A Napoli, Casadei vince il primo premio al concorso letterario “Il Paese in versi”

Primeggia nella categoria "Poesia in lingua italiana"

La mamma di Franco Casadei con i figli Bruno e Rosalba
La mamma di Franco Casadei con i figli Bruno e Rosalba

La poesia “Bruno e Rosalba”: un respiro trattenuto, con la capacità di riuscire a raccontare l’indicibile senza gridarlo, con immenso pudore

Franco Casadei primeggia nei concorsi letterari

Con la poesia “Bruno e Rosalba”, che il medico-poeta Franco Casadei ha scritto in memoria dei fratelli maggiori morti a 11 e 12 nel torrente Ausa, sulle colline romagnole, il cesenate ha vinto il primo premio della seconda edizione del concorso letterario tenutosi a Napoli con il titolo “Il Paese in versi”.

La motivazione: la grandezza sta nel pudore

La motivazione dice con chiarezza della scelta. “È un respiro trattenuto – si legge nella nota -. È il ricordo di chi resta e porta per tutta la vita il peso di un giorno che non si dimentica. Con una scrittura limpida, essenziale, priva di qualsiasi retorica, l’autore riesce a spalancare al lettore la ferita del lutto, ma lo fa con il pudore di chi conosce il dolore vero, quello che non ha bisogno di alzare la voce per farsi sentire. Due fratelli strappati alla vita, l’acqua che li inghiotte, il grembo materno che diventa rifugio e pianto”. E poi, più oltre: “La grandezza di questa poesia è proprio nel pudore, nel riuscire a raccontare l’indicibile senza gridarlo, trasformando una ferita personale in un’esperienza universale”.

Il testo della motivazione e della poesia

Qui sotto, nell’immagine, il testo della motivazione. Più sotto, la poesia “Bruno e Rosalba”, da rileggere per l’ennesima volta, in tutta la sua forza. Ci associamo ai complimenti all’amico e nostro lettore, Franco Casadei.

Bruno e Rosalba*

Quella sera, dopo la fiumana,

la riva sfaldata al gioco

delle vostre corse ingenue,

non siete tornati

.

e io, di tre anni, tre giorni

sulle ginocchia di mia madre,

abbracciato al suo dolore.

.

Adagiati su legni di porta, dalla bocca

un rivolo sottile di bava, di melma,

gente dai casali, dai vigneti

e donne e vecchie

 – un mormorio sommesso per l’aia –

chi si segnava, chi portava acqua

chi lenzuoli e fiori,

due uomini in nero dagli sguardi lunghi

.

e io, di tre anni, tre giorni

su quel grembo duro di singhiozzi

in attesa di un risveglio

come quando Rosalba e Bruno

si fingevano, per gioco, morti.

.

Stagioni di silenzio, di respiri grandi

come il vuoto, troppo lungo il gioco…

non aspetto più i loro scherzi,

i salti con la corda,

mia sorella che mi spettinava

.

quel 21 settembre piangevo

per venire con voi al fiume,

avreste custodito i miei tre anni,

vi avrei salvato, forse,

forse avete salvato me.

*In memoria di Rosalba e Bruno di 11 e 12 anni, fratelli maggiori dell’autore, annegati insieme

nel torrente Ausa che attraversa il terreno di proprietà della famiglia sulle colline romagnole.