Il vescovo alla celebrazione del Transito di san Francesco: “Dio non abbandona la Chiesa nei momenti difficili”

In tanti al Santuario del Santissimo Crocifisso di Longiano. Monsignor Caiazzo: "Chiamati a essere protagonisti del presente, non spettatori". La fotogallery

Da sinistra: padre Filippo Gridelli, il vescovo Caiazzo e padre Nicola Zuin (foto: Mv)

Al Santuario del Santissimo Crocifisso di Longiano si è tenuta ieri sera la celebrazione diocesana degli 800 anni del Transito di san Francesco d’Assisi. Tra i tanti presenti, il sindaco di Longiano Mauro Graziano, le famiglie francescane della diocesi e i membri dell’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso.

Letture e canti

La funzione è stata presieduta dal vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. Accanto a lui il padre guardiano dei Cappuccini di Cesena, fra Filippo Gridelli, e quello dei Frati minori conventuali di Longiano, fra Nicola Zuin. Durante la celebrazione sono stati letti brani relativi agli ultimi momenti della vita del Poverello di Assisi e del suo incontro con “sorella morte”, intervallati da canti francescani eseguiti dal coro “Alma Canta” diretto da Nicoletta Bettini, con una sessantina di elementi tra musicisti e cantori.

La vera gioia

“Dio non abbandona la Chiesa nei momenti difficili della storia – ha detto il presule all’omelia -. Quando le chiese si svuotano e sembrerebbe che non ci sia più la fede e gli stessi cristiani perdono la speranza e la fiducia, Dio è sempre intervenuto”. Ne è esempio la figura di san Francesco, che “ha incontrato il Signore in un momento storico turbolento, difficile, pieno di guerre, di tristezze, di fame, di ingiustizia e di mancanza di fede, con le chiese vuote. Il Signore si è rivelato a questo giovane che aveva tutto e non gli mancava niente e lo ha arricchito della sua divinità”. Francesco, ha proseguito il vescovo, “si è arreso all’amore di Dio”, ha trovato la vera gioia, e ha portato nel mondo “un messaggio di liberazione, di guarigione interiore, che rende l’uomo ricco e capace di aprirsi a Dio“.

Un momento della celebrazione

Protagonisti del presente

Ottocento anni dopo, san Francesco rimane modello di scelta di vita. “Il Signore – ha proseguito monsignor Caiazzo – vuole servirsi di ognuno di noi per far sì che il mondo cambi”. Questo sarà possibile, “se ognuno di noi incomincia a diventare non semplice spettatore di quello che succede, ma protagonista, corresponsabile, del momento presente”. Da qui un riferimento al periodo del Covid-19: “Tutti dicevamo: Quando finirà non saremo più gli stessi, cambieremo. Ce ne siamo dimenticati con molta facilità, perché spesso cerchiamo Dio solo nel momento della necessità e poi ritorniamo alla vita di prima, e forse anche peggio”. Ma “Dio non si scandalizza. Francesco l’aveva capito e non si scandalizzava degli errori degli uomini: li cercava, stendeva la mano e annunziava con gioia il messaggio della salvezza del Vangelo”.

Un “Francesco dei nostri giorni”

Da qui un parallelismo con san Carlo Acutis, definito dal vescovo un “Francesco dei nostri giorni”: Carlo Acutis “non ha mai obbligato nessuno, ma ha parlato sempre della bellezza della vita degli altri, lasciando che le persone trovassero da sole la strada guardando ciò che Dio compiva in lui e continua a compiere attraverso questo ragazzo morto a 15 anni. Il Signore ha messo nel cuore di ciascuno di noi un seme della sua Parola e la certezza che lui è sempre con noi e con noi fa nuove tutte le cose”.

Le tre nascite dell’uomo

Infine un riferimento al Transito di san Francesco, che “non è morto, ma è nato di nuovo, alla vita eterna e per questo facciamo festa”. Anche noi, ha aggiunto il presule, “siamo nati per nascere continuamente. C’è una prima nascita, quando nostra madre ci ha messi al mondo nella carne. C’è una seconda nascita, il giorno del Battesimo, quando siamo stati presentati per diventare figli di Dio e della Chiesa, abitati dalla potenza dello Spirito Santo. E c’è una terza nascita, forse la più difficile da accettare quando siamo legati alle cose di questo mondo: la morte corporale. Essa ci fa il regalo più grande, il regalo della vita eterna, di stare insieme agli angeli e ai santi a contemplare il volto di Dio, lodarlo e cantare in eterno al Signore della vita”.


A seguire, la fotogallery della celebrazione del Transito.

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