Cesena
Don Giancarlo Biguzzi. Messa e testimonianze a 10 anni dalla morte del sacerdote studioso della Parola
Giovedì 8 ottobre alle 20 nella chiesa di San Vittore la celebrazione presieduta dall'arcivescovo Caiazzo. A seguire, al cineteatro Victor, le testimonianze di ex allievi, colleghi e famiglia
Cesenate originario di San Vittore, è morto a 75 anni l’8 ottobre 2016. La sua eredità: leggere con pazienza, interrogare il presente e sperare senza sottrarsi alle responsabilità.
Una serata a ricordo
A dieci anni dalla morte di don Giancarlo Biguzzi, avvenuta l’8 ottobre 2016, San Vittore e la Diocesi di Cesena-Sarsina ne ricordano la figura con una serata di preghiera e testimonianze.
Giovedì 8 ottobre, alle 20, nella chiesa parrocchiale di San Vittore, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo presiederà la celebrazione eucaristica in suffragio. Alle 21, al cineteatro Victor, interverranno ex allievi, colleghi docenti e familiari. Seguiranno le conclusioni dell’arcivescovo e uno spazio per interventi spontanei. L’incontro-testimonianza sarà coordinato da padre Giuseppe De Carlo, del convento dei frati cappuccini di Cesena.
Tra i suoi approfondimenti, l’Apocalisse. L’approdo è una città dalle porte aperte
“‘Sacerdote, maestro, studioso della Parola’: le espressioni scelte per l’incontro richiamano una vita nella quale ministero, insegnamento e ricerca si sono alimentati a vicenda. Nato l’11 ottobre 1941, docente alla Pontificia Università Urbaniana e alla Pontificia Università Gregoriana, “Biguzzi ha dedicato la parte più intensa del proprio lavoro all’Apocalisse, accompagnando generazioni di studenti nella lettura di un libro spesso evocato, ma poco conosciuto – sottolinea padre De Carlo -. Dal volume I settenari nella struttura dell’Apocalisse, del 1996, al commentario del 2005, fino a Gli splendori di Patmos, ha unito il rigore della ricerca all’impegno di renderne accessibili i risultati. La morte lo colse mentre preparava un nuovo commentario. Il suo metodo nasceva dalla pazienza di sostare sulle parole, seguire gli indizi del racconto, verificare ogni interpretazione alla luce dell’insieme. Alla libertà nel discutere le opinioni ricevute si accompagnava una cura artigianale della scrittura, perché il testo potesse parlare con la propria voce”.
Il suo lavoro “aiuta a liberare l’Apocalisse dall’immagine di un repertorio di catastrofi o di un calendario segreto della fine. Giovanni di Patmos scriveva a comunità reali, nelle città dell’Asia romana, tra templi, commerci e conflitti – prosegue il frate cappuccino -. Proprio perché parlò al proprio tempo, il libro può interrogare il nostro, insegnando a riconoscere le seduzioni del potere e ad ascoltare il grido delle vittime. “Al centro sta il vedere ‘in Spirito’: la bestia sembra invincibile, ma porta un numero umano; Babilonia si proclama regina, ma la sua caduta è già cantata; l’Agnello è stato ucciso, eppure sta ritto. L’immagine del Crocifisso risorto illumina l’intero racconto. Per Biguzzi la storia è ‘tribolata, ma pasquale’: il male resta presente, ma non possiede l’ultima parola. Ne nasce una speranza che domanda fedeltà quotidiana, vicinanza a chi soffre e capacità di non rispondere all’odio con l’odio. L’approdo è una città dalle porte aperte, dove Dio abita con gli uomini e asciuga le loro lacrime“.
La sua eredità: leggere con pazienza, interrogare il presente
Anche gli ultimi studi di Biguzzi “sull’unità dei cristiani invitano le Chiese a ritrovare il proprio centro in Cristo e nell’ascolto dello Spirito – conclude padre De Carlo – . La serata di San Vittore sarà un’occasione per raccogliere questa eredità: leggere con pazienza, interrogare il presente e sperare senza sottrarsi alle responsabilità. È così che la memoria può aprire il futuro.
