Diocesi
Candelora, il vescovo ai consacrati: “Siete una presenza che resta”
Ieri, nella cripta dell’abbazia del Monte, monsignor Caiazzo ha presieduto la Messa per la Giornata della vita consacrata. L'omelia e le foto
Nella festa della Presentazione di Gesù al tempio, o “Candelora”, ieri, lunedì 2 febbraio, il vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo ha presieduto la Messa per la trentesima Giornata della vita consacrata. La celebrazione si è svolta nella cripta dell’Abbazia del Monte, alla presenza dei consacrati e delle consacrate che operano nella diocesi, insieme a numerosi laici.
Rinnovare il carisma
All’inizio dell’omelia, richiamandosi al brano evangelico del giorno (Luca 2,22-40), monsignor Caiazzo ha ringraziato Dio che “stasera ci permette di vivere questo momento come Chiesa. Abbiamo la gioia, insieme a voi consacrati e consacrate, religiosi e religiose, di rinnovare, soprattutto attraverso l’ascolto della Parola e l’Eucaristia, quel carisma particolare che il Signore ha affidato nella diversità di ogni vocazione”.
Gesù presentato al tempio, dono che viene da Dio
Riferendosi al Vangelo, il vescovo ha ricordato il gesto della presentazione di Gesù al tempio come segno di gratitudine e di riconoscimento del dono ricevuto: “Gesù viene presentato al tempio per ringraziare Dio, perché quel figlio viene da Lui. Facevano così tutte le coppie ebree: era un modo per dire che il figlio è un dono di Dio e a Lui appartiene”.
Simeone e Anna, profezia nella vita quotidiana
Monsignor Caiazzo ha poi richiamato le figure di Simeone e Anna, che, al tempio, entrambi animati dallo Spirito Santo, “parlavano con il linguaggio di Dio e, quando parli con il linguaggio di Dio, sei profeta”. Simeone, prendendo in braccio Gesù, riconosce una luce che illumina il mondo: “Per questo la giornata di oggi è chiamata anche “Candelora”. Quella luce ci rimanda non solo alle candele del battesimo, ma soprattutto al cero pasquale”.
I consacrati, una presenza che resta, sostiene e illumina
Il vescovo ha sottolineato l’importanza della presenza dei consacrati nella Chiesa e nel mondo: “Noi illuminiamo la Chiesa, portiamo la luce nei posti in cui viviamo. I consacrati abitano i luoghi di tutto il mondo e sono una grazia di Dio”. Ha poi aggiunto “Siete una presenza che resta, che sostiene e illumina. Il restare evangelico è dinamicità: fai, stai, soffri, gioisci, ma sostieni”.
La vita contemplativa delle clarisse
Un passaggio significativo dell’omelia è stato dedicato alla vita contemplativa, vissuta nella nostra diocesi dalle clarisse, incontrate dal vescovo durante una recente visita canonica: “In quattro giorni ho ascoltato a lungo le nostre monache, conoscendo la storia di ciascuna e la loro presenza nella nostra Chiesa. Hanno bisogno di essere sostenute e accompagnate con la preghiera”.
Diverse forme, una sola profezia
Accennando alle diverse forme della vita consacrata, il presule ha evidenziato come “nella diversità, una sola profezia prende corpo: restare con amore, senza abbandonare, senza tacere, facendo della propria vita parola per questo tempo e per questa storia”. Il vescovo ha poi invitato a riflettere sulla figura di Anna e sul valore simbolico del tempo nella Scrittura, sottolineando che il tempo non si limita a passare, ma si attraversa, ed è Dio che compie ogni cosa nel tempo. Questa riflessione nasce dall’età di Anna, 84 anni, di cui 7 anni sposata. Il sette nella Bibbia è un segno di completezza ed indica che il volere di Dio si compie nel tempo.
Il significato dei nomi nel Vangelo
Monsignor Caiazzo ha poi analizzato il significato dei nomi presenti nel Vangelo. “Simeone significa Dio ha ascoltato, Anna significa grazia di Dio, Fanuele, che è il padre di Anna, significa volto di Dio, il volto che in Gesù si è fatto vedere, e Aser, la tribù di Fanuele, significa felicità, fortuna, vuol dire che chi appartiene a questo popolo è felice perché ha visto il volto di Dio e desidera andare incontro al Signore”.
Gratitudine e affidamento alla Vergine Maria
Avviandosi alla conclusione, monsignor Caiazzo ha espresso un ringraziamento ai consacrati e alle consacrate per il servizio e la dedizione quotidiana: “Grazie per quello che fate, per come servite questa parte di mondo, per la vita che donate giorno dopo giorno”. Ha poi affidato alla Vergine Maria le fatiche e le prove della vita: “Ci aiuti nei momenti difficili, quando non riusciamo a capire e ci sentiamo l’animo lacerato”.
Un richiamo alla responsabilità nella vita quotidiana
“Nella vita capita che se non stiamo attenti possiamo fare del male – ha continuato il vescovo -. Ad esempio, oggi mi è capitato di avere davanti a me in macchina prima un coniglio e poi uno scoiattolo, se l’autista si fosse distratto, li avrebbe investiti”. Ha anche ringraziato don Alessandro Manzi, vicario episcopale per la vita consacrata, perché lo aiuta grazie alla conoscenza personale dei consacrati. Ha infine sottolineato come “abbiamo bisogno sempre di punti riferimento, di padri, di sacerdoti, suore capaci di esprimere la gioia di essere consacrati”.
Il senso della Giornata
Nel momento conclusivo della celebrazione, lo stesso don Alessandro Manzi ha rivolto i saluti finali, ringraziando il vescovo, i monaci dell’Abbazia del Monte, i sacerdoti, i diaconi e tutto il popolo di Dio. Ha sottolineato come la “Giornata della vita consacrata non ha un intento autocelebrativo, ma rappresenta un invito a rinnovare ogni anno l’impegno nell’annuncio del Vangelo”.
Di seguito, la fotogallery della celebrazione a cura di Pier Giorgio Marini.
