Cesena
Il prossimo futuro è già qui. Se ne parla in città
Prosegue il ciclo “Futuro Prossimo. Per un lessico del domani”, organizzato da Fondazione Collegio San Carlo e Lepida S.c.p.A., con un nuovo appuntamento nella città di Cesena. Venerdì 29 aprile, alle 17,30,
È obbligatoria la prenotazione. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare lo 0547 610892 oppure scrivere a prenotazioni@comune.cesena.fc.it
La conferenza si concentrerà sulle strutture delle disuguaglianze sociali che si riverberano nell’uso dei media digitali in termini di motivazioni, disponibilità, competenze, e usi effettivi, analizzando quanto l’uso dei media digitali approfondisca la stratificazione e la segmentazione sociale.
Con le trasformazioni sociali e culturali offerte dalle piattaforme digitali, la retorica dell’innovazione digitale è diventata egemonica, conquistando un valore intrinsecamente positivo, quasi “evangelico”. Di sicuro ha contribuito a questa lettura una proprietà intrinseca dei media digitali, i quali, molto più di quelli analogici, consentono una diversificazione di usi: gli usi ricreativi (l’intrattenimento) si affiancano agli usi che potremmo definire partecipativi, in cui i media digitali diventano driver essenziali per la partecipazione degli individui alla vita economica e sociale (come negli usi per lavoro e per studio), nonché per la partecipazione politica (come l’interazione con altri individui all’interno di movimenti sociali, associazioni di volontariato, partiti politici) o l’interazione con le pubbliche amministrazioni e i governanti, come nel caso delle piattaforme di e-government e di open government.
Questa diversificazione di usi possibili è alla base del concetto di capitale digitale: questo tipo di capitale si affianca ad altre forme di capitale economico, sociale, culturale, e identifica gli outcome, ovvero i risultati e le conseguenze sociali derivanti dalle diverse modalità con cui i media digitali vengono usati dai vari strati della popolazione. In passato si è avuto modo di notare che non vi è una rigida demarcazione tra usi ricreativi e usi partecipativi (di tipo sociale, economico o politico), nel senso che dal punto di vista dell’acquisizione delle competenze d’uso dei media digitali, entrambi i tipi di attività sono considerabili utili.
Gli studiosi coinvolti nel dibattito sulla partecipazione (digitale o meno) sono concordi nel sottolineare che essa ha due presupposti: il primo è l’informazione, ovvero l’accesso al dibattito pubblico, e il secondo è il possesso di skill civiche legate all’esercizio consapevole dei diritti e dei doveri connessi allo status di cittadinanza. L’accesso e le skill civich descrivono rispettivamente condizioni di uguaglianza formale e sostanziale, ed entrambe trovano un grande ostacolo nel divario digitale. In effetti, il digital divide è, in primo luogo, una metafora: coglie una linea di frattura tra chi sta dentro e chi sta fuori dalla società digitale, e quindi tra inclusione ed esclusione, tra uguaglianza e vari aspetti delle disuguaglianze e delle segregazioni. Studiosi e policy-makers hanno adottato negli anni diverse concezioni del digital divide: oggi si tende a considerarlo nella sua pluralità di forme, come divari digitali piuttosto che un solo divario. Una definizione molto generale è quella secondo cui il digital divide è «una divisione tra persone che hanno accesso e che usano i media digitali, e quelle che non lo fanno» (van Dijk, 2020).