Riaccendere nei ragazzi “dispersi” la passione per la scuola

L'Educativa di strada di Cesena ha "intercettato" lo scorso anno centinaia di studenti

I partecipanti alla conferenza stampa di oggi in Comune a Cesena

Ragazzi senza prospettive, convinti che la scuola sia inutile, senza adulti di riferimento. Molti di loro si trovano a fare “buco” alle lezioni in modo ripetuto, aspettando la fine di un obbligo scolastico (16 anni) vissuto come una costrizione.

Attività in strada, laboratori a scuola

A loro si rivolge il progetto “Savana” dell’Educativa di strada di Comune Cesena e Asp Cesena – Valle Savio. Attivo dal 2023, il progetto si è espanso anno dopo anno grazie anche a fondi europei (36mila euro annuali), cui si aggiungono 30mila euro di risorse degli enti locali.

I dati relativi all’anno passato sono stati resi noti questa mattina in una conferenza stampa a palazzo Albornoz. Si tratta di 120 uscite, per 400 ore di attività, durante le quali gli operatori hanno instaurato relazioni significative con 347 ragazzi, intercettati in gran parte al centro commerciale Montefiore o in biblioteca Malatestiana. L’attività è proseguita poi all’interno delle scuole, con otto laboratori negli istituti professionali Comandini e Macrelli, in collaborazione con l’associazione Pellicano – Binario 5, che hanno coinvolto 203 studenti in 106 ore di attività.

Senza alcuna visione di futuro

«I ragazzi del biennio delle superiori hanno bisogno di essere visti, guardati – ha spiegato l’assessora alla scuola Maria Elena Baredi –. Per questo abbiamo proposte per riportarli a scuola anche attivando attività al di fuori di essa e laboratori che rendano la scuola più seducente agli occhi di chi non sente più di appartenere a quel luogo».

La maggior parte dei ragazzi “intercettati” dall’Educativa di strada è di sesso maschile, 15 anni circa, di origine straniera: «Quando si allontanano dalla scuola perdono anche le relazioni  – ha commentato il presidente dell’Asp Andrea Pullini – per questo i laboratori negli istituti sono pensati per riappassionarli alla scuola».

Un riavvicinamento che spesso avviene nonostante la famiglia, nuclei composti da genitori sempre più assenti: «i giovani non riescono a proiettarsi nel futuro e non riescono a capire come la scuola possa aiutarli a farlo – aggiunge Baredi –. In molti casi ci sono genitori con la terza media che danno loro ragione, ma al giorno d’oggi per poter lavorare è indispensabile ottenere almeno una qualifica professionale. E tanti di quelli che hanno mollato la scuola se ne accorgono tardi, arrivati a vent’anni».

Coloro che affiancano i ragazzi diventano una guida per loro: «In strada cercano punti di riferimento adulti che mancano – spiega Federica Fantozzi, coordinatrice servizi e progetti per la prevenzione del disagio giovanile –. Gli operatori mostrano loro qualità che i ragazzi non credevano di avere, riavvicinandoli non solo alla scuola».

«I nostri operatori – sottolinea l’assessora ai Giovani Giorgia Macrelli – dimostrano ai ragazzi che possono davvero costruirsi un futuro, accompagnati dalle diverse agenzie educative della città».

Una mostra con gli scatti dei ragazzi

Proprio al centro commerciale Montefiore, dove la maggior parte dei ragazzi intercettati ciondolava senza meta in orario scolastico, in certi casi con comportamenti sopra le righe, aprirà questa settimana una mostra che li vede protagonisti.

«Abbiamo dato ai ragazzi il potere della macchina fotografica» ha rimarcato l’assessora Macrelli. Il laboratorio fotografico, esposto da venerdì 13 marzo (inaugurazione alle 15) fino al 12 aprile, permetterà di vedere quel luogo attraverso gli occhi dei ragazzi. A ciascuno di loro, nei mesi scorsi, è stato chiesto di raccontare, attraverso un’immagine, un momento della propria esperienza all’interno del centro commerciale: un dettaglio, una prospettiva personale. Le immagini compongono un mosaico di punti di vista che raccontano il centro non solo come luogo di consumo.

Plausi dal mondo della scuola

In conferenza stampa è intervenuta anche la docente Annachiara Ferriero, all’istituto Comandini dal 2008: «per mia scelta insegno in questa scuola bellissima con una utenza bellissima» ha sottolineato, sgombrando il campo dai luoghi comuni che troppo spesso gravano sugli istituti professionali.

«Il lavoro che loro fanno è fondamentale per noi – ha aggiunto, riferendosi all’attività dell’Educativa di strada – e conforta sapere che i ragazzi cui vogliamo bene non sono abbandonati».

Per quanto riguarda l’attività al di fuori della scuola, e i laboratori all’interno degli istituti, questa non può prescindere comunque dalla formazione vera e propria: «Nessuno più oggi abitua i giovani alla fatica. Le scuole, però, andrebbero messe nelle condizioni di operare al meglio, con psicologi e pedagogisti in ogni istituto e con classi più ridotte, non da 30 persone» conclude Ferriero.

Un tema, questo, che rimanda al livello nazionale: «Purtroppo il mondo della scuola, negli anni, ha vissuto solo di tagli, da parte di Governi di ogni colore politico – ha commentato l’assessora Baredi –. Ancor prima di una riforma dei cicli scolastici sarebbe urgente una riduzione degli studenti a non più di venti per classe, magari approfittando del calo demografico. Sarebbe un grande investimento sul futuro dei ragazzi».