Valle Savio
La chiesa di Tavolicci compie 30 anni
Sabato 15 agosto, nel pomeriggio, la celebrazione della Messa all'aperto
La consacrò il vescovo Lino Garavaglia
La chiesa voluta dal parroco don Vittorio Morosi
Sono passati 30 anni da quel 9 agosto 1996, quando venne inaugurata la nuova chiesa di Tavolicci, voluta e costruita con le proprie mani dal parroco don Vittorio Morosi e consacrata dall’allora vescovo di Cesena-Sarsina, monsignor Lino Garavaglia. Ricordo molto bene quella Santa Messa dove io avevo 11 anni e facevo il chierichetto; ricordo bene il momento in cui vennero rinchiuse in una teca i frammenti di ossa dei santi e venne sigillata con ceralacca la pergamena di consacrazione.
Il testo contenuto nella pergamena
La pergamena cementata dentro l’altare così recitava: “Oggi, 9 agosto, dell’Anno del Signore 1996, io, Lino Garavaglia, vescovo di Cesena–Sarsina, ho solennemente dedicato a Dio questo altare e vi ho deposto le reliquie di: San Vicinio, Protovescovo di Sarsina e nostro Patrono; San Cassiano, martire di Imola; San Vitale, Martire di Bologna; San Filippo Neri, sacerdote e antico Patrono secondario della Diocesi di Sarsina; San Paolo della Croce, fondatore dei Passionisti; San Stanislao Kostka, novizio della Compagnia di Gesù; San Vincenzo de Paoli, fondatore dei Preti della Missione e delle Figlie della Carità”.
La statuetta di Montegiusto
Era il terzo trasferimento per l’antica statuetta di Montegiusto. Queste le tappe principali.
Fino al giugno 1964, da decenni, celebrava Messa nell’antichissima pieve di Santa Maria di Montegiusto il parroco di Pereto don Giovanni Babini, fino al momento in cui la popolazione richiese alla Curia di Sarsina di avere la Messa domenicale a Tavolicci, nella chiesetta dei Caduti che era stata nel frattempo costruita nel 1959. Recarsi alla chiesa di Montegiusto richiedeva un’immensa fatica, anche per i quasi 300 metri di dislivello da dover affrontare. A Montegiusto vi si andò solo per le due feste annuali, di maggio e il 15 agosto.
L’8 dicembre 1967 l’antica statuetta venne portata in modo definitivo a Tavolicci. Iniziò così la rovina del tempio millenario. Restano documenti e immagini di quel momento, conservate da chi scrive per volontà dei parenti di don Paolo Raggi.
In questi fogli dattiloscritti, don Paolo motiva la decisione di asportare la Statua da Montegiusto: “Constatato che: le due feste annuali a Montegiusto costano sacrifici inauditi ai priori della festa che devono riparare la strada, impiegare delle giornate per pulire chiesa e locali annessi, e portare a schiena d’asino tutto l’occorrente per il pranzo, cui partecipano di solito dalle dieci alle venti persone; che dalle parrocchie site oltre la Para non viene oramai più nessuno, compresi i sacerdoti; che dalle altre parrocchie confinanti, per es. Monteriolo i fedeli raggiungono con gravissima difficoltà Santa Maria con i bambini in braccio, a piedi, mentre ormai a piedi non va più nessuno, e invece numerosissimi verrebbero, per le facili comunicazioni, a Tavolicci; che la statua della Madonna viene talvolta manomessa dai roditori: è stato stabilito che la Statua della Madonna, oggetto di tanta venerazione da parte dei fedeli, venga trasportata a Tavolicci. Si partirà processionalmente l’8 dicembre 1967 alle 9.30 da Montegiusto, con la fiducia che la stagione sia clemente, per arrivare a Tavolicci alle 10.30 per la messa”.
E in un altro foglio dattiloscritto, del 9 dicembre ’67, c’è il resoconto della giornata:
“Il gruppo di fedeli, in arrivo a S. Maria, è stato accolto dal suono dell’antica campana, prelevando poi la venerata immagine, ha formato una bella processione, che si è snodata per oltre un’ora per sentieri impervii e scoscesi, tra boschi e tratti ora cespugliosi ora pietrosi. Ognuna delle dieci poste del Rosario era alternata da un inno alla Vergine; si susseguivano, talvolta, brevi pause di silenzio e soste forzate nella faticosa marcia. Non mancava il fotografo a riprendere le scene più salienti. A Tavolicci, nella chiesa gremita di gente, ha avuto luogo la S. Messa. L’entusiasmo, la fede genuina, l’amore fraterno e lo spirito di sacrificio della nostra buona gente, rimasta ancora in montagna, hanno caratterizzato la suggestiva cerimonia, che resterà indelebile nel cuore di tutti”.
La statua venne ricoverata nel Sacrario dei Caduti, dove rimase quasi 30 anni: dal 1967 al 1996.
Don Vittorio Morosi, amante del disegno tecnico, per 40 anni lavorò nello studio del geometra Antonini di Sarsina avendo tre piccole parrocchie in cui non era necessario un lavoro a tempo pieno (negli ultimi anni non raggiungevano le 150 unità). Suo sogno era ricostruire il caduto Santuario di Montegiusto non nella sua originale posizione, purtroppo impervia, ma a Tavolicci dove nel frattempo la popolazione si era trasferita.
Famiglie divise sulla posizione della nuova chiesa
Don Vittorio fin dal suo arrivo (fu parroco di Tavolicci in 2 tempi: dal 1969 al 1976, e dal 1985 al 2007) volle costruire una chiesetta nuova (le prime lettere ritrovate in cui don Vittorio fa appello ai ministri pubblici sono del 1972; sogno che realizzò solo nel 1996): alcuni parrocchiani la volevano su in alto, vicino l’altra, o volevano ampliare quella esistente. Le famiglie erano 25, e per 18 di loro la chiesa era più comoda nell’attuale posizione, anche per la vicinanza al cimitero. Le altre, la preferivano su vicino al Sacrario dei Caduti. Una diatriba che purtroppo un po’ divise la già piccola comunità e ancora persiste un po’ nei rapporti.
Un sogno che si spense in pochi anni
Ma don Vittorio credette fosse più comoda in basso, vicino al ristorante. Creò, mettendo tutto quello che aveva, anche un campo sportivo per i bambini, ancora numerosi. Peccato che il sogno presto si spense: in pochi anni i bambini diventarono grandi e lasciarono tutti Tavolicci; il ristorante dopo cinque anni chiuse. E la morte colse, nel 2007 a 80 anni, don Vittorio, per un tumore. Da allora vari parroci si sono susseguiti fino al definitivo affidamento al parroco di Sarsina, che manda ogni domenica l’accolito Michele Buldrini di Sarsina che anima, da 14 anni, la comunità.
Lettere e fotografie di quei tempi
Il sottoscritto dopo la morte di don Morosi ha avuto in consegna dalla famiglia lettere, fotografie e anche una agenda con tutti i vari appunti, giorno per giorno, sulla costruzione della nuova chiesa; si leggono i primi contatti con il Comune nel maggio del 1992, l’acquisto della terra e l’inizio delle fondazioni. Ci sono tante lettere spedite per ottenere permessi; insieme ai pensieri, gli avvenimenti, i litigi che sono sorti strada facendo, oltre che l’elenco dei benefattori. Un album di foto, sempre consegnatomi dalla famiglia, ritrae l’andamento dei lavori ogni 15 giorni. Tanti benefattori arredarono la chiesa di nuove cose preziose tipo le vetrate, alcune sedie dorate, le panche, un bel crocifisso, la Via Crucis. Tre graziose campane del 1925 vennero riutilizzate dalla chiesa, venduta, di Nasseto. Restano alcuni arredi dell’antica chiesa, tra cui le particolarissime lanterne processionali in latta, la croce astile, alcuni portapalma.
Sabato 15 agosto, la Messa all’aperto
Come ogni anno, sabato 15 agosto si terrà alle 17 la Messa all’aperto nel prato antistante la chiesa. Seguirà la processione con la statuetta millenaria. Al termine, rinfresco preparato dalla gente del posto, sempre molto accoglienti e gioviali.