Il calcio dà l’addio a Osvaldo Bagnoli, giocatore e allenatore. Anche bianconero

Ha guidato il Cesena in serie B nelle stagioni 1979-1980 e 1980-1981. Aveva 91 anni

Bagnoli portato in trionfo dai tifosi del Verona dopo aver conquistato lo scudetto del 1985 (foto di Pubblico Dominio da WikiCommons)

Centrocampista in sei squadre. Allenatore in otto

Addio a Osvaldo Bagnoli.

Nella Spal giocò insieme a Fabio Capello e a Edoardo Reja

Addio a Osvaldo Bagnoli. Oggi è morto a Verona, a 91 anni e a causa di una patologia neurodegenetativa, l‘ex calciatore e allenatore di calcio Osvaldo Bagnoli.

Nato a Milano il 3 luglio 1935, Bagnoli ha avuto una solida carriera da calciatore. Di ruolo centrocampista, ha giocato, dal 1955 al 1973, in sei squadre: Milan, Verona, Udinese (due volte), Catanzaro, Spal e Verbania.

Con il Milan ha vinto una Coppa Latina (una competizione internazionale svoltasi dal 1949 al 1957 e non riconosciuta ufficialmente dalla Fifa) nel 1956 e uno scudetto nel 1957.

Nei campionati dove ha giocato, ha segnato 89 gol: 13 in serie A, 49 in serie B e 27 in serie C. Durante il suo periodo di militanza nella massima serie con la Spal (dal 1964 al 1967), ha giocato assieme ad altri due grandi allenatori: Fabio Capello ed Edoardo Reja.

È stato allenatore dal 1969 al 1994

Appesi gli scarpini al chiodo, Bagnoli ha intrapreso la carriera da allenatore. Dal 1969 al 1994, ha guidato otto formazioni: Solbiatese, Como, Rimini, Fano, Cesena, Verona, Genoa e Inter. Ha inoltre svolto il ruolo di vice allenatore del Verbania nella stagione 1969-1970, di vice allenatore del Como nel 1974-1975 e di allenatore della primavera del Como, sempre nel 1974-1975.

Tra le sue esperienze più significative, sono da segnalare le stagioni 1979-1980 e 1980-1981, quelle vissute alla guida del Cesena in serie B. Nella prima i romagnoli sono arrivati quarti, mentre nella seconda terzi. Il terzo posto (dietro a Milan e Genoa), ottenuto grazie a 48 punti, ha permesso al Cesena di essere promosso in serie A per la seconda volta nella sua storia. La promozione è stata firmata soprattutto dai 13 gol di Antonio Bordon, dalle 10 marcature di Oliviero Garlini e dalle prestazioni maiuscole di Massimo Bonini.

La carriera da mister del “Mago della Bovisa” (soprannome derivato dal luogo d’origine del tecnico) verrà resa leggendaria, grazie a due imprese. La prima è stata la vittoria dello scudetto con il Verona nel 1985. Grazie a questo risultato, la compagine scaligera è divenuta l’unica squadra di una città non capoluogo di regione a vincere il campionato italiano.

La seconda è stata invece l’affermazione, sulla panchina del Genoa, in casa del Liverpool per 2-1. Il match era valido per il ritorno dei quarti di finale di Coppa Uefa e aveva visto il “Grifone” trionfare grazie ad una doppietta di Carlos Alberto “Pato” Aguilera. Così il Genoa è diventato il primo club italiano a vincere ad “Anfield Road”, lo stadio del Liverpool. L’impresa sarà eguagliata dalla Roma, dalla Fiorentina, dall’Udinese, dall’Atalanta (due volte) e dall’Inter.

L’ultima esperienza in panchina è stata anche quella più prestigiosa, quella all’Inter. Alla Beneamata dal 1992 al 1994, non ha raccolto i risultati sperati. Dopo un secondo posto (dietro al Milan) nella prima stagione, è stato esonerato il 6 febbraio 1994, dopo Inter-Lazio 1-2 di campionato. Questa piccola esperienza non positiva non ha intaccato il suo straordinario “cursus honorum” da allenatore, che lo ha portato a vincere tre trofei: un campionato di serie C2 con il Fano nel 1979, un campionato di serie B con il Verona nel 1982 e appunto uno scudetto sempre con il Verona nel 1985.

In più ha vinto il “Seminatore d’oro” nel 1984, è stato inserito nella “Hall of fame del calcio italiano” – sezione “Allenatore italiano” nel 2017 ed è stato nominato presidente onorario del Verona nel 2018.