Calcio in lutto, addio a Evaristo Beccalossi

Aveva 69 anni. Estroso centrocampista dell'Inter, appesi gli scarpini al chiodo è stato un popolare opinionista sportivo

Evaristo Beccalossi commentatore tv (foto: Wikimedia Commons)

È morto oggi a Brescia, a 69 anni, per le conseguenze di un’emorragia cerebrale avvenuta il 9 gennaio 2025 (che gli procurò 47 giorni di coma), uno dei calciatori più estrosi che il calcio italiano abbia mai avuto: Evaristo Beccalossi.

Soprattutto neroazzurro

Nato a Brescia il 12 maggio 1956 (avrebbe compiuto 70 anni fra sei giorni), Evaristo Beccalossi è stato un centrocampista, che ha giocato dal 1972 al 1991 per sette squadre: Brescia (due volte), Inter, Sampdoria, Monza, Barletta, Pordenone e Breno. La sua fama è legata in maniera indissolubile all’Inter, la sua esperienza più duratura e più munifica di trofei. Arrivato in nerazzurro nel 1978, vi è rimasto fino al 1984, accumulando 216 presenze e 38 reti in tutte le competizioni. I gol sono distribuiti così: 31 in serie A, cinque in Coppa Italia, uno in Coppa Uefa e uno in Coppa delle Coppe. Con la Beneamata ha vinto uno scudetto nel 1980 e una Coppa Italia nel 1982.

L’uomo dei dribbling

A parte i match e i titoli, Beccalossi ha saputo instaurare un rapporto speciale con tutto l’ambiente nerazzurro, per via del suo carattere genuino e del suo stile di gioco fantasioso, che accendeva gli entusiasmi delle folle, che lo chiamavano “Becca”. Il suo modo di giocare consisteva in assist, giocate spettacolari e soprattutto dribbling. Proprio questi ultimi, gli valsero il soprannome di “Dribblossi”, da parte del giornalista Gianni Brera.

Gol e premi

Beccalossi era un mancino, ma da giovanissimo usava il destro. Siccome il suo idolo era il mancino Omar Sivori, incominciò a calciare di sinistro nel garage di casa sua e, alla fine, il sinistro divenne il suo piede preferito. Tra le sue 55 marcature tra serie A e B, figurano cinque al Cesena: un gol su rigore in Inter-Cesena 3-2 dell’11 ottobre 1981, una doppietta in Cesena-Inter 1-3 del 28 febbraio 1982 in serie A e una doppietta su rigore in Monza-Cesena 3-2 dell’11 maggio 1986 in serie B. A parte i successi con l’Inter, ha vinto anche un Campionato Primavera con il Brescia nel 1975 e una Coppa Italia con la Sampdoria nel 1985 (il primo trofeo della storia blucerchiata). A livello personale, vinse il titolo di miglior interno destro al “Torneo Internazionale Carlin’s Boys” nel 1974 e “L’ Intrepido d’Oro” nella stagione 1981-1982.

Evaristo Beccalossi con la maglia dell’Inter (foto: Wikimedia Commons)

Mai in Nazionale maggiore

Nel suo curriculum figurano anche tre partite (con zero gol) nell’Italia Under-21 e quattro gettoni (con una sola marcatura) nell’Italia olimpica. Non ha mai giocato con la Nazionale italiana, perché troppo indisciplinato tatticamente per l’Italia tecnica di Enzo Bearzot.

Popolare opinionista sportivo

Appesi gli scarpini al chiodo nel 1991, è stato consulente personale del presidente del Taranto Enzo D’Addario nel 2009, supervisore e presidente del Lecco a partire dal 2014, capo delegazione dell’Italia Under-20 nel biennio 2017-2018, capo delegazione dell’Italia Under-19 nel 2018 e membro dello staff sempre dell’Italia Under-19 nel 2022 . È stato opinionista per popolari programmi sportivi, quali “Controcampo” su Italia1 e “La Domenica Sportiva” su Rai2.

“Sono Evaristo, scusa se insisto”

La figura di Evaristo Beccalossi è diventata popolare grazie a due partite iconiche: Inter-Milan 2-0 del 28 ottobre 1979 e Inter-Slovan Bratislava 2-0 del 15 settembre 1982, andata dei sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe. In Inter-Milan 2-0, ha segnato i due gol della vittoria ed è nata la leggenda che, al portiere rossonero Enrico Albertosi, che stava raccogliendo il pallone del secondo gol dalla rete, Beccalossi ha detto: “Sono Evaristo, scusa se insisto”, frase attribuita al “Becca” dal giornalista Beppe Viola. In Inter-Slovan Bratislava 2-0, invece, Beccalossi ha sbagliato due calci di rigore in cinque minuti e il match è stato ripreso nel 1992, in chiave simpaticamente goliardica, dall’attore e tifoso interista Paolo Rossi nel celebre monologo teatrale “Lode a Evaristo Beccalossi”.