Prezzi bollenti
Settembre significa più normalità. Ne abbiamo bisogno, dopo un’estate dall’afa insopportabile, ma in grado di farci comprendere che il cambiamento climatico non è un’ostinazione di qualcuno, un’autentica modifica delle condizioni di vita del pianeta che avviene sotto i nostri occhi. Se non corriamo ai riparti, la terra ci renderà con gli interessi tutto il male che le abbiamo procurato.
L’immane catastrofe avvenuta in Nepal, e tutte quelle minori di cui abbiamo più o meno notizia, dimostrano che il riscaldamento globale produce effetti che mettono a rischio la nostra convivenza.
C’è un altro fronte altrettanto incandescente, sul finire di questa stagione estiva. È quello dell’inflazione. Da oltre 20 anni non siamo più abituati a convivere con alti tassi di interesse e con prezzi che si muovono di continuo all’insù. A parte il periodo Covid, con un’impennata di oltre il 10 per cento, i trentenni di oggi non hanno mai vissuto con ritmi di incremento dei listini a doppia cifra.
Non siamo ancora a quei livelli, ma un più 29,5 per cento in un lustro per la spesa familiare, come dice il Sole24ore, non è questione da passare sotto silenzio.
Che i prezzi al consumo continuino a salire, a cominciare da quelli dei carburanti, è evidente a tutti. Lo notiamo dal costo della tazzina di caffè, dalla pizza del sabato sera, dall’olio d’oliva salito del 47 per cento in cinque anni. Tutto aumenta ed è più inarrivabile per chi vive di pensione o di stipendio fisso, rimasti al palo nel medesimo periodo di riferimento.
Il nostro Paese non cresce, dicono molti economisti, e questa sarebbe la faccenda cruciale per l’Italia. Aumentano solo i prezzi, sale l’inflazione, cresce il peso di imposte e tasse. Chi paga sono sempre i soliti, milioni di cittadini che faticano ogni giorno di più a fare quadrare i conti delle proprie famiglie.
Non pare essere questa la preoccupazione principale dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni che prosegue nel bisticcio con il governo spagnolo su Schengen e gli immigrati entrati a Ceuta.
La scadenza elettorale del prossimo anno fa già sentire tutto il suo peso e così lo spauracchio dell’invasione dall’estero viene propagandato come la vera emergenza, mentre la crisi dovuta alla guerra in Medio oriente coinvolge persone di ogni latitudine.
Su quello occorre ragionare, anche per portare un po’ di sereno in un mercato impazzito. Ma serve coraggio, come quello di Leone XIV che non perde occasione per invocare la pace.
