Da Calabrina sulla tomba di san Francesco

La testimonianza di un pellegrinaggio che lascia il segno

Foto di gruppo di Marco Angelotti

Sono tanti i pellegrini che in questi giorni si recano ad Assisi per partecipare all’ostensione delle spoglie mortali di san Francesco, in corso nella basilica inferiore fino al 22 marzo, in occasione degli 800 anni delle morte del santo. Di seguito una testimonianza.

Caro direttore,

martedì 3 marzo anche 41 persone, molte dell’Unità parrocchiale centuriazione, sono partite dalla parrocchia di Calabrina, guidate dal gruppo di cucito “Le fettucce”, in pellegrinaggio per venerare le spoglie di san Francesco. Una giornata ad Assisi vissuta insieme, accompagnati da un bel sole, nelle visite in preghiera alla tomba di san Carlo Acutis (presso il Santuario della Spogliazione) poi verso la Basilica di Santa Chiara, dove alcuni sono riusciti a visitare all’interno il crocifisso di San Damiano e la cripta. Dopo un semplice pranzo al sacco, abbiamo fatto tappa alla Basilica superiore di San Francesco dove, tra gli stupendi affreschi di Giotto, abbiamo partecipato alla Messa con il nostro padre Cleophas, che ci ha accompagnato ad Assisi, che ha concelebrato.

Pellegrini nella Basilica superiore di Assisi (foto di Marco Angelotti)

La giornata si è conclusa con il momento tanto atteso presso la Basilica inferiore per la venerazione delle spoglie di san Francesco, a Ottocento anni dalla sua morte e in questo anno giubilare francescano indetto da papa Leone XIV. Nel libro del pellegrino che avevamo tra le mani, una domanda antica che davvero riguarda tutti: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”. E potremmo scoprire che la storia di ciascuno è già il luogo dove Dio sta preparando qualcosa di meraviglioso. Anche questa giornata vissuta assieme con tanta gratitudine tra tutti noi già è stato per me qualcosa di meraviglioso. Ripenso alle parole di san Francesco quando in punto di morte, dopo aver benedetto tutti i frati, presenti e assenti, con grande libertà disse: “Io ho fatto la mia parte, la vostra, Cristo ve la insegni”. Aiutaci e insegnaci però anche tu, Francesco, a vivere così e a portare questo seme nel mondo.

Fabiana Quaranta