Il rombo dei motorini dove una volta c’era la comunità

Lettera aperta dopo l'incidente avvenuto a Ponte Ospedaletto

Foto di Bastian Riccardi da Pixabay

In merito all’incidente verificatosi qualche sera fa nella zona artigianale di Ponte Ospedaletto (vedi notizia al link in coda al pezzo), pubblichiamo la lettera giunta in redazione a firma di Michele Fratellanza, operatore della sicurezza e già presidente del Quartiere di Budrio-Badia.

Caro direttore,

l’incidente di Longiano non è una fatalità, ma l’ultimo, tragico capitolo di una storia che ho visto scrivere giorno dopo giorno. Scrivo con il cuore pesante, da cittadino e da ex presidente del quartiere di Budrio e Badia. Mi stringo al dolore dei genitori dei due adolescenti feriti e invoco per loro la forza della guarigione.

Bisogni inascoltati dalla comunità

Questo non è un fulmine a ciel sereno per chi, come me, ha passato anni sul territorio, ascoltando bisogni troppo spesso rimasti inascoltati. Non puntiamo il dito contro quei ragazzi: la loro corsa sull’asfalto è solo l’atto finale di un dramma che inizia quando una comunità perde gli strumenti per parlare ai suoi giovani. Quando i cancelli si chiudono, la strada diventa teatro. Ho visto campetti da calcio, un tempo patrimonio di tutti, diventare di fatto proprietà di pochi. Circoli storici ridotti a servire un caffè agli anziani, sale polivalenti rimaste miraggi nei bilanci. Non è colpa di qualcuno in particolare, ma di scelte che si accumulano negli anni. Il vuoto che i giovani riempiono comunque.

Non solo incoscienza

Se una comunità non offre spazi di costruzione, i giovani creano i propri riti di appartenenza. Il rombo dei motorini e la sfida all’asfalto non sono solo incoscienza: sono un disperato bisogno di esistere, di sentirsi parte di qualcosa. Tragicamente, quel “qualcosa” diventa pericoloso.

Un patto per la comunità: tre proposte concrete

Serve un patto per la comunità, a partire da tre proposte concrete:

  • Protocollo “campi aperti”: convenzioni con le società sportive per garantire 2-3 ore pomeridiane di accesso libero ai campi, in cambio di contributi per la manutenzione;
  • “Spazio giovani autogestito”: un locale comunale inutilizzato affidato ai ragazzi di 16-25 anni, con un budget annuale minimo e la piena responsabilità dello spazio.
  • “Consiglio comunale giovani”: un organismo con potere propositivo su temi che li riguardano, elezioni biennali e un budget dedicato.

La scelta che abbiamo davanti

L’incidente è una ferita per tutti, ma può diventare l’occasione per cambiare. Non servono rivoluzioni, bastano tre decisioni concrete che un’Amministrazione può prendere in pochi mesi. I soldi ci sono: sono quelli che oggi spendiamo per riparare i danni del degrado. Meglio investirli per dare voce a chi non l’ha mai avuta. Le strade non devono più essere l’unico spazio di socialità per i nostri ragazzi. Il futuro di Longiano può avere il suono di una caduta sull’asfalto o quello delle risate in un campo da gioco. La scelta è nostra. Il tempo è adesso.

Michele Fratellanza, cittadino di Longiano, ex presidente del quartiere di Budrio e Badia