Romagna
Il sogno di Claudia. Dalla Romagna alla Giordania, per aprire un nuovo sito archeologico sul luogo del martirio di San Giovanni
Esperta di patrimonio culturale, ha studiato a Ravenna e ora vive ad Amman dove lavora per l'agenzia di cooperazione allo sviluppo del Ministero degli affari esteri: "Nel Medio Oriente in fiamme, qui si riesce a mettere insieme persone diverse per far fiorire un territorio”.
Dopo l’Università a Ravenna, Claudia Tedeschi si è occupata di restauro e studio dei beni culturali. Oggi lavora in Giordania, dove sta seguendo due progetti di cooperazione allo sviluppo attraverso il patrimonio culturale per l’Agenzia del Ministero degli affari esteri. La sua storia
Arrivata a Ravenna per studiare e mai più ripartita
In Giordania sta per nascere un nuovo sito archeologico. E dietro c’è la mano di una ravennate d’adozione. Si chiama Claudia Tedeschi, romana d’origine, arrivata a Ravenna per studiare Beni culturali e mai più ripartita. Suoi alcuni dei restauri e degli studi sui monumenti Unesco della città. Ravenna per Claudia è casa, anche se, per la maggior parte dell’anno, vive ad Amman, in Giordania, dove lavora come “esperta senior del patrimonio culturale e turismo sostenibile” per l’Agenzia di cooperazione e lo sviluppo del Ministero degli affari esteri.
Il sito di Macheronte, “un luogo santo”
Due i progetti che segue, con l’obiettivo di valorizzare e conservare due siti molto importanti. Il primo è Macheronte, nel mar Morto, dove sorgeva l’antico Palazzo di Erode che ha visto il martirio di San Giovanni Battista. “A prima vista sembra deserto – racconta – ma in realtà qui si uniscono storia, paesaggio, archeologia: un sito che parla della nostra storia: ritroviamo una matrice romana e bizantina che parla di noi”.Questo luogo, che non ha strutture, né biglietti di ingresso, è già una meta turistica: “Arrivano pullman dalla Nigeria e dalla Corea, sono tantissime le comunità devote a San Giovanni nel mondo. È un luogo santo”.
Il progetto di valorizzazione. Investimenti per cinque milioni
Il progetto che segue Claudia punta entro il 2030, per il bimillenario del battesimo di Gesù, a proseguire gli scavi, valorizzare le cave ai piedi del Palazzo di Erode e rendere visitabili i reperti, con la costruzione di un visit centre, in una logica di accessibilità per tutti. Un piano da cinque milioni di euro, finanziato dall’Unione Europea con la cooperazione italiana e implementato dall’agenzia di cui fa parte con l’Università di Perugia e privati locali.
Abila, l’antica città della Decapolis
L’altro sito sul quale sta lavorando è quello di Abila, a Nord del Paese, vicino alla Siria, dove si trovano le antiche rovine della città della Decapolis: “Qui accanto agli scavi archeologici ci sono gruppi di beduini e pastori locali che pascolano le loro capre – spiega Tedeschi -. Una continuità che vorremmo preservare, mettendo in sicurezza i reperti. L’impatto del sito che stiamo progettando dev’essere minimo”.
“A Ravenna ho imparato tanto”
Da Ravenna alla Giordania il passo non è breve né semplice. L’esperienza ravennate è servita? “Sono debitrice a Ravenna che mi ha formato dal punto di vista professionale e umano – spiega -. Ho imparato tanto dallo Stato e anche dall’Opera di Religione nella cura dei beni culturali: assieme alla mia famiglia che mi ha trasmesso l’amore per l’arte, sono stati un passaggio fondamentale per me”.
Giordania, un bilanciere nel mezzo del Medio Oriente in fiamme
La Giordania è forse l’unico paese del Medio Oriente nel quale è possibile fare cooperazione allo sviluppo a partire dai beni culturali. “In questo momento c’è un ministro cattolico alla Cultura in quel Paese e questo aiuta ma con la comunità islamica c’è sempre stato dialogo – spiega -. La Giordania oggi ha un’importante funzione di stabilizzatore in mezzo alla polveriera del Medio Oriente“. Quando è scoppiata la guerra tra Usa-Israele e Iran, c’era il rischio che qualcosa potesse bloccarsi, ma il progetto che segue Claudia, pur con qualche ritardo dovuto alla chiusura dello spazio aereo, è andato avanti. Ed è questa, par di capire, l’aspetto più interessante del progetto: “Ci lavorano persone tradizione diversa – racconta – che riescono a parlare, sul campo, con un linguaggio comune, quello dello sviluppo economico. È questo il bello: mettersi insieme per far fiorire un territorio”.