Cesena
Il prof Del Pero su Trump e Usa: “Si vuole ripristinare la sovranità perduta. L’imperialismo viene ostentato”
"Tra fatti e parole - chiarisce Del Pero - c'è molta coerenza -. Questa è un'amministrazione molto coesa, a differenza di quella precedente nella quale il presidente doveva fare i conti con un struttura non sempre a lui favorevole. Le parole sono importanti. Hanno una forza pedagogica immensa, se pronunciate dal presidente Usa"
L’anno spartiacque è stato il 2008, con il crollo del modello globalizzazione: tutti dipendevano da tutti
La storia è il cambiamento nel tempo
“La storia non si ripete. È il cambiamento nel tempo”. Sfata subito un luogo comune Mario Del Pero, già docente all’università di Bologna, al corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche con sede a Forlì. Da alcuni anni è approdato a Parigi, nel prestigioso Institut d’études politiques/SciencesPo, la fabbrica dei politici e dei diplomatici d’oltralpe e non solo, dove insegna Storia Internazionale, Storia degli Stati Uniti e Relazioni transatlantiche.
Logiche neo-imperiali
Il docente è intervenuto ieri al palazzo del Ridotto, introdotto dall’ex assessore alla Cultura Daniele Gualdi, su invito degli Amici della biblioteca Malatestiana sulla trasformazione dell’ordine internazionale avvenuta nell’ultimo periodo. Ordine nel quale norme e istituzioni della governance globale hanno perso in maniera progressiva legittimità ed efficacia e dove le principali potenze, a partire dagli Stati Uniti, agiscono sempre più in modo unilaterale, con modalità che paiono riecheggiare categorie e logiche neo-imperiali.

Dal trumpismo al sovranismo
Per cercare di storicizzare e spiegare le ragioni e i motivi del trumpismo, il professore ha fornito quattro parole chiave. La prima è sovranismo. “Lo spartiacque – dice Del Pero – è stato il 2008 (l’anno della grande crisi finanziaria globale, ndr). Avevamo vissuto la mobilità dei capitali, delle idee, delle merci e delle persone. In quell’anno si fermò la globalizzazione, con le sue catene di valore (le cosiddette supply chain)”. Il prof cita ad esempio un iphone che è costituito di 3000 pezzi diversi e la Nutella della Ferraro, per la cui realizzazione si deve ricorrere a numerosi paesi e a tantissimi prodotti diversi. Tutti dipendevano da tutti, in buona sostanza.
Oggi non siamo sovrani di noi stessi
Del Pero ricorda il precedente americano del 1919 con il 15 per cento della popolazione di nati all’estero, cui seguirono politiche di chiusura delle frontiere. Nel 1970 erano il 5 per cento. Oggi sono ancora il 15. “Questa integrazione – specifica il prof – ha generato interdipendenza. È dipendenza da uno straniero che non conosciamo. Il che significa che non siamo sovrani. Basta pensare a quel che accade oggi con il prezzo dei carburanti alla pompa della benzina. Il 2008, con la sua crisi globale ha mostrato con evidenza questa dipendenza”.
Si cerca di portare indietro le lancette della storia
Nel 2009 tre milioni di persone negli Usa hanno perso la casa. “Trump ha cavalcato questa paura di non poter essere sovrani di sé stessi – aggiunge Del Pero -. E ha deciso che era ora di ripristinare la sovranità perduta. Nel documento proposto alla fine del 2025, quello che ogni amministrazione americana produce ogni quattro anni, il National Security Strategy (NSS) parla di recupero della sovranità perduta”. In sostanza, chiosa il docente, “si cerca di portare indietro le lancette della storia”.
Imperialismo ostentato
La seconda parola è imperialismo. “Questa è un’amministrazione che usa chiavi interpretative imperiali – dice Del Pero -. L’espansione territoriale è diventato uno degli obiettivi dichiarati degli Stati Uniti. La volta precedente era stato detto nel 1845”, senza timori verso questa ostentazione di forza. “Anzi – dice ancora Del Pero – questa politica imperiale è stata promossa. E questa posizione viene ostentata, in Iran, a Cuba, in Venezuela”.
Il suprematismo occidentalista
La terza parola è suprematismo. Gli Usa rispondono a due concezioni. Una è quella dell’aderenza ai principi della Costituzione, il cosiddetto mosaico americano, con la carta fondamentale che riconosce i diritti di tutti. Il secondo modello, “è quello essenzialista, che fa riferimento a un’essenza profonda e immutabile, cristiana e bianca”. Allora, l’obiettivo, secondo questa concezione, “è quello di preservare omogeneità ed essenza. È il cosiddetto suprematismo occidentalista. Secondo questa concezione, alcuni Paesi europei stanno diventando meno europei, perdono europeità. Trump cesserà di vederli come alleati”.
Un brand, nonostante le tante bancarotte
Infine, dice ancora Del Pero che parla per oltre un’ora senza stancare nessuno, Trump ha costruito un brand, nonostante le sue tante bancarotte, le finte università, i finti diplomi. “È stato un truffatore – prosegue il prof – ma grazie a un reality si è fatto conoscere”, sotto altre vesti. Da presidente “non ha fatto nulla per evitare conflitti di interesse”.
Il patrimonialismo
“Ha utilizzato il potere pubblico a fini privatistici – sostiene Del Pero -. I due stretti collaboratori, Steve Witkoff (inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente) e il genero del presidente, Jared Kushner, non parlano solo di sicurezza e di geopolitica, ma trattano anche di affari”. L’esempio eclatante è stato fornito dal board of peace che altro non è che un comitato d’affari presieduto da Donald Trump a vita, non come presidente Usa, ma come privato cittadino. Un fatto per nulla dissimulato. È il cosiddetto patrimonialismo.
Iran, o si alleano o verranno decapitati
Del Pero riserva un ultimo pensiero all’attuale guerra in Iran. “Non credo non ci sia un disegno, come qualcuno sostiene. Penso che l’obiettivo sia indebolire l’Iran in maniera drastica. O si alleano con noi o noi li decapitiamo”, è il pensiero non detto, sostiene Del Pero. Con l’egemone indiscusso, che a parere del prof, è Israele.
Coerenza tra parole e fatti. E le parole sono violente
Al docente di Storia americana il pubblico riserva una raffica di domande cui risponde partendo dall’ultima. Bisogna credere a quel che dice Trump, visto che si contraddice spesso e i fatti tante volte non corrispondono ai proclami? “Tra fatti e parole – chiarisce Del Pero – c’è molta coerenza -. Questa è un’amministrazione molto coesa, a differenza di quella precedente nella quale il presidente doveva fare i conti con un struttura non sempre a lui favorevole. Le parole sono importanti. Hanno una forza pedagogica immensa, se pronunciate dal presidente Usa. Se lui parla così, il resto del Paese è autorizzato ad agire come sta facendo. Le due uccisioni recenti da parte di agenti dell’Ice sono il frutto di quel che dice il presidente”. È una chiara “ostentazione di violenza e crudeltà. Cui segue impunità. Dalle parole trasuda violenza. Le parole rimangono problematiche”.