoghi tanto diversi accomunati da una forte coesione sociale. La cooperazione qui è storia viva, che abbraccia l’impresa sociale e un tessuto diffuso di volontariato fatto di oltre mille associazioni, di solidarietà, creatività e impegno civico.

In questo territorio, la cultura non è solo un evento (eppure non vediamo l’ora di farne tanti nel 2028) ma un’infrastruttura sociale. Il sistema culturale della provincia include siti storici e archeologici, musei, biblioteche, festival, borghi, e il patrimonio Unesco che tutela siti diversi, come la Riserva integrale di Sasso Fratino e la Biblioteca Malatestiana a Cesena: la biblioteca umanistica più antica conservatasi perfettamente fino ai giorni nostri, nell’architettura, negli arredi e nella dotazione libraria e allo stesso tempo una grande biblioteca di pubblica lettura per tutte le generazione, dai bambini di pochi mesi, ai giovani, agli anziani.

È un’economia solida, con oltre 35.000 imprese, che fanno da architrave a uno sguardo lungo e a progettualità ambiziose.

Cambio di paradigma

La candidatura ha portato con sé un cambio di paradigma: per la prima volta Forlì e Cesena sono pronte a presentarsi come un’unica destinazione culturale e turistica, grazie al protocollo siglato nell’aprile 2025 e alla governance condivisa e orientata oltre il 2028. Abbiamo già numeri solidi: oltre un milione di arrivi, crescita del turismo internazionale, e una grande esperienza territoriale, quella della riviera romagnola: il più grande distretto turistico balneare d’Europa. L’ecosistema turistico che abbiamo messo a punto tiene insieme grandi attrattori culturali, città costiere e aree interne, borghi e città, cultura diffusa e grandi eventi, in una rete in cui i concetti di centro e periferia vengono ridiscussi e in un’ottica di destagionalizzazione dei flussi turistici.

La candidatura si è sviluppata come un intreccio non come una sommatoria: anche il percorso partecipativo è stato tessuto come con relazioni incrociate fra le istituzioni, fra queste e i cittadini, fra elementi diversi del panorama culturale con tavoli intersettoriali, confronto tecnico-amministrativo tra le due città per una progettazione condivisa, quattro giornate tra Forlì e Cesena, che hanno fatto emergere memorie, desideri, bisogni reali. Il metodo partecipativo rimane come eredità del territorio, come ecosistema di relazioni destinato a modificare in modo permanente il modo di fare cultura e i rapporti tra i diversi attori.

Giovani e università

L’arrivo dell’Università è il fatto storico più importante degli ultimi 30 anni per la nostra Provincia. Un distretto formativo integrato che fa capo ai due campus universitari nati fuori dal provincialismo sotto l’egida prestigiosa dell’Alma mater studiorum: oltre 12mila studenti, ricerca, innovazione con ricadute sulla visione economica e sulla vitalità culturale trascinata dai giovani. I giovani non come target, ma come co-autori e motori della Capitale della Cultura. Lo sforzo congiunto dell’intero territorio va verso investimenti concreti su studentati, nuove facoltà, Tecnopolo, ricerca.

Dal percorso partecipativo è emersa una richiesta chiara: più spazi per creatività, protagonismo giovanile, socialità culturale. In risposta a questa richiesta: giovani giornalisti, studenti e creativi saranno parte di una redazione diffusa, che offrirà un racconto della capitale capillare, attento ai nuovi linguaggi e alle realtà locali. In accordo con la Scuola di Interpretariato di Forlì agiranno non soltanto da ambasciatori linguistici, ma affiancheranno anche le delegazioni facendosi ambasciatori dell’accoglienza, grazie a uno speciale focus sui codici culturali impliciti.

Il nostro Dipartimento di Informatica e Ingegneria guiderà un team di ricercatori e giovani creativi per costruire l’ecosistema digitale della Capitale. L’intelligenza artificiale sarà uno strumento al servizio della conoscenza e della partecipazione culturale. L’identità e l’immagine della Capitale saranno in gran parte frutto della sensibilità, della creatività e del racconto giovanile. La forza di un territorio è nella qualità delle relazioni che sa costruire e nel coraggio di investire sul futuro. Noi abbiamo scelto di farlo insieme. Ora siamo pronti a farlo davanti al Paese.

Nel blu dipinto di blu

Durante l’audizione, prima delle domande della commissione, sono intervenuti anche Francesca Di Fazio, direttrice Junior Ert Emilia-Romagna Teatro, Carla Icardi per il percorso enogastronomico che ha in Pellegrino Artusi il fulcro, il professor Alessandro Talamelli, coordinatore del progetto Ciclope, con il tema del volo, che ha dato il “la” al coro del Conservatorio Maderna Lettimi, che ha intonato “Nel blu dipinto di blu” (il video sotto).

*** NOTIZIA IN AGGIORNAMENTO ***

I vescovi Caiazzo e Corazza
La delegazione dopo l’audizione