Dalla Chiesa
Leone XIV a Lourdes: “santuario della sacralità della vita e della speranza”
All’Angelus recitato al termine della messa, il Papa ringrazia i presenti e lancia un appello a recitare in ottobre il Rosario per la pace
Nell’omelia della Messa celebrata questa domenica, 27 settembre, nella Prairie del Santuario dedicato alla Vergine, presenti 150mila fedeli, Leone XIV sottolinea che nell’amore infinito di Dio “nessuna fragilità viene respinta”
A Lourdes la vita accolta come dono prezioso di Dio
Nella Grotta di Massabielle, dove la Vergine Maria è apparsa a santa Bernadette, “nessuna fragilità viene respinta”, perché “si erge come un santuario della speranza cristiana”, davanti “alle correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia”. Così Papa Leone XIV nell’omelia della Messa celebrata nella Prairie del Santuario di Nostra Signora di Lourdes, davanti a più di 150mila fedeli, nella quale sottolinea che, in questo momento storico, “all’interno di una società alla ricerca del progresso e del benessere materiale”, ma che a volte tenta “di dimenticare l’orizzonte dell’eternità, Maria viene a ricordarci la grandezza e la portata della nostra vocazione alla vita, alla vita eterna. Lourdes ha è il luogo benedetto di una professione di fede nella bellezza e nella sacralità della vita, poiché qui essa è accolta come un dono prezioso di Dio, chiamato a fiorire per l’eternità nell’amore del Padre”.
La vita eterna, promessa solida del Signore
La vita eterna, ricorda Leone XIV, è “una promessa solida e certa che il Signore ci fa”, e che anche la Vergine fece a Bernadette: “Non ti prometto di essere felice in questo mondo, ma nell’altro”. Perché “mentre la felicità quaggiù è una realtà effimera, relativa, a volte purtroppo inaccessibile per alcuni, la vera felicità è promessa a tutti, nella speranza”, e quindi “dovrebbe essere l’oggetto principale della nostra ricerca, dei nostri sforzi e delle nostre scelte”. Il Signore l’ha ottenuta per noi “con la sua morte e resurrezione” e la realizza in noi “attraverso la grazia del battesimo”. Una vita eterna che “è alla nostra portata, ma spetta a noi accoglierla”. “L’ostacolo alla grazia e alla vita eterna, l’unico ostacolo a questo amore – spiega Leone -, è il peccato, il ripiegamento su sé stessi, quel rifiuto di Dio che ci rinchiude nelle nostre stesse tenebre!
Il male di oggi proviene dal cuore dell’uomo
L’invito del Pontefice è allora alla conversione, come quello della Vergine Maria a Bernadette, e di Gesù nel Vangelo di Matteo di questa domenica, rivolto ai cuori chiusi. “Convertirsi – per Papa Leone – significa abbandonare le vie dell’errore per abbracciare la Via della Vita, aprendo così il nostro cuore all’unica Gioia che non passa”. La Vergine come più di 150 anni fa nella Grotta, ci chiede di fare penitenza, “non solo per noi stessi, che ne abbiamo bisogno, ma anche ‘per i peccatori’, per un mondo che va male”.
“Come potrebbero i nostri cuori non sentirsi interpellati di fronte ai conflitti sempre più diffusi, che distruggono tante vite innocenti? Eppure il male che affligge la nostra epoca proviene dal cuore dell’uomo, Dio non ne è responsabile.”
La conversione della Chiesa, per guarire dalle infedeltà
Sono quindi “i cuori degli uomini che bisogna cambiare – chiarisce Leone XIV – a cominciare dal nostro”. Ma questa esigenza di conversione coinvolge la Chiesa stessa, “nel suo pellegrinaggio terreno”: “Essa deve avere il coraggio di vivere questa conversione in primo luogo. Per guarire dalle ferite profonde, dalle infedeltà e dai dolorosi smarrimenti commessi al suo interno, dobbiamo porci umilmente sotto lo sguardo purificatore del Signore”
I malati nel cuore della Chiesa
Infine il Papa si rivolge ai malati, che conoscono la sofferenza, uniti “alla passione di Cristo” e che sono così numerosi a Lourdes: “Avete la possibilità di vivere le vostre pene e i vostri dolori in questo spirito di offerta per entrare in quel cammino redentore di cui il mondo ha tanto bisogno. In questo senso siete davvero nel cuore della Chiesa, e il vostro ruolo è insostituibile”
Ripartire da Lourdes come missionari della speranza
L’invito finale è rivolto a tutti i pellegrini, a ripartire da Lourdes come “missionari della speranza”, perché questo è il miracolo di questo luogo: “suscitare la gioia della speranza proprio nel cuore della prova e del dolore”. “La Vergine Maria – conclude – risana i nostri sguardi e trasfigura i nostri cuori donando loro la pace”.
L’invito all’Angelus: “A ottobre si preghi il Rosario per la pace tra i popoli”
All’Angelus di oggi, 27 settembre, recitato all’esterno del Santuario di Nostra Signora di Lourdes il Papa ha richiama la forza del rosario in un tempo cupo, fatto di conflitti e di violenza. Pregare insieme l’Angelus, “preghiera semplice e stupenda”, sottolinea il Pontefice, “ci aiuta a vivere ogni giorno in adesione alla volontà di Dio, sul modello della Vergine Maria”. Di qui l’appello: “Prima di farlo vorrei rivolgere un appello che sento forte nell’animo trovandomi in questo luogo. Qui l’Immacolata si è mostrata a santa Bernadette con la corona del Rosario e ha come guidato la sua preghiera. Per questo oggi invito tutti i fedeli e tutte le comunità cristiane a pregare il santo Rosario, durante il prossimo mese di ottobre, con la particolare intenzione che cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto”.