Festa del papà: al nord vive il 59 per cento dei padri che usufruiscono del congedo alla nascita

L'elaborazione dei dati Inps a cura di Save the children

Foto Siciliani Gennari /SIR

Nel Nord vive il 59% dei padri che ne usufruiscono del congedo alla nascita, mentre solo un quarto lo utilizza per intero. Dai dati elaborati da Inps e Save the children emergono anche marcate differenze per contratto, tipo di impiego e territorio, con Nord-Est e Nord-Ovest che registrano più giorni fruiti rispetto al Sud e alle Isole.

Non tutti i papà scelgono di prendersi cura dei figli nei primi giorni di vita

Nel 2024 l’utilizzo del congedo di paternità in Italia si conferma stabile, con oltre il 64% dei padri lavoratori dipendenti che ha beneficiato della misura. Dopo anni di progressiva crescita, il ritmo di aumento sembra essersi attenuato, lasciando apparire un quadro in cui la scelta di prendersi cura dei figli nei primi giorni di vita è diventata più diffusa, ma non ancora universalmente condivisa.

Dalle elaborazioni fatte da Save the Children sui dati Inps emerge un profilo piuttosto delineato dei padri che usufruiscono del congedo: hanno tra i 35 e i 44 anni (52% nel complesso), un impiego stabile e a tempo pieno e nella maggior parte dei casi risiedono nel Nord del Paese (59% degli utilizzatori, 107.273 padri) mentre al Centro e al Sud vivono rispettivamente il 19% (34.130 padri) e il 22% (40.236). La tipologia contrattuale incide sensibilmente sulla durata effettiva del congedo: i lavoratori full time utilizzano mediamente quasi due giorni in più rispetto ai part time (+1,9 giorni), mentre chi ha un contratto a tempo indeterminato sfrutta mezza giornata in più rispetto a chi è assunto a termine (+0,5 giorni). Anche la posizione lavorativa fa la differenza, con impiegati e dirigenti che ricorrono al congedo circa un giorno in più rispetto ai lavoratori manuali, mentre livelli retributivi più elevati risultano associati a un uso più contenuto della misura.

Il tempo dedicato ai figli incide sulla qualità della crescita

I dati mostrano che sempre più padri stanno compiendo un passo importante verso una maggiore condivisione delle responsabilità familiari, anche se persistono differenze legate al contesto lavorativo, economico e territoriale che continuano a influenzare questa possibilità. È necessario, pertanto, rafforzare strumenti che sostengano in maniera strutturale le famiglie poiché le scelte che riguardano il tempo da dedicare ai figli incidono direttamente sul loro benessere e sulla qualità della loro crescita. Investire in misure più eque, inclusive e accessibili significa investire nel futuro dei bambini e delle bambine del nostro Paese.

Papà in congedo soprattutto al nord

Sul territorio, la presenza dei padri che usufruiscono del congedo continua a essere fortemente concentrata nelle regioni settentrionali, dove vivono circa tre utilizzatori su cinque (59% – 107.273 padri). Lombardia (38,2% degli utilizzatori del Nord), Veneto (18,9%) ed Emilia-Romagna (16,8%) sono le aree che ne raccolgono il numero più alto, seguite da Piemonte (13,5%), Trentino Alto-Adige (4,4%), Friuli-Venezia Giulia (4,1%), Liguria (3,8%) e Valle d’Aosta (0,3%).

Mentre al Centro il Lazio (45% degli utilizzatori del Centro) e la Toscana (32,3%) rappresentano le regioni con la maggiore incidenza. Di seguito Marche (14,9%) e Umbria (7,8%).

Nel Mezzogiorno, pur con una distribuzione meno uniforme, emergono Campania (28,5% degli utilizzatori del Sud), Puglia (21,7%) e Sicilia (21,6%) come i territori in cui risiede la maggior parte degli utilizzatori, seguite da Abruzzo (9,2%), Calabria (7,5%), Sardegna (6,8%), Basilicata (3,1%) e Molise (1,6%).

Accesso disomogeneo

Differenze significative riguardano anche il numero di giorni fruiti: i lavoratori del Nord-Est e del Nord-Ovest usano un numero di giorni di congedo maggiori rispetto a quelli del Centro (rispettivamente +0,52 e +0,43 giorni), mentre al Sud e nelle Isole la fruizione è inferiore (-0,38 e -0,36giorni).

Nel complesso, sono 181.777 i padri che nel 2024 hanno utilizzato il congedo di paternità. Una cifra significativa, ma che invita a riflettere sulle condizioni che ancora rendono disomogeneo l’accesso a uno strumento fondamentale per il benessere dei bambini e per avanzare verso una più equa ripartizione del lavoro di cura.