Antonio Lombardi, cronista del mare di Cesenatico

“Il bravo giornalista si capisce dalle domande che fa”

Antonio Lombardi

Il giornalista Antonio Lombardi, corrispondente da Cesenatico per il quotidiano Corriere di Cesena, va a riposo dopo quasi 40 anni di mestiere. “Se tornassi indietro lo rifarei a occhi chiusi, mi ha reso felice”.

L’inizio alla Gazzetta di Romagna

Discreto, accurato, sempre presente. Antonio Lombardi, di Cesenatico, classe 1960, storica voce della cronaca cesenaticense, appende la penna al chiodo e va in riposo dopo quasi 40 anni di giornalismo.

La sua storia lavorativa, iniziata, 28enne, per la Gazzetta di Romagna di Edoardo Longarini e, chiusa la testata, proseguita per qualche anno al Messaggero, quando Raul Gardini portò in Romagna il giornale per cercare di spezzare il dominio del Resto del Carlino, è approdata nel 1994 al Corriere Romagna, nato per iniziativa di una cooperativa di giovani giornalisti, dal fallimento della Gazzetta di Longarini. Dal 1994, ovvero sin dall’inizio dell’avventura del quotidiano romagnolo, Lombardi approda a quella che poi è rimasta la sua casa professionale, il Corriere di Cesena, per il quale è stato corrispondente da Cesenatico e, occasionalmente, zone limitrofe. Il suo archivio racconta il terzo centro più grande della provincia di Forlì-Cesena.

Una passione che viene dal mare

Dopo tanti anni di mestiere, l’archivio di Antonio Lombardi raccoglie le tantissime e varie vicende che hanno riguardato il terzo centro abitato della provincia di Forlì-Cesena. Ma la sua passione per il giornalismo è nata da due grandi amori: la scrittura e il mare.

“Mi piaceva scrivere e mi piaceva il mare. All’epoca lavoravo come bagnino di salvataggio – racconta Lombardi -. Venni a conoscenza della presenza di un nuovo giornale in zona e così mi feci coraggio e portai alla redazione i primi articoli che parlavano del salvataggio dei delfini avvistati in mare e della salute delle acque. Ricordo che i pezzi pubblicati venivano siglati ma non firmati per esteso, perché la pubblicazione della firma non era una cosa semplice da ottenere”.

Il tema che riguardava la Riviera, accenna Lombardi, era quello dell’eutrofizzazione delle acque, dovuta all’eccesso di apporto di nutrienti e alle elevate percentuali di fosforo nei detersivi che innescavano uno sviluppo abnorme delle micro alghe. “Oggi il mare sta meglio rispetto ad allora, ci sono più tartarughe e più delfini, un buon segno, grazie a più controlli e meno fosforo in circolazione. Tutto questo si deve alla maggiore sensibilità ambientale che il turismo e la pesca necessariamente esigono”.

Il lavoro ha cambiato volto

Uno dei primi articoli, ricorda, riguardò il piano del traffico voluto dall’allora sindaco Giovanni Bissoni, nel 1989. Tanto tempo è passato e quell’esperimento per Lombardi è diventato un mestiere. “Ho affrontato tanti anni di gavetta, stringendo i denti e non aspettandomi di guadagnare soldi. Questo lavoro si fa per passione, chiede tante ore di impegno e tanta disponibilità, specialmente per un giornale locale”.

Un mestiere che negli anni ha cambiato volto. “Siamo partiti con la macchina da scrivere, con la quale abbiamo sostenuto l’esame dell’Ordine professionale, abbiamo lavorato con il fax, con il dimafono attraverso il quale si dettavano i pezzi, come nel periodo bellico, poi è arrivato il computer con la posta elettronica. Ora è superata anche quella e si scrive su whatsapp. Un ribaltamento a 360 gradi che interessa tanto anche i fotografi benchè anche a noi giornalisti siano richieste le fotografie oltre che fare i conti con i social. Non arrivi più primo, come un tempo, il mestiere è più impegnativo perché le notizie vanno date in tempo reale”.

Tutto parte dalla domanda giusta

Quali sono gli strumenti per fare tutto ciò? “Tanta modestia, informarsi, chiedere, non dare l’impressione di sapere ogni cosa – riflette il giornalista -. Tutto parte dalla domanda. Saper fare la domanda giusta, quella opportuna, che serve. Dalla domanda si capisce il valore di un giornalista. Poi ti puoi perfezionare in alcuni temi, ma in un giornale locale è fondamentale sapere scrivere di tutto, o quasi. Per esempio, in Romagna, la storia delle squadre di calcio locali fa tutt’uno con quella della comunità. Queste realtà sono nate con un risvolto sociale. Nel pieno degli anni ottanta, a Ponente come al Bakia, a Villamaria, Sala, Bagnarola,  sono state fondamentali per aggregare e socializzare, un antidoto al dilagare della droga e delle stragi del sabato sera. Per i giovani è stato fondamentale”.

Non è cambiato solo il mestiere, ma anche la città. “Di pari passo con le amministrazioni che si sono succedute, con l’innovazione tecnologica, la partecipazione del cittadino alla vita pubblica è aumentata, soprattutto attraverso i social. Ma è venuto meno il rapporto interpersonale. Davanti allo schermo si scrive di tutto, ma quando ci si incontra e ci si conosce, si smussano gli estremismi, le divisioni e le incomprensioni. Questa è la vera prevenzione, specie davanti a temi come l’integrazione, con gente che arriva da altrove e intendersi diventa più complesso”.

Con le armi della lealtà e della correttezza

Cambiamenti epocali che hanno chiesto una strategia di adattamento. “I rapporti interpersonali sono stati fondamentali. Mantenere la lealtà e la correttezza ha fatto sì che le persone sapessero di potersi fidare di chi avevano davanti, ed è molto importante”. Sono state più le cose che hai scritto o quelle che non hai scritto? “Ci sono state cose che non ho scritto, a volte, per non ferire, per non entrare troppo nel privato. Autocensure motivate dall’intento di non urtare la sensibilità di chi ho davanti. Io sono un giornalista così, la persona innanzitutto, che va tutelata laddove è possibile, specie anche nell’informazione”.

Bocca, Biagi, Montanelli

Ma un giornalista può davvero andare in pensione? “Non è facile per chi da sempre è a contatto con le persone e le notizie e gli accadimenti del tuo paese. Perché un giornalista è davvero tale quando porta le notizie, abilità che viene prima ancora del saper scrivere bene”. Notizie accurate, valutate, approfondite, mai approssimate, aggiunge, perché questo è ciò che permette di crescere. I punti di riferimenti? “Sono ancora oggi i modelli che avevo da ragazzo. L’impegno civile di Giorgio Bocca, la bonomìa di Enzo Biagi, l’immediatezza e l’ironia di Indro Montanelli”.

“Lo rifarei a occhi chiusi”

“Difficile consigliare questo mestiere a un giovane – conclude – perché ci sono problemi occupazionali, bisogna fare tutto velocemente non c’è tempo di approfondire, eppure questo mestiere mi ha reso felice e  mi ha dato tanto come persona e se tornassi indietro lo rifarei a occhi chiusi”.