Cesena
La “Rosa di Anita” fiorisce in Brasile: Cesena e Urussanga unite nel segno della Donna
Iniziativa simbolica in occasione della Giornata internazionale della donna
In occasione della Giornata internazionale della donna, sabato 7 marzo scorso, la città di Urussanga (Stato di Santa Catarina, Brasile) ha inaugurato in Piazza Anita Garibaldi la Rosa di Anita. L’evento crea un nuovo ponte culturale tra l’Italia e il Brasile, rafforzando l’impegno per i diritti umani e la valorizzazione della figura femminile.
Anita Fidelis, un progetto internazionale
L’iniziativa si è svolta durante il tradizionale Caffè in piazza, alla presenza di numerose autorità e di una delegazione dell’Istituto culturale Anita Garibaldi di Laguna, ed è stata promossa dal Municipio di Urussanga con la sindaca Estela Talamin. Lo fa sapere tramite comunicato stampa, Andrea Antonioli, presidente del Centro studi Olim Flaminia aps di Cesena.
La Rosa di Anita è un ibrido botanico sviluppato in Italia dal ricercatore Giulio Pantoli. È giunta in Brasile tramite il progetto internazionale Anita Fidelis, ideato dagli autori cesenati Andrea Antonioli, Giampaolo Grilli e Alessandro Ricci. Il progetto ha una portata globale e ha già visto la rosa piantata in luoghi simbolo come New York e Roma e numerose città italiane e località negli Stati brasiliani di Paraná, Rio Grande do Sul e Santa Catarina.
Simbolo contro la discriminazione e la violenza
La Rosa di Anita, scrive Antonioli, non è solo un fiore, ma un simbolo contro ogni forma di violenza e discriminazione sulle donne, di promozione dei diritti umani e dell’uguaglianza di genere e di valorizzazione della figura di Anita Garibaldi.
Il progetto Anita Fidelis è riconosciuto e tutelato da Onu, Unesco, Parlamento Europeo e Corpo Forestale nazionale.
Il legame tra Italia e Urussanga
Urussanga è un centro simbolo dell’immigrazione italiana, fondata nel 1878 da coloni provenienti principalmente da Veneto, Friuli e Trentino. La presenza della rosa, conclude Antonioli nella nota stampa, rappresenta quindi anche un gesto simbolico di emigrazione e un tributo alla memoria storica e al profondo legame con la madrepatria Italia.
Come ha dichiarato la sindaca Estela Talamin: «Accogliendo la Rosa di Anita dall’Italia, la nostra città riafferma il suo ruolo fondamentale nel preservare la memoria dell’eroina e il nostro legame indissolubile con i nostri padri italiani».