Al via gli Stati generali della pesca e dell’acquacoltura

A Cesenatico tappa il 9 ottobre

Un momento della conferenza stampa

Presentato oggi, lunedì 7 settembre, a Bologna il percorso che partirà il 25 settembre da Goro (Fe), per proseguire il 9 ottobre a Cesenatico (Fc) e concludersi il 27 novembre a Rimini. Nel 2025 la filiera regionale contava 2.597 imprese e 4.415 addetti; 574 le imbarcazioni e 14,7mila le tonnellate pescate. Circa 40 milioni di euro le risorse della programmazione Feampa 2021-2027. Al centro degli incontri competitività, futuro dell’acquacoltura, sostenibilità e redditività della pesca, mercati, innovazione, ricambio generazionale e nuova programmazione europea.

Una strategia per il futuro della pesca

Costruire una strategia per il futuro della pesca e dell’acquacoltura dell’Emilia-Romagna, partendo dai numeri e dall’ascolto di chi ogni giorno lavora in mare, negli allevamenti, nei mercati e lungo l’intera filiera. Per sostenere le imprese e il lavoro, accompagnare l’innovazione e il ricambio generazionale e affrontare trasformazioni ambientali ed economiche sempre più rapide. In contatto con Roma e Bruxelles, mentre si apre il confronto sulla futura programmazione europea dopo il 2027.

Sono questi gli obiettivi della prima edizione degli Stati generali della pesca e dell’acquacoltura dell’Emilia-Romagna, promossi da viale Aldo Moro nell’ambito del Programma nazionale Feampa 2021-2027 e presentati oggi a Bologna dal presidente della Regione, Michele de Pascale, e dall’assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca, Alessio Mammi, insieme al professor Giulio Malorgio dell’Università di Bologna e al direttore di Art-ER, Roberto Righetti.

Lo rende noto l’amministrazione regionale con un comunicato stampa e dati. Si tratta, si legge nel comunicato stampa, di un percorso che coinvolgerà imprese e cooperative, associazioni di rappresentanza, consorzi, marinerie, operatori della trasformazione e della commercializzazione, mercati ittici, enti locali, università e centri di ricerca, insieme alle istituzioni nazionali ed europee.

Appuntamento il 9 ottobre a Cesenatico

Tre gli appuntamenti in programma lungo la costa emiliano-romagnola, pensati – si legge ancora nella nota stampa – per mettere a confronto le specificità delle diverse marinerie e delle aree produttive regionali e raccogliere dall’esperienza diretta degli operatori proposte per le politiche dei prossimi anni.

Venerdì 9 ottobre, alle 9,30 è fissata la tappa di Cesenatico, al Museo della Marineria dove si parlerà di “Strategie e opportunità per il futuro della pesca in Emilia-Romagna”.

“Quello che sta accadendo alla marineria di Cesenatico – afferma la consigliera regionale Francesca Lucchi – dimostra quanto la crisi climatica stia già producendo conseguenze concrete sull’economia del nostro territorio. Dopo le morie di mitili provocate dall’eccezionale aumento delle temperature delle acque nel 2024, a fine agosto è stata segnalata una nuova moria negli allevamenti emiliano-romagnoli, legata ancora una volta alle temperature elevate e alle condizioni sempre più critiche degli habitat marini. La Regione ha già messo in campo 3,5 milioni di euro tra il 2023 e il 2025 per contrastare gli effetti del granchio blu, a cui si aggiungono 1,5 milioni per il 2026 destinati alle calamità, compresi granchio blu e mucillagine. Ora è fondamentale capire rapidamente l’entità dei nuovi danni e intervenire per tutelare le imprese e il reddito di chi vive del mare. Per Cesenatico significa difendere non solo un settore economico, ma una parte fondamentale della nostra identità e della nostra comunità”.

Nelle foto d’archivio, gli operatori di Cesenatico con la consigliera Francesca Lucchi e il sindaco Matteo Gozzoli

La pesca e l’acquacoltura dell’Emilia-Romagna

I numeri, forniti dalla Regione, restituiscono un settore interessato negli ultimi anni da una profonda trasformazione. Nel 2025 la filiera contava 2.597 imprese2.837 unità locali e 4.415 addetti. Il settore primario rappresentava oltre l’80% delle imprese, mentre l’acquacoltura marina da sola concentrava il 64,3% delle aziende e oltre il 40% dell’occupazione della filiera.

Un peso che emerge anche dai dati economici delle società di capitali e delle cooperative della filiera, che nel 2024 hanno generato complessivamente oltre un miliardo di euro di ricavi più di 87 milioni di valore aggiunto. Particolarmente rilevante il ruolo dell’acquacoltura marina, dove l’Emilia-Romagna concentra il 25,6% dei ricavi nazionali.

L’evoluzione dell’ultimo decennio, si legge ancora nel comunicato, mostra una progressiva ricomposizione delle attività: tra il 2014 e il 2024 le unità locali della pesca marina si sono ridotte del 39,9% e gli addetti del 26,2%, mentre nell’acquacoltura marina sono cresciuti rispettivamente del 38,5% e del 47,6%.

La flotta emiliano-romagnola, pur rappresentando nel 2024 il 5,1% dei battelli italiani, ha prodotto il 12,4% delle quantità pescate a livello nazionale, collocando l’Emilia-Romagna al terzo posto tra le regioni italiane. Nello stesso anno le catture hanno raggiunto 15.592 tonnellate, per un valore di 46,7 milioni di euro. Un dato che conferma il peso della pesca regionale in termini di volumi, con caratteristiche legate anche alla composizione del pescato: nel 2024 il valore medio era di circa 3 euro al chilogrammo, rispetto ai 5,5 euro della media nazionale, anche per la significativa incidenza del pesce azzurro nelle catture.

La piccola pesca più vulnerabile

Più articolata la situazione della piccola pesca, che tra il 2015 e il 2025 ha registrato un ridimensionamento delle catture e dei ricavi, con effetti anche sui ricavi per giornata di pesca e per imbarcazione. Rispetto alla pesca di maggiori dimensioni, il comparto presenta una maggiore vulnerabilità economica, legata anche all’invecchiamento degli operatori, alla minore capacità di investimento e alle più limitate prospettive di ricambio generazionale, pur mantenendo un ruolo importante nel presidio delle aree costiere e nella conservazione delle tradizioni locali.

L’acquacoltura

L’acquacoltura e la molluschicoltura costituiscono uno dei tratti distintivi del sistema regionale. Nel 2024 risultavano attive 118 concessioni, corrispondenti a 175 unità di impianto, dedicate soprattutto a vongole e mitili. Nel 2025 sono stati prodotti circa 13,9 milioni di chilogrammi di mitili, mentre la produzione di vongole ha raggiunto circa 5 milioni di chilogrammi, in recupero rispetto ai 4 milioni del 2024.

Accanto a queste dinamiche si registrano nuove possibilità di diversificazione. L’ostricoltura, ad esempio, ha raggiunto nel 2025 una produzione di circa 43,8mila chilogrammi; altre traiettorie riguardano le nuove tecnologie applicate agli impianti e al monitoraggio ambientale, la digitalizzazione, l’acquacoltura rigenerativa e la valorizzazione delle produzioni e dei sottoprodotti.

I mercati ittici

Anche i mercati raccontano una filiera articolata e fortemente integrata negli scambi. I cinque principali mercati ittici regionali – Cattolica (Rn), Cesenatico (Fc), Goro (Fe), Porto Garibaldi (Fe) e Rimini (Rn) – hanno registrato nel 2025 scambi per 25,8 milioni di euro, l’11% in più rispetto al 2022. Sul fronte del commercio con l’estero, nello stesso anno l’Emilia-Romagna ha esportato prodotti ittici per 127 milioni di euro e ne ha importati per 934,7 milioni, con un saldo commerciale negativo di 807,7 milioni di euro, riconducibile in larga parte ai prodotti lavorati e conservati.