Sport
Il calcio dà l’addio a Osvaldo Bagnoli, giocatore e allenatore. Anche bianconero
Ha guidato il Cesena in serie B nelle stagioni 1979-1980 e 1980-1981. Aveva 91 anni
Centrocampista in sei squadre. Allenatore in otto
Addio a Osvaldo Bagnoli.
Nella Spal giocò insieme a Fabio Capello e a Edoardo Reja
Addio a Osvaldo Bagnoli. Oggi è morto a Verona, a 91 anni e a causa di una patologia neurodegenetativa, l‘ex calciatore e allenatore di calcio Osvaldo Bagnoli.
Nato a Milano il 3 luglio 1935, Bagnoli ha avuto una solida carriera da calciatore. Di ruolo centrocampista, ha giocato, dal 1955 al 1973, in sei squadre: Milan, Verona, Udinese (due volte), Catanzaro, Spal e Verbania.
Con il Milan ha vinto una Coppa Latina (una competizione internazionale svoltasi dal 1949 al 1957 e non riconosciuta ufficialmente dalla Fifa) nel 1956 e uno scudetto nel 1957.
Nei campionati dove ha giocato, ha segnato 89 gol: 13 in serie A, 49 in serie B e 27 in serie C. Durante il suo periodo di militanza nella massima serie con la Spal (dal 1964 al 1967), ha giocato assieme ad altri due grandi allenatori: Fabio Capello ed Edoardo Reja.
È stato allenatore dal 1969 al 1994
Appesi gli scarpini al chiodo, Bagnoli ha intrapreso la carriera da allenatore. Dal 1969 al 1994, ha guidato otto formazioni: Solbiatese, Como, Rimini, Fano, Cesena, Verona, Genoa e Inter. Ha inoltre svolto il ruolo di vice allenatore del Verbania nella stagione 1969-1970, di vice allenatore del Como nel 1974-1975 e di allenatore della primavera del Como, sempre nel 1974-1975.
Tra le sue esperienze più significative, sono da segnalare le stagioni 1979-1980 e 1980-1981, quelle vissute alla guida del Cesena in serie B. Nella prima i romagnoli sono arrivati quarti, mentre nella seconda terzi. Il terzo posto (dietro a Milan e Genoa), ottenuto grazie a 48 punti, ha permesso al Cesena di essere promosso in serie A per la seconda volta nella sua storia. La promozione è stata firmata soprattutto dai 13 gol di Antonio Bordon, dalle 10 marcature di Oliviero Garlini e dalle prestazioni maiuscole di Massimo Bonini.
La carriera da mister del “Mago della Bovisa” (soprannome derivato dal luogo d’origine del tecnico) verrà resa leggendaria, grazie a due imprese. La prima è stata la vittoria dello scudetto con il Verona nel 1985. Grazie a questo risultato, la compagine scaligera è divenuta l’unica squadra di una città non capoluogo di regione a vincere il campionato italiano.
La seconda è stata invece l’affermazione, sulla panchina del Genoa, in casa del Liverpool per 2-1. Il match era valido per il ritorno dei quarti di finale di Coppa Uefa e aveva visto il “Grifone” trionfare grazie ad una doppietta di Carlos Alberto “Pato” Aguilera. Così il Genoa è diventato il primo club italiano a vincere ad “Anfield Road”, lo stadio del Liverpool. L’impresa sarà eguagliata dalla Roma, dalla Fiorentina, dall’Udinese, dall’Atalanta (due volte) e dall’Inter.
L’ultima esperienza in panchina è stata anche quella più prestigiosa, quella all’Inter. Alla Beneamata dal 1992 al 1994, non ha raccolto i risultati sperati. Dopo un secondo posto (dietro al Milan) nella prima stagione, è stato esonerato il 6 febbraio 1994, dopo Inter-Lazio 1-2 di campionato. Questa piccola esperienza non positiva non ha intaccato il suo straordinario “cursus honorum” da allenatore, che lo ha portato a vincere tre trofei: un campionato di serie C2 con il Fano nel 1979, un campionato di serie B con il Verona nel 1982 e appunto uno scudetto sempre con il Verona nel 1985.
In più ha vinto il “Seminatore d’oro” nel 1984, è stato inserito nella “Hall of fame del calcio italiano” – sezione “Allenatore italiano” nel 2017 ed è stato nominato presidente onorario del Verona nel 2018.