Cesena. Iniziate le celebrazioni per il millenario dell’Abbazia di Santa Maria del Monte

L’omelia pronunciata per il Millenario  da padre Jeremias Schröder

Sono iniziate in diocesi le celebrazioni per il millenario dell’Abbazia di Santa Maria del Monte. Il primo appuntamento del calendario di eventi liturgici e culturali si è svolto ieri, domenica 18 gennaio, con la celebrazione eucaristica presieduta da padre Jeremias Schröder, abate primate dell’Ordine di san Benedetto.

Le parole dell’abate primate padre Jeremias Schröder

Il millenario dell’Abbazia di Santa Maria del Monte di Cesena, uno dei luoghi più significativi della spiritualità benedettina in Romagna, si è aperto con la festa di san Mauro, patrono secondario della diocesi di Cesena-Sarsina

Il cammino proseguirà lunedì 2 febbraio, in occasione della Giornata della vita consacrata, con la Messa delle 20 presieduta dall’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo.

Pubblichiamo qui di seguito l’omelia pronunciata per il Millenario  da padre Jeremias Schröder.  

Cosa significa celebrare bene un Giubileo

Carissimo Padre Abate, cari confratelli, stimate autorità civili e militari, cari fratelli e sorelle,

sono davvero felice e grato di essere stato invitato ad aprire questo anno giubilare. Essere il primo mi dà l’occasione di dire tutto quello che voglio senza dover temere che un altro abbia già detto la stessa cosa. Sicuramente, alla fine del ricchissimo programma che avete preparato tutto sarà stato detto – e anche più di una volta. Vorrei quindi, all’inizio di questo giubileo millenario, aprire un po’ l’orizzonte e dire qualcosa su che cosa significa, secondo me, celebrare bene un giubileo.

Nella tradizione cristiana il giubileo ha sempre anche una struttura molto semplice e molto profonda: è fatto di tre confessioni: confessione di gratitudine, confessione dei peccati, confessione della speranza.

Confessione di gratitudine

Prima di tutto, gratitudine. Rendiamo grazie per mille anni di vita monastica, di testimonianza del Vangelo, di fedeltà perseverante attraverso innumerevoli tribolazioni. Rendiamo grazie per le innumerevoli persone che hanno reso possibile tutto questo: con la loro vita come religiosi professi, come collaboratori, come benefattori e come amici.

Questo luogo è indissolubilmente legato alla geografia spirituale e culturale di questa regione. Santa Maria del Monte non è solo un bel complesso architettonico: è un punto di riferimento nella vita della città e del territorio. La relazione è quasi materna: il monastero, sotto l’invocazione della Madonna, come luogo di rifugio, di sostegno spirituale, come presenza che ha contribuito a formare anche l’identità civile di Cesena. C’è poi la gratitudine per il patrimonio artistico: la bellezza del luogo, custodita, ampliata, migliorata lungo i secoli. I monaci parlerebbero qui di una vera e propria virtù: l’“amor loci”, l’amore per il luogo, che non è possesso, ma responsabilità.

E infine, con un certo orgoglio legittimo: questa terra ha dato alla Chiesa un grande Papa, Pio VII, Servo di Dio, che ha guidato la Chiesa in tempi di sconvolgimenti enormi. Anche questo è un tema profondamente giubilare: attraversare crisi, cadute, ricostruzioni. Questo ci ricorda anche quell’altro motto benedettino: Succisa virescit, ciò che è stato reciso tornerà a germogliare.

Confessione dei peccati

Ma un giubileo non è solo celebrazione. È anche verità. C’è la confessione delle prove esterne, per menzionarne solo alcune: il terremoto del 1776,  l’interruzione della presenza monastica dal 1797 al 1819 e poi dal 1866 al 1888, il bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Ma c’è anche la confessione delle ferite interne: il periodo degli abati commendatari, dove la stessa chiesa ha creato circostanze – per dire poco – non favorevoli alla vita monastica; e, più in generale, tutto ciò che in mille anni di storia – inevitabilmente – non è stato secondo il Vangelo. Anche questo fa parte della memoria vera, ed è bene dirlo davanti a Dio. Mi piace che Cesena sia diventata sede del Centro Storico Benedettino e vorrei che si continuasse a lavorare qui su ciò che siamo davvero: luce e ombra, santi e peccatori. Tutto si iscrive nella storia monastica, che comunque è sempre anche e soprattutto storia di grazia.

Confessione di speranza

E infine, soprattutto: la confessione della speranza. Santa Maria del Monte è un luogo di speranza. Questo è, in effetti, il titolo sotto il quale vogliamo celebrare il grande Giubileo Benedettino del 2029, quando ricorderemo i 1500 anni della vita benedettina. Cesena ne fa parte da due terzi di questo lungo cammino. “Luoghi di speranza” è davvero il modo in cui guardiamo ai nostri monasteri in vista del 2029, e Santa Maria del Monte risponde pienamente a questa chiamata, tanto nella sua lunga storia quanto nel suo presente.

Speranza di vita: quando guardo l’ultima bozza del nostro Catalogus Benedettino e vedo che quasi tutti i monaci qui sono più giovani di me, capisco che questo non è un museo: è una promessa.

Speranza di missione: La seconda lettura parla di missione. Qual è la missione di un monastero benedettino? È testimonianza evangelica. Ma questo, prima di tutto non è “fare cose”, ma mostrare una forma di vita: cristiana, fraterna, ordinata, seria e gioiosa.

Speranza di relazione: La storia ci dice che San Mauro da Cesena si ritirò sul Monte Spaziano come eremita. Ma sappiamo bene che la nascita e la esistenza di un monastero non sono mai solo opera di pochi monaci ritirati. Questo luogo ha potuto svilupparsi e arrivare alla sua fioritura soltanto in una relazione stretta con la città e il territorio. In mille anni, questo ha preso le forme più diverse. C’era il patrocino delle signorie e dei nobili, le donazioni di pellegrini e fedeli. In quest’epoca penso alla Società degli Amici del Monte. Penso anche al sostegno delle istituzioni pubbliche, poiché gli antichi beni che un tempo permettevano il mantenimento di questo importante patrimonio sono stati confiscati prima dai Francesi e poi dal giovane Regno d’Italia.

Tutto questo, dal sublime al pragmatico, sono dimensioni della nostra speranza che oggi vogliamo proclamare.

Dal monte si intravede la gloria di Dio

Per questa messa è stato scelto il bellissimo Vangelo della Trasfigurazione. Ci parla di un monte, dove per un momento si intravede la gloria di Dio. Non per il privilegio di pochi, ma per dare forza a tutti. E il Vangelo finisce in modo molto significativo: Gesù e i discepoli scendono dal monte e incontrano un ragazzo da guarire. Questo monte, e questo monastero non sono una fuga dal mondo. È un luogo di speranza dove si riceve luce e forza per tornare nella valle degli uomini.

Jeremias Schröder osb, abate primate