Rubicone
In 80 al ritrovo dei Magnani, discendenti di Pietro nato a Sant’Angelo nel 1775
Da sempre i contadini del prete
La famiglia resiste, nonostante il tempo
I parenti sono arrivati da tre continenti
Grande festa della famiglia Magnani domenica scorsa a Cesenatico, nel giardino del Pozzo di via Torri. Si sono ritrovati 80 discendenti diretti di Pietro Magnani, nato a Sant’Angelo di Gatteo nel 1775 e sposato con Domenica Maria Pasini. Un incontro che ha riunito parenti provenienti da tre continenti – Europa, Sud America e Australia – per condividere una giornata dedicata alle proprie radici tutti riuniti sotto lo stesso tetto della stessa casata, dal più giovane al più anziano. Nessuna ricorrenza storica, ma un festoso incontro nel luogo delle radici di questa famiglia con momenti di forte valore umano ed emotivo. A tal proposito calzano a pennello le celebri parole di Cesare Pavese «Un paese ci vuole non fosse che per il gusto di andarsene via, per poi tornare»; infatti un paese «vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo che anche quando non ci sei, resta ad aspettarti».
La mappa familiare
Gli 80 Magnani si sono ritrovati attorno a un prezioso albero genealogico realizzato per l’occasione, una mappa familiare che ha permesso di ritrovarsi, conoscersi e riconoscersi, sui cui rami si snoda questa stirpe. Mai come in questo caso le vicende del passato e quelle contemporanee si intrecciano e s’alternano in continuazione con un motivo dominante: ritrovare i luoghi da dove si era partiti e ritrovarsi ancora. «Veder riuniti 80 componenti della famiglia Magnani allo stesso tavolo, con persone arrivate dall’Argentina e dall’Australia e altre che non si incontravano da decenni, è stato molto emozionante – è la riflessione dei presenti – un modo per dire che, anche a distanza di 250 anni dalla nascita di Pietro Magnani, la famiglia resiste».
Il salvataggio dei registri parrocchiali
I “Cuciaroin”, così è soprannominata la famiglia Magnani, da sempre contadini del prete di Sant’Angelo; coltivavano il podere “Chiesa” vicino al Rio Baldona, nei pressi del complesso parrocchiale. Nel settembre 1944, prima dei bombardamenti, un componente della numerosa famiglia Magnani, Oliviero, su richiesta del parroco don Aldo Magalotti, andò a prelevare alla base del campanile (che poi verrà demolito) una valigia nascosta contenente tutti i registri parrocchiali (battesimi, cresime, matrimoni, morti, stati d’anime) per custodirli nel rifugio realizzati vicino al Rio. Un “salvataggio” di tutto il patrimonio documentale della parrocchia (v’è un registro del matrimoni risalente al 1592) e se vogliamo anche della genealogia di tanti parrocchiani santangiolesi.