Dall'Italia
Divieto social e smartphone per minori. Pellai: “Il limite è fondamentale, ma per farlo rispettare serve una legge”
Lo psicoterapeuta analizza l’impatto di smartphone e social sullo sviluppo di bambini e adolescenti, evidenziando effetti negativi su emozioni, apprendimento e relazioni. La necessità di regole più chiare, di un’educazione digitale consapevole e di un maggiore coinvolgimento degli adulti. Lo psicoterapeuta nei mesi scorsi ha tenuto un incontro a Cesena: il video
Salute mentale a rischio, apprendimento peggiorato, il virtuale che ha preso il posto della vita reale. Sono alcuni degli effetti dell’uso di social e smartphone dalla più tenera età
Social, giovani e rischi. Aumenta la consapevolezza
Social e ragazzi, sta crescendo la consapevolezza dei rischi. Ne parliamo con Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, autore con Barbara Tamborini del libro “Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo” (Mondadori, 2025), nel quale viene analizzato l’impatto del digitale sulla crescita emotiva, cognitiva e relazionale di bambini e adolescenti.
Lo psicoterapeuta Alberto Pellai nel novembre scorso a Palazzo Ghini di Cesena ha tenuto l’incontro dal titolo “Allenare alla vita”. Al link, il video dell’incontro.
Una ricerca di Demetra e Patti Digitali evidenzia che circa il 90 per cento degli italiani è favorevole a limitare l’uso di smartphone e social nei minori: come interpreta questo dato?
Il dato di fatto è che in molti ormai ci siamo resi conto che il limite è una dimensione fondamentale rispetto alla presenza di un minore nel mondo dei social. Però, definirlo e poi inserirlo all’interno della relazione educativa è molto complesso, molto faticoso proprio per la natura stessa dei social che in realtà sono architettati in modo tale che uno non percepisca quel limite. Quindi, gli italiani dicono che è importante che si metta un limite; probabilmente se diamo un limite per legge diventerà anche più facile poi far rispettare quel limite nella relazione educativa.
C’è oggi una distanza tra ciò che i genitori pensano e ciò che effettivamente fanno nella gestione dei dispositivi digitali?
Nell’esperienza clinica, si constata quotidianamente che i genitori sono in seria difficoltà e si sentono molto impotenti perché il mondo del scrolling infinito è qualcosa che loro vorrebbero regolare, vorrebbero limitare, vorrebbero far avvenire in modo diverso nella vita di un figlio, però poi non ci riescono.
Da dove nasce questa difficoltà?
Il fatto è che tutto ciò che accade nell’online spesso è regolato proprio dall’ingaggio dei funzionamenti dopaminergici del nostro cervello, cioè il nostro cervello nell’online produce dopamina e la dopamina è quel neurotrasmettitore che ci fornisce gratificazione istantanea, quindi ci fa stare nel qui e ora molto bene a costo energetico zero, ma poi ci dà anche il comando di non smettere di fare le cose che me la fanno produrre. È come avere un bambino sulla giostra: quel bambino non vorrà mai scendere. Farlo scendere dalla giostra impone al genitore di mettere limiti che al bambino non piacciono e spesso anche proprio di vedere un figlio che piange, un figlio che ti dice mamma cattiva, papà cattivo. Si tratta di tutte quelle esperienze faticose, dove si dicono i no che aiutano a crescere ma è più facile dire un “sì” che dire un “no”. Se poi questo “no” lo devi dire a un preadolescente che non ti dice mamma cattiva, papà cattivo, ma che ha crisi esplosive di rabbia, che ti dice parolacce, che magari bestemmia, un genitore si spaventa anche del genere di intervento limitativo che deve fare, vorrebbe non essere sempre lui quello che deve fare la parte così faticosa e antipatica e quindi chiede anche al sistema di collaborare con un progetto educativo in cui il limite è stato definito in modo chiaro e se definito in modo chiaro magari è più semplice sia rispettarlo sia farlo rispettare.
Quali sono, sulla base della sua esperienza clinica, i principali effetti dell’uso degli smartphone e dei social sullo sviluppo emotivo e cognitivo di bambini e adolescenti?
Il dato di fatto è che questo uso produce sregolazione emotiva, quindi una grande fatica a fare sì che il bambino impari a gestire i propri stati emotivi, produce un dilemma nel bambino costante tra il fare cose nel mondo online e il fare cose nel mondo reale, quindi quando tu proponi anche cose molto belle nel mondo reale al bambino che sta videogiocando potrebbe non essere interessato. Mi spiego: un bambino arriva al mare, ha in mano il suo tablet dove sta videogiocando, c’è il paradiso naturale dei bambini, ma può proprio essere che quel bambino in realtà resti seduto sulla sdraio e continui a fare lo stesso videogioco che avrebbe fatto nella sua cameretta. Questo è un esempio in cui noi abbiamo che il funzionamento è quello di un campo magnetico, il genitore anche che vuole propone cose belle al proprio figlio spesso si vede respinto dal figlio. Quest’ultimo in realtà non è che vuole fare cose brutte, ma non riesce a non fare le cose che gli vengono proposte dall’online.
C’è un impatto molto forte non solo nei funzionamenti emotivi, ma anche in quelli cognitivi.
La ricerca dice che anche nei bambini piccoli c’è una competenza linguistica diminuita e ritardi nello sviluppo del linguaggio, mentre negli adolescenti c’è invece una ridotta capacità di comprendere e di usare le parole del proprio vocabolario, poi c’è una deprivazione del sonno, c’è un isolamento sociale, ma dormire male e dormire poco significa sviluppare instabilità emotiva, andare a scuola ed apprendere molto peggio, sono effetti cioè pervasivi su tutte le funzioni e i compiti di sviluppo dei bambini e dei ragazzi.
Esiste un’età minima sotto la quale smartphone e social dovrebbero essere evitati del tutto?
Guardando tutto quello che è accaduto alla Generazione Z, oggi le indicazioni sono molto più restrittive e meno permissive di tutto quello che abbiamo fatto accadere negli ultimi 15 anni, perché lasciando accadere quello che è accaduto ahimè abbiamo visto che c’è stato un incremento di indicatori di malessere sia nell’area della salute fisica sia nell’area della salute mentale che si correla in modo significativo con l’intensità e la precocità dell’uso dei device digitali portatili. I pediatri, per esempio, consigliano di non possedere uno smartphone sotto i 13 anni compiuti e di non iscriversi a un social media se non si sono già compiuti 16 o addirittura 18 anni.