Rubicone
L’arcivescovo Caiazzo al santuario di Longiano: “Cristo anche oggi continua a essere crocifisso”
Ieri sera la Messa nell'anniversario del Miracolo della vitella: "Questa comunità è faro per altre comunità"
“Il Crocifisso non è un amuleto, non è scaramanzia, ma è segno di salvezza”.
Lo ha detto l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, ieri sera al Santuario di Longiano, all’omelia della Messa solenne in occasione della festa del Miracolo della vitella, che il 6 maggio 1493 si inginocchiò di fronte all’immagine del Crocifisso longianese. Presenti, fra i tanti, il sindaco Mauro Graziano con la moglie, il luogotenente dei Carabinieri di Longiano Domenico Turzillo e i membri dell’Arciconfraternita con il loro tipico mantello.
Segno della cattiveria umana, ma anche di salvezza
“Sono passati 533 anni – ha proseguito il presule -. Rappresentano la storia che Dio ha fatto con questo popolo, mettendogli davanti il segno della salvezza. Oggi, così come i nostri fratelli nei secoli precedenti, raccogliamo la tristezza del momento presente, la cattiveria dell’uomo che si erge a giudice della storia e che è capace di mettere a morte il suo simile e addirittura Dio. Il Crocifisso rappresenta tutta la cattiveria degli uomini, inclusi coloro che dicono di essere credenti e che si vestono di un’apparente veste di Dio. Ogni volta che un fratello viene ucciso, Dio viene messo in croce. Eppure Dio si lascia crocifiggere e, nella debolezza, mostra la sua potenza”.
L’ingiustizia si trasforma in salvezza
Per il presule, “nel momento in cui sperimento la debolezza, sentiamo la forza che viene da Dio e dal Crocifisso che, avendo allargato le braccia sulla croce, quando sembra che sia lo sconfitto, ecco che abbraccia l’umanità intera e l’attira a sé: quell’ingiustizia si trasforma in salvezza. Quella morte ignobile si trasforma in vita per ognuno di noi. Adorare il Crocifisso significa sentire ancora oggi presente Gesù che si dona a noi”.
I crocifissi della storia
Monsignor Caiazzo ha poi sottolineato che “Gesù Cristo è stato crocifisso una volta, ma continua ad andare in croce attraverso i crocifissi che ci sono oggi nella storia“. Da qui la preghiera al Crocifisso, “che possa continuare ad allargare le sue braccia e ognuno di noi possa sentirsi stretto sul suo petto e sentire il calore di quel sangue che mi lava, mi purifica e mi ridona vita, affinché io porti vita nel mondo, in questo momento della storia. Ne abbiamo bisogno”.
Un faro che attira
Dal presule, infine, un plauso alla “comunità di Longiano che, più volte all’anno, con il suo Crocifisso diventa come un faro che attira altre comunità a venire qui, in questo santuario, per adorare il Cristo che ha donato la sua vita e che oggi, diventa il segno della speranza per l’umanità intera“.
