Dalla Chiesa
Leone XIV a Notre Dame: “Una bellezza che parla al nostro cuore inquieto e lo chiama alla pace”
"La comunità cristiana non è un'enclave - è il monito del Papa -. Si offre come le antiche cattedrali, quale spazio di accoglienza, di rispetto, di rivelazione e di senso per tutti"
Nell’omelia durante la celebrazione dei vespri con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i consacrati, le consacrate e i seminaristi, nella cattedrale di Parigi, il Papa elogia la ricostruzione della chiesa, il cui tetto fu distrutto da un incendio nell’aprile del 2019, come un’occasione di incontro “al di là dei confini dell’appartenenza ecclesiale”.
“Notre Dame è più di un monumento”
“Sono passati sette anni da quando il mondo intero, col fiato sospeso, ha osservato la Cattedrale avvolta da un incendio spaventoso“. Il Papa ha cominciato l‘omelia dei Vespri celebrati con il clero francese nella cattedrale di Notre Dame ricordando il tragico evento del 15 aprile 2019: “Quel dolore non fu dei soli cattolici, né dei soli credenti. Ci accorgemmo, in quell’ora drammatica, che Notre-Dame è più di un monumento. La corale partecipazione alla ricostruzione e ora lo splendore del risultato rivelano che qui batte il cuore di un popolo, che ci troviamo al centro vitale di una civiltà, che si abbracciano passato e futuro, che si incontrano cielo e terra“. Un “luogo-simbolo della Chiesa in Francia“, così l’ha definita Leone XIV esprimendo il desiderio di incontrare i francesi in questo luogo: “È stata per me una gioia varcarne la soglia, poco fa, come avviene ogni giorno a migliaia di fratelli e sorelle che giungono qui da tutto il mondo. Il semplice fatto di entrare, ci pone di fronte a una bellezza che parla al nostro cuore inquieto e lo chiama alla pace“. “Nel restituire questo spazio all’intera umanità, è stato giustamente inteso quanto ogni visitatore possa lasciarsi rigenerare da ciò che vede, ascolta e prova“, ha osservato il Pontefice: “Le Istituzioni – pubbliche, ecclesiali e private – coinvolte nel restauro di Notre-Dame, col loro specifico contributo, hanno così concorso a riattivare i percorsi culturali, esistenziali e spirituali che la Cattedrale dischiude“. In questo contesto, la Chiesa “ha interpretato il proprio compito in termini non solo di conservazione, ma anche di creatività“, l’omaggio del Papa, che ha elogiato il vescovo e la comunità diocesana per aver immaginato “un percorso pastorale di primo annuncio e di iniziazione cristiana alla portata di tutti“.
“La Chiesa non è un enclave: accogliere la periferia”
“La ricostruzione della cattedrale è stata l’occasione di un incontro che ha dilatato gli spazi dell’accoglienza e della partecipazione al di là dei confini dell’appartenenza ecclesiale”, ha aggiunto Leone nell’omelia dei Vespri celebrati con il clero francese nella cattedrale di Notre Dame. Poi l’invito: “Lasciatevi ispirare da quanto è avvenuto qui. Anteponete a tutto l’Evangelii gaudium, ossia quella conversione missionaria che Papa Francesco ci ha testimoniato sin dalla sua prima Esortazione Apostolica. I cristiani non rifuggono la complessità, perché Dio stesso li ha chiamati a seguire suo Figlio in un mondo già abitato, già in movimento, già segnato dalle miserie e dalla bontà degli esseri umani. Dall’incarnazione discende l’identità della Chiesa, chiamata ad essere sempre in uscita”. La comunità cristiana non si costituisce come enclave – è il monito del Papa -. Si offre, al contrario, come le antiche cattedrali, quale spazio di accoglienza, di rispetto, di rivelazione e di senso per tutti. Qui sta la forza di una Chiesa viva: accogliere la periferia che si trova già nel suo cuore, il lontano che in realtà è già vicino, l’estraneo nel quale Cristo già sta bussando alla porta. Dalle coste del nord fino al Mediterraneo, dalle aree interne ai dipartimenti d’oltremare, siate una Chiesa viva, multiforme e vicina. La povertà di mezzi non impedisce la missione”.
Una casa aperta
Fondamentale, per costruire questa Chiesa viva, dice il pontefice, è il ruolo dei laici, “che sono l’avamposto vivente della Chiesa nei crocevia del mondo quotidiano”. La Chiesa, ha ricordato Leone XIV, è “un organismo vivo, una comunità credente che raccoglie nella lode quanto la cultura e la tradizione le consegnano, un corpo che, proprio celebrando, narra a chiunque la ragione per cui esiste”. “Oggi più che mai facciamo i conti con un tempo che appare senza pienezza, senza profondità, senza promesse”, l’analisi del Pontefice, che ha definito la liturgia “uno squarcio, un’oasi di pace in una società iperconnessa e rumorosa. Nel cuore della città, la cattedrale aperta è il segno di una comunità che dà lode al Signore e che vive l’ospitalità non come gesto occasionale, ma come la forma stessa della propria esistenza, in modo che tutti possano sentirsi a casa, senza più essere oppressi né emarginati in un mondo che cambia. Voi, pastori e consacrati di Francia, siete chiamati a essere i primi custodi di questa casa aperta, pietre vive di una Chiesa che spera e non teme il futuro”, il mandato di Leone XIV: “Questa cattedrale è rinata perché voi possiate rinascere con essa in uno slancio di santità e di missione quotidiana. Siate, in mezzo al vostro popolo, l’espressione limpida della divina maternità della Chiesa che, testimoniando l’amore di Dio, ricompone e guarisce la famiglia umana”.
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