Alluvione, “non sono eventi eccezionali”

Incontro ieri sera del Comitato degli alluvionati alla parrocchia di San Rocco con critiche al nuovo Piano dell’Autorità di bacino del Po

Un momento della serata al tetro parrocchiale di San Rocco

Il Comitato degli alluvionati contro il Piano per l’assetto idrogeologico (Pai) redatto dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po.

L’incontro del Comitato degli alluvionati

“Spagna, Francia, Inghilterra e Germania le chiamano inondazioni, in Italia alluvioni. Questo perché le inondazioni possono essere controllate, le alluvioni no. Capite la piccola differenza che può creare a livello legale?”. Così Mauro Mazzotti, presidente del Comitato degli alluvionati e già candidato di Fratelli d’Italia alle amministrative del 2024, ha aperto l’incontro di ieri sera al teatro della parrocchia di San Rocco di Cesena.

“Vogliamo i progetti”

Mazzotti ha poi spiegato come, in oltre vent’anni di elaborazioni sul tema, tra precedenti Pai e richieste dell’Unione europea, “non si sia fatto nulla”. Il presidente ha inoltre voluto sottolineare che il comitato “non ha scopi di lucro né politici”. Per Mazzotti è fondamentale sapere quali lavori siano necessari per rendere il territorio il più sicuro possibile. “Il sindaco – riferisce il presidente del Comitato degli alluvionati – ci ha fatto sapere che per tutti i progetti servono sei miliardi, ma solo un miliardo è disponibile. Noi vogliamo i progetti: se serviranno più soldi si troveranno, ma bisogna sapere che cosa è necessario fare”.

Il punto sulle casse di laminazione

L’ingegner Marco Raffaele ha fatto il punto sugli interventi realizzati, a partire dalle casse di laminazione, opere idrauliche progettate per immagazzinare temporaneamente l’acqua in eccesso durante piogge intense o piene fluviali. “La cassa al Molino funziona, ma non essendo pulito regolarmente contiene meno del previsto. A Ca’ Bianchi la cassa, non ancora completata e distrutta nel 2023, non è stata sistemata: i lavori devono ancora iniziare. Alla Palazzina non si capisce a che punto siano gli interventi, mentre a Ca’ Tana non sono mai partiti”. In ogni caso, ha sottolineato Raffaele, il Pai prevede il raddoppio della capacità per tutte le casse.

“Serve un ente terzo per le verifiche”

“L’Autorità di bacino del Po, con il Pai, ha fatto il piano delle opere e delle attività necessarie per mettere in sicurezza il territorio e mantenerlo tale – ha proseguito Raffaele – ma non è l’Autorità a doverlo attuare: tocca alla Regione”. L’ingegnere ha quindi evidenziato la necessità di una norma che preveda “un ente terzo per le verifiche”. Secondo Raffaele, il Pai risulta lacunoso perché non affronta “la parte montana del bacino, Quarto con lago e diga, il Fanante, il Cesuola, i rii minori, le idrovore e il reticolo dei canali di bonifica che deve portare l’acqua fuori fiume fino al mare”. In conclusione, ha ribadito l’importanza del Comitato: “Siamo noi alluvionati le vere parti in causa, non i vari enti che spesso vengono chiamati al nostro posto”.

“Non sono eventi eccezionali”

Netta la posizione del geologo Riccardo Galassi sulle cause delle esondazioni. “Inutile dire che siano eventi eccezionali, chi lo dice, dice cagate – ha affermato -. La realtà è che a monte il fiume non è mai stato pulito e c’è troppa vegetazione: non poteva che succedere quello che è successo (l’alluvione del maggio 2023, ndr)”. Secondo Galassi, per anni si sarebbe “dormito su queste problematiche”, senza definire priorità, tempi e risorse. Dal Pai “mi aspettavo di leggere cosa bisogna fare, quando farlo e con quali fondi”.

Criticità note da anni

Galassi ha ricordato come molte criticità fossero note da tempo. “Già il Pai del 2002 indicava gli interventi necessari per la messa in sicurezza del territorio, con priorità precise e costi allora molto inferiori agli attuali, indicazioni ribadite nel Pai del 2011 – aggiunge Galassi -. Tutti dati già recepiti dal piano regolatore”, ha sottolineato, evidenziando come nel 2016 il Piano di gestione del rischio alluvioni abbia ampliato ulteriormente le aree a rischio includendo anche i canali secondari.

Dubbi su metodo e modellazioni

Entrando nel merito del nuovo Pai, Galassi ha espresso perplessità sull’approccio definito “negoziale e win win”, lamentando una scarsa condivisione con i tecnici dei comitati da parte dell’Autorità di bacino distrettuale del Po. Ha inoltre sollevato dubbi sulle basi tecniche delle modellazioni, dagli idrogrammi imprecisi ai rilievi topografici non del tutto affidabili fino ai parametri di scabrezza (fondale non liscio) non considerati dell’alveo: “Se non conosco i dati o questi ultimi sono imprecisi, il risultato rischia di essere poco affidabile”. Critiche anche alla scarsa attenzione riservata a sedimenti, vegetazione, manutenzione, scoli, impianti idrovori e visione complessiva di bacino.