Confartigianato Cesena premia Maurizio Scarponi, una vita da ciabattino

Un riconoscimento ai 40 anni di attività di calzolaio

Lorenzo Scarponi

Una vita da ciabattino. Confartigianato Cesena ha premiato Maurizio Scarponi per i suoi quarant’anni di attività come calzolaio, consegnandogli una targa al valore artigiano.

Un riconoscimento per premiare il mestiere nobile e antico del calzolaio

Il riconoscimento di Confartigianato Cesena celebra un mestiere nobile e antico, da sempre orientato al riuso sostenibile e oggi più che mai attuale. La consegna è avvenuta per mano di Fabiana Paolucci, responsabile di Confartigianato Gambettola.

Da Gambettola a Cesena, nel 1986 l’apertura del laboratorio

Scarponi, gambettolese, conduce dal 1986 il suo laboratorio nei pressi del Ponte Vecchio di Cesena. «Sono andato a bottega a 12 anni, dopo la scuola – ha ricordato –. Allora c’era l’usanza e la cultura di imparare il lavoro sul campo. Per otto anni ho svolto l’apprendistato, acquisendo tecnica ed esperienza. Dopo il congedo dal servizio militare, il 2 gennaio 1986, mi sono messo in proprio in questo laboratorio».

Recupero e riuso

In un’epoca dominata dalla logica dell’usa e getta, il mestiere del calzolaio rappresenta una scelta controcorrente. «Il nostro lavoro – spiega Scarponi – afferma la cultura della manutenzione e del riuso, principi alla base dell’economia circolare. Molti clienti affezionati hanno compreso che le scarpe non si portano dal calzolaio solo a fine vita, per un intervento “miracoloso”, ma periodicamente, per la manutenzione ordinaria».

Artigianato, presidio di qualità

La clientela è composta soprattutto da persone sopra i quarant’anni, consapevoli dell’utilità del servizio e dell’importanza di non gettare ciò che è ancora utilizzabile. Oggi i calzolai rimasti in città sono tre o quattro, eredi di una tradizione un tempo più diffusa. Per ampliare il giro d’affari, il laboratorio ha esteso gli interventi anche agli articoli di pelletteria.

«Ho sessant’anni e continuo con passione – conclude Scarponi –. Ho avuto la fortuna di fare un mestiere bello, che mi piace, educando mani, tecnica e mente per svolgerlo al meglio. Il traguardo dei quarant’anni è importante, ma non rappresenta un punto di arrivo». Un percorso professionale che testimonia come l’artigianato continui a essere presidio di qualità, sostenibilità e cultura del fare, valori che restano centrali per il tessuto economico e sociale del territorio.