Rubicone
Avevano appena riscosso i frutti di una truffa telefonica, beccati a Savignano
Truffe telefoniche sventate. Martedì scorso a Savignano sul Rubicone una pattuglia della Polizia locale dell’Unione Rubicone e Mare ha fermato per controlli una Fiat 500 con a bordo tre giovani: un uomo e due donne.
I tre, fa sapere il comandante Alessandro Scarpellini, durante il controllo, sono apparsi molto agitati e gli agenti hanno deciso quindi di approfondire. Hanno così scoperto, nel vano portaoggetti dello sportello, uno storditore elettrico, che la legge classifica come arma il cui porto, fuori dal domicilio, costituisce reato.Si è proceduto quindi a una perquisizione dell’autovettura, che ha consentito il rinvenimento di un sacchetto, occultato sotto a un sedile, contenente alcune decine di monili e di gioielli in oro avvolti in un tovagliolo. Nella tasca di una ragazza anche un piccolo quantitativo di hashish. I tre pertanto sono stati condotti in ufficio dalla Polizia locale.
Sospettando la provenienza delittuosa dei preziosi, sono state cercate in zona informazioni utili dalle forze dell’ordine del circondario e così la Polizia locale è venuta a conoscenza dalla Questura di Rimini che poche ore prima, a Rimini, una donna di 72 anni era stata vittima della cosiddetta “truffa dell’avvocato” e che la stessa aveva consegnato, con tale raggiro, una somma di denaro e alcuni gioielli ad un “incaricato”. La donna, giunta a Savignano presso la sede della Polizia locale, ha riconosciuto subito come propri gli oggetti preziosi e persino il tovagliolo con cui li aveva consegnati ai truffatori.
La “truffa dell’avvocato” è consistita in una telefonata con la quale alla vittima è stato fatto credere che una figlia aveva causato un incidente e che, per evitarne la carcerazione, era necessario “tacitare” subito i familiari della persona investita con il pagamento di alcune migliaia di euro da fare, anche con oggetti preziosi o di valore, entro pochissimo tempo. I truffatori, che hanno simulato di essere uno un sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri e un altro un avvocato, facendo leva sul lato emotivo sono così riusciti a convincere la vittima a consegnare ad un “emissario” i valori rimediati in casa nell’immediatezza: un po’ di contante e alcuni preziosi. Solo dopo che i truffatori si sono volatilizzati ed avere verificato che la storia dell’incidente era inventata, poiché la figlia era tranquillamente a casa propria ignara di tutto, la vittima ha realizzato di essere caduta in un inganno.
La vicenda si è conclusa con la restituzione alla truffata dei preziosi (del valore di alcune migliaia di euro) e del denaro (circa 250 euro) e con la denuncia a piede libero dei tre per porto illecito di arma (lo storditore), concorso in truffa e ricettazione. Una delle due donne è stata segnalata alla Prefettura anche per il possesso di droga.”Il consiglio che ci sentiamo di dare – commenta il comandante Scarpellini – è sempre quello di diffidare. Quando ci sono incidenti stradali, le forze dell’ordine non telefonano a casa per mettere in contatto i coinvolti con presunti avvocati. In Italia non esiste la libertà su cauzione. Se si ricevono telefonate di questo genere, contattate subito il 112“.