Modello Albania

Cosa significa remigrazione? Se ne fa un gran parlare, ma chi sa in cosa consiste? Cosa accade quando viene applicata questa procedura? Da quanto si apprende sul web, indica il ritorno degli immigrati nei loro Paesi d’origine. In un’accezione più politica sta ad indicare «l’espulsione o il rimpatrio forzato, su larga scala, di cittadini stranieri o persone di origine immigrata, incluse le seconde e terze generazioni. Viene spesso associato a programmi di rientro legati a visioni di conservazione etnico-culturale».

Ho conosciuto don David Maria Riboldi alcuni anni, a Verona. In un evento pubblico si parlava di carcere e di persone detenute. Lui era stato invitato come cappellano della Casa circondariale di Busto Arsizio e fondatore della “Valle di Ezechiele”, una cooperativa che offre lavoro a chi vuole rimettersi in gioco. Don David è un prete che di umanità se ne intende, sa da che parte sta la sofferenza e conosce le ferite profonde di uomini e donne che perdono parte della loro dignità.

Ho incontrato di nuovo don David domenica scorsa, non di persona, ma sulle colonne del quotidiano Avvenire. Ha scritto un pezzo, “Don, mi hanno scaricato. Quando il modello Albania diventa una storia vissuta”, in cui sostiene qualcosa di diverso rispetto alla narrazione corrente sui centri per il rimpatrio. E per come li hanno concepiti il governo e il nuovo regolamento europeo che su questo ha preso esempio dall’Italia. Chi inneggia alla remigrazione dovrebbe leggere le parole di don David e la storia che racconta.

Un giovane viene fermato a Milano. Non ha i documenti in regola perché è in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Viene portato nel centro per il rimpatrio. Poi, dopo due mesi e mezzo, in aereo, viene trasferito in Albania, da Milano a Gjader. Da lì si collega online con un magistrato di Milano che ritiene valida la richiesta di rinnovo per poter stare in Italia.

«Così il nostro – scrive don David – viene imbarcato e portato a Brindisi», per poi finire di nuovo nel dormitorio della parrocchia retta da don David, in zona Milano.

Occorre aggiungere altro? Bastano queste poche pennellate per comprendere come il modello Albania sia assurdo, costoso e impraticabile. Proviamo a moltiplicare la vicenda di questo ragazzo per decine di migliaia di volte. «La politica è fatta di intenzioni – conclude il don – di parole. Poi c’è la realtà, fatta di storie», di persone, di uomini e di donne. Non di pacchi postali.