Leone XIV, ieri dopo l’Angelus, “cessino le violenze contro i civili palestinesi in Cisgiordania”

"Donna, grande è la tua fede", ha detto Prevost commentando il Vangelo

Una veduta di Gerusalemme. Foto Vatican Media
Una veduta di Gerusalemme. Foto Vatican Media

Gli interventi del Pontefice in piazza, a Castel Gandolfo

Due Stati per uan soluzione giusta e duratura

“Rinnovo il mio appello affinché cessino le ripetute violenze contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania”. Così Papa Leone XIV al termine dell’Angelus di ieri, recitato in piazza della Libertà a Castel Gandolfo. Il Pontefice ha chiesto “con urgenza alla comunità internazionale di fare in modo che progredisca la soluzione a due Stati, per una pace giusta e duratura”. Il Papa ha poi ricordato i Giochi del Mediterraneo, al via questa settimana a Taranto, che coinvolgeranno “diversi Paesi di Africa, Asia ed Europa che appartengono all’area mediterranea”: l’auspicio di Leone XIV è che l’evento sportivo sia “una profezia di pace e di fratellanza tra i popoli di questa regione e del mondo intero”.

Dalla cananea si impara l’umiltà e la determinazione

“La tavola di Dio è preparata per tutti e a nessuno sono riservate le briciole, perché ciascuno, presso il Padre, ha il proprio posto”. Lo ha detto Leone XIV all’Angelus di ieri, commentando il Vangelo della donna cananea. Alla luce della fede di questa donna, ha affermato il Papa, “diventano insopportabili le diseguaglianze, le discriminazioni, le barriere che calpestano la dignità di troppi figli e figlie di Dio”. Pur non appartenendo al popolo di Israele, ha ricordato il Pontefice, la cananea cerca “con insistenza” di parlare con Gesù e non chiede qualcosa per sé, ma “la pace per la figlia tormentata”. Il Vangelo, ha osservato Leone XIV, “non nasconde gli ostacoli che questa donna si trova ad affrontare”. I discepoli la vedono “come una persona molesta” e lo stesso Gesù “resiste alle sue richieste”, fino a dirle: “Donna, grande è la tua fede!”. Anche oggi la Chiesa, ha proseguito il Papa, “può lasciarsi sorprendere dall’opera di Dio e comunicare la pace di Cristo oltre i confini già tracciati”, perché in ogni incontro, “persino in quelli che disturbano i nostri piani, occorre tendere l’orecchio, aprire gli occhi e aprire il cuore a ciò che Dio vuole dirci”. Dalla cananea, ha concluso Leone XIV, si impara “l’umiltà e la determinazione”.

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