Domenica 28 giugno – 13esima Domenica Tempo ordinario – Anno A
OGNI GESTO DI CARITÀ CI METTE IN RELAZIONE CON DIO
2Re 4,8-11.14-16; Salmo 88; Rm 6,3-4,8-11; Mt 10,37-42
Nel brano del Vangelo di domenica 28 giugno Gesù ci accompagna nel comprendere chi sia il discepolo, proponendo un radicale capovolgimento delle priorità e affrontando tre temi: il primato degli affetti, la logica della croce e la teologia dell’accoglienza.
Il brano sembra ‘duro’ e difficile da accettare, soprattutto nella sua parte iniziale, dove è scritto: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me». Apparentemente, sembra che Gesù abbia l’intenzione di ‘insinuarsi’ nei nostri legami affettivi, quasi a volerli minare. In realtà, il Signore ci invita a pensare a una dinamica che, se ci soffermiamo a riflettere, è alquanto comune: capita che nei rapporti familiari, l’amore per i genitori o per i figli diventi una prigione emotiva che ostacola la libertà e la crescita spirituale. Talvolta si percepiscono i legami come il centro della propria vita, più in una logica di diritto che di dono.
Gesù, al contrario, ci invita a capovolgere questo modo di essere per un bene superiore. Mettere Cristo al centro del nostro agire non significa sminuire l’amore per i cari, ma piuttosto purificare quegli stessi affetti sapendo di essere strumenti di un Amore infinitamente più grande, e attraverso questo, abbracciare l’idea di essere compagni di cammino per le persone che Lui ci ha messo accanto.
Allo stesso modo Gesù propone un altro concetto difficile da interiorizzare, a volte anche per noi cristiani, cioè la croce come via di salvezza e non di sofferenza. ‘Prendere la propria croce’ è un concetto che richiama termini come condanna, umiliazione e fallimento.
Sappiamo che ciò significa accogliere con coraggio la propria realtà, fatta di fatiche e limiti, senza fuggire di fronte alla sfida di seguire il Signore. In tal modo il cristiano nel donarsi per amore Suo, scopre una gioia più profonda e una pienezza che non viene meno. Il paradosso del ‘perdere la vita per trovarla’, inoltre, scardina l’egocentrismo: chi si ripiega su se stesso e si chiude nella convinzione di conservare la propria vita a tutti i costi finisce in realtà per soffocarla; chi invece la dona per amore di Cristo sperimenta la vera fecondità.
«Chi accoglie voi accoglie me»: il discepolo è un prolungamento della presenza stessa di Gesù nel mondo.
Anche il più piccolo atto di carità, se compiuto in nome della sequela, assume una portata eterna e ci inserisce nella comunione stessa con il Padre. Non è il rispetto di norme o regole, ma ogni atto di carità che ci mette in relazione con Dio.
