Diocesi
La mistica della tonaca lisa, il sacerdozio di strada, i difetti. Don Benzi nel libro di Elisabetta Casadei
Ieri la presentazione a Cesena nella sala conferenze del Bcc Romagnolo, condotta dal direttore Francesco Zanotti
Don Oreste Benzi, visto “da dentro”. Difetti, rapporto con Dio, evoluzione della fede, passi di santità. È questa la prospettiva con cui la postulatrice della causa di beatificazione, Elisabetta Casadei, ha scritto “La mistica della tonaca lisa. Il cammino spirituale di don Oreste Benzi” (edizioni Sempre) presentato ieri pomeriggio, venerdì 20 febbraio, alla sala conferenze del Bcc romagnolo nell’ambito degli appuntamenti per il centenario della nascita del sacerdote riminese. L’iniziativa è stata sostenuta anche dalla banca, rappresentata dal vicedirettore generale, Cesare Bizzocchi.
Le fasi della causa di beatificazione
In dialogo con il direttore del Corriere Cesenate, Francesco Zanotti, la postulatrice traccia un ritratto di don Benzi a partire dalla sterminata mole di documenti raccolti per la causa di beatificazione – oltre 19mila pagine, più audio e video – che, dopo la chiusura della fase diocesana, ora si trova in quella romana. Per essere proclamato beato, spiega la Casadei, c’è bisogno di un miracolo: “Ne ha fatti tanti in vita, ma ne serve uno anche dopo la morte. Vi invito a chiedere e a pregarlo”.
Presenti il vescovo monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo e il vescovo emerito monsignor Douglas Regattieri
Alla presentazione del libro, in prima fila l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, vescovo di Cesena-Sarsina, e l’emerito, monsignor Douglas Regattieri, oltre a tanti membri delle comunità papa Giovanni operanti nel territorio della Diocesi. “Non ho avuto la gioia di incontrare don Benzi personalmente – dice monsignor Caiazzo – ma chi non ha avuto modo di conoscere l’opera che Dio ha compiuto in lui e in chi l’ha seguito? Credo sia uno di quei nuovi profeti chiamati a essere segno di Dio nell’oggi, che ha concretizzato il Vangelo che abbatte le barriere. Chi riceve i miei messaggi al mattino, da domani troverà di certo spunti che nascono anche da questo libro”.
Una spiritualità profondissima
Don Benzi è conosciuto come “prete dalla tonaca lisa”, fa notare Francesco Zanotti alla postulatrice, “ma la mistica? Come mai questo titolo?”. “L’espressione nasce quando Valerio Alessi, il suo biografo, chiede a don Benzi perché andasse in discoteca. E lui dice che ci andava non in jeans, ma con la tonaca ‘lisa’ perché ‘i giovani vogliono incontrarsi con il mistero’. La mistica, allora, è quello che sta dentro la tonaca, di cui don Benzi non parlava mai, ma che veniva fuori negli incontri con consacrati e con sacerdoti. Lì raccontava la sua vita interiore”. Che era ricchissima, perché don Benzi era sì un prete di strada, ma con una spiritualità profondissima.
Il ruolo della famiglia
Da dove nasce questa spiritualità? Casadei parte dalla famiglia, “che lo ha segnato – aggiunge -. Racconta che si sedeva accanto alla mamma che cuciva, e, da sotto, vedeva tutti i fili ingarbugliati del suo ricamo. Questo per don Oreste è stato fondamentale: gli ha insegnato ad affidarsi. Il Signore ha un suo disegno e a noi non è chiesto di capirlo subito. Ma anche un gesto del padre è stato significativo. Ricorda di una volta che lui aiutò un notabile a disincagliare la sua auto e, alla fine, lui gli diede la mano. Questo colpì molto il padre di don Oreste: in quella reazione il sacerdote comprese che ci sono persone che ritengono di non valere nulla e quasi ti chiedono scusa di esistere. Da qui, l’empatia per i poveri e per chi ha pochi mezzi”.
Nessuno nasce santo
Nessuno nasce santo, e la figura di don Benzi è la conferma. Per questo Elisabetta Casadei ha voluto iniziare il suo libro con un elenco di difetti del sacerdote: “Questo ci fa sentire che don Oreste è uno di noi – chiosa – e ci dice cosa può fare la Grazia se la si lascia agire”. Don Oreste, un “lottatore di sumo” per la disciplina e le richieste a sé stesso, ha avuto tre fasi nella sua vita di fede: vivere per Gesù, “come un facchino”, per i suoi primi 60 anni, poi “con Gesù, quando si accorge della sua presenza come uomo vivo, e infine “vivere in Gesù”, con lo sguardo di Dio.
Anticipatore del magistero di papa Francesco
Moderno, profeta, anticipatore del magistero di papa Francesco, prosegue Casadei, don Benzi ha fondato la sua parrocchia su tre principi. Anzitutto il pastore, diceva, doveva “conoscere le sue pecore una a una. Per far questo aveva individuato e nominato un responsabile per ogni via che lo informava di tutto quello che succedeva nelle famiglie. È significativo un episodio nel quale una donna arrivò all’ospedale dove suo marito era appena morto a causa di in un incidente stradale e ci trovò don Oreste. Il secondo principio è quello di parlare di una fede che risponde alla vita, non è astratta. E il terzo che ‘tutte le decisioni si prendono insieme”. Sinodale, molto prima del cammino sinodale, insomma.
Don Benzi, conclude la Casadei, “era come un bambino abbandonato nelle mani del suo papà. E mi piace pensare che, per la sua proverbiale caratteristica, sia arrivato in ritardo anche a morire: il Signore l’ha chiamato a sé il primo novembre, ma lui è morto il 2, alle 2 del mattino”. In ritardo, ma senza dubbio santo, almeno nel cuore di chi l’ha conosciuto. E di certo anche puntuale all’appuntamento con il Signore che ha tanto amato nei tantissimi incontrati ogni giorno della sua vita.
Nelle foto di Sandra&Urbano fotografi il vescovo emerito Douglas Regattieri e il vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. Sotto la sala conferenze Bcc Romagnolo dove si è svolto l’incontro

