Rubicone
San Mauro Pascoli. Imprese. Nel mare degli scampoli, Franca e famiglia vestono gente e barche
Un'impresa alla terza generazione, dietro al banco nonna, figlio e nipote
L’attività sammaurese è nata nel 1972 e oggi è gestita dalla terza generazione della famiglia Luca Casadei: “Oggi il 70 per cento delle persone non sa cucire un bottone. Quindi glielo facciamo noi”
Gabardine, bouclè e stoffe per tutti i gusti
Chiedile il gabardine, ce l’ha. Vuoi il bouclé? Te lo trova. Ti serve il tweed? Eccolo, dietro il frescolana. Anche il lino e l’organza… Il muro di rotoli di stoffa di vari colori e dimensioni alle spalle del banco della Franca degli scampoli fa parte dell’immaginario di moltissimi clienti, locali e non. Sopra al banco le maxi- forbici per tagliare le altezze giuste, il metro morbido, gli spilli e tutto il corredo che serve in un negozio come quello di piazza San Cono a San Mauro Pascoli.
Dietro al bancone Franca, Luca e Asia
Franca, Luca e Asia sono oggi i volti di una storia che dura dagli inizi degli anni 70. La storia ha un titolo: Franca Scampoli, anno di apertura 1972 quando Franca Garattoni, oggi gagliarda 87enne che tutti i giorni presenzia dietro il bancone del laboratorio, si mette in proprio. Dipendente della savignanese Alea per 10 anni, una volta diventata mamma la donna lascia quella che all’epoca era una delle aziende più importanti a livello provinciale e non solo, per iniziare la sua avventura personale di camiciaia. Poi il mercato si allarga e arriva il negozio, sempre ben rifornito grazie a buoni contatti con i rappresentanti del settore e un cugino a Prato che le invia scampoli pregiati e di qualità.
Tre generazioni
Tempo una decina d’anni e poco più e dietro al bancone la affianca il figlio, Luca Casadei. Il lavoro intanto cambia, anche se non vertiginosamente come negli ultimissimi anni quando negli affari di famiglia fa il suo ingresso la terza generazione, Asia, figlia di Luca e nipote di Franca, oggi al timone. L’arrivo della ragazza è stato in parte casuale, racconta lei stessa. “Mi sono laureata in giurisprudenza in piena pandemia Durante la chiusura mi era difficile guardarmi intorno nell’ambito del mio percorso di studi – spiega -. Così ho avuto occasione di essere più presente in negozio, che nel frattempo si era riconvertito nella produzione di mascherine. Una volta tornata alla normalità, ho scoperto che non ero fatta per stare dietro a una scrivania, ma per incontrare persone e svolgere un lavoro dinamico. In negozio avrei anche potuto portarci qualcosa di mio”.
In squadra, compatti
La squadra, più che mai compatta, si è divisa il lavoro. Franca si occupa del primo contatto con la clientela, eroga consigli e mette l’esperienza, Luca e Asia gestiscono produzione, amministrazione e tutto il resto. “Il lavoro non è più lo stesso, c’è stato uno stravolgimento – analizza Luca -. Nei primi tempi per procurarsi i tessuti si partiva da Biella, si toccava il varesotto, il pratese in Toscana per arrivare fino a Napoli, andando a chiedere direttamente alle fabbriche i pezzi di stoffa. Questo accadeva almeno una volta alla settimana. Non sempre andava bene, dovevi essere svelto, arrivare presto e accaparrarti quello che ti interessava, perché la vendita c’era e bisognava avere magazzino rifornito, poi c’era la trattativa, bisognava spuntare il prezzo e se eri conosciuto era più facile”.
Oggi il 70 per cento delle persone non sanno attaccare un bottone
Oggi acquistare e vendere non basta più. Devi affiancare il servizio perché la manualità e la sartorialità casalinga che si conoscevano ancora mezzo secolo fa, è quasi perduta. “Non c’è più la sartina in casa. Oggi le mie personali statistiche mi dicono che il 70% delle persone non è capace di attaccare un bottone – commenta il venditore -. A questo punto oltre al tessuto, devo darti il servizio di confezione e anche tutto ciò che serve, dalla cerniera, al filo, al fusto al contatto con la sarta”. Il nuovo fronte del business di Franca Scampoli sono l’arredo e la tappezzeria. “Ci occupiamo molto di forniture alberghiere e per la nautica, fornendo anche il montaggio del prodotto. Alla fine realizziamo divani, tende e tutto quanto ha a che fare con stoffe, anche contract. Per non dire dell’amministrazione. Passa tutto dal web. Quarant’anni fa non c’erano il telefonino, Internet e l’home banking. Non solo, devi essere anche un po’ psicologo. Chi entra in negozio chiede un tessuto senza conoscere il settore, senza sapere esattamente se è davvero quello di cui ha bisogno per realizzare la propria idea. Sta a noi del mestiere capire cosa c’è dietro a quella richiesta”.
Gli imprenditori premiati da Confcommercio lo scorso gennaio, in occasione degli 80 anni dell’associazione di Forlì-Cesena che ha voluto consegnare un riconoscimento alle aziende presenti sul territorio da più di 50 anni

Una bella storia di famiglia
Il risultato sono tante ore passate tra consulenze, accoglienza dei clienti, progettazione, produzione, acquisti, ricerca, dentro un contesto di piccola azienda fra concorrenti giganteschi. La pressione del mercato è molto forte. Come si fa a reggere? “La nostra fortuna è che abbiamo sempre mantenuto un livello familiare. Ce la facciamo perché la famiglia è sempre stata unita, abbiamo sempre condiviso il bene e il male, ci siamo sempre aiutati – riflette Luca Casadei -. Ci dividiamo un po’ tutto e così il progetto funziona”.
Asia intanto pensa e sorride a chi entra in negozio. Sa che i tanti rotoli alle sue spalle appartengono a una storia diversa e che oggi serve dargli una seconda vita, selezionare, trasferire on line e parlare la lingua giusta. Il passo immediato sarà il sito aziendale, ce la farà a guidare da sola l’impresa? “Si, da sola ma con loro dietro – si gira Asia cercandoli babbo e nonna con lo sguardo -. Sai cosa ti dico? La Franca a 87 anni ha ancora una visione attuale che io sfiderei chiunque, molte volte ci capiamo meglio io e lei che con il babbo…”.
in foto, Asia Casadei con il padre Luca
